Emergenza sanità, oltre un sardo su dieci non ha un medico di base
Cagliari
In cinque anni quasi la metà dei professionisti ha abbandonato l’Isola. I dati dal Congresso regionale della SIMG e le proposte della Regione
Il 13% dei sardi non possono contare su un medico di base e devono affidarsi a misure straordinarie come gli Ascot. È quanto è emerso stamane – 17 ottobre – a Cagliari al Congresso regionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG).
A renderlo noto è la Regione Sardegna, che ha riportato i dati dell’ultimo rapporto Gimbe, a seguito della tavola rotonda istituzionale dedicata alle strategie per i nuovi modelli territoriali di assistenza, alla presenza della presidente e assessora regionale ad interim Alessandra Todde.
Al confronto hanno preso parte, tra gli altri, il presidente nazionale della SIMG Alessandro Rossi, il presidente emerito Claudio Cricelli e il presidente regionale Carlo Piredda.
Il report ha registrato che dal 2019 al 2024, più del 40% dei medici di medicina generale ha abbandonato l’Isola. Nonostante la contrattualizzazione di 130 nuovi medici di medicina generale negli ultimi due anni, le sedi carenti sono 561 – di cui 65 nell’Oristanese – e 222.871 sardi, ovvero circa il 13% della popolazione.
“Confrontandoci su temi specifici, come le Case di comunità e le sedi carenti, noi dobbiamo avere il vostro supporto a livello scientifico e organizzativo. Quindi la mia prima proposta, che vedremo di concretizzare, è quella di strutturare questo tipo di rapporto”, ha dichiarato la presidente Todde, che ha proposto il rafforzamento della collaborazione con i medici di base, per costruire un nuovo modello di assistenza territoriale, capace di rispondere alle esigenze dei cittadini e alle specificità geografiche e demografiche della Sardegna.
Nel corso del suo intervento, la presidente ha voluto rivolgere un ringraziamento particolare ai medici che hanno scelto di proseguire l’attività professionale oltre l’età prevista per il pensionamento: solo nel 2026, 56 professionisti “che avrebbero dovuto andare in pensione e che hanno deciso di rimanere in servizio, per continuare a dare il loro contributo”.
Sempre sul tema della carenza di personale la Regione ricorda l’introduzione nell’Accordo integrativo regionale incentivi economici per i medici che scelgono di operare nelle aree disagiate, con un contributo di 2.000 euro mensili per due anni, cui possono aggiungersi ulteriori 1.700 euro al mese per la partecipazione alle Aggregazioni funzionali territoriali (AFT).
La Presidente ha inoltre richiamato le nuove misure regionali per incentivare l’insediamento di residenti nell’Isola, con contributi fino a 30 mila euro per chi si trasferisce nei comuni fino a 3 mila abitanti e fino a 20 mila euro per chi sceglie centri più grandi. Interventi che possono contribuire anche ad attrarre nuovi professionisti sanitari nei territori maggiormente interessati dalla carenza di personale.
Un passaggio centrale dell’intervento ha riguardato il ruolo delle Case di comunità e l’applicazione del DM 77. Todde ha ribadito la scelta della Regione di privilegiare un modello fondato sulla volontarietà e sulla collaborazione con i medici di medicina generale, evitando che l’attivazione delle nuove strutture comporti un indebolimento dei servizi già presenti.
Per superare l’isolamento professionale che caratterizza l’attività nelle aree interne, la Regione ha l’obiettivo di costruire una rete di Case di comunità che offrano ai medici strumenti, competenze e servizi di supporto, e potenziare la telemedicina e le tecnologie digitali.
Sul tema della semplificazione burocratica, spesso lamentato dai camici bianchi, la presidente ha richiamato il lavoro avviato con le rappresentanze dei medici per la semplificazione delle procedure amministrative e la necessità di una maggiore integrazione tra servizi sanitari e sociali, distretti e Case di comunità.
“Il confronto con la categoria”, ha ricordato Todde, “ha già prodotto risultati concreti, a partire dall’Accordo integrativo regionale sottoscritto nel 2025, dopo tredici anni e dall’ultimo Accordo che introduce la figura dei medici di medicina generale nelle Case di Comunità.”
Sabato, 17 ottobre 2026
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