Trentino Alto Adige/Suedtirol

i Repair Café altoatesini fanno rete per la prima volta


BOLZANO. Riparare un elettrodomestico invece di comprarne uno nuovo, rimettere in funzione un computer destinato alla discarica, recuperare oggetti che sembravano ormai inutilizzabili. È la filosofia dei Repair Café, una realtà presente in Alto Adige da undici anni che sabato 17 ottobre ha celebrato la Giornata internazionale della riparazione con il primo incontro provinciale dei gruppi di volontari. L’appuntamento si è svolto al Fablab unibz di Bolzano, su iniziativa dell’OEW – Organizzazione per un mondo solidale, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra le diverse realtà e promuovere una cultura del riuso. Nel pomeriggio, 15 volontari hanno partecipato a un grande laboratorio aperto al pubblico, cercando di aggiustare insieme ai cittadini oggetti di uso quotidiano.

I Repair Café offrono gratuitamente la possibilità di tentare una riparazione, senza prenotazione e con l’assistenza di persone esperte. Non si tratta soltanto di ridurre i rifiuti e risparmiare risorse, ma anche di trasmettere competenze e creare occasioni di incontro tra generazioni. «È stato bello vedere la partecipazione di così tanti Repair Café. Sono arrivate anche due persone interessate ad avviare un nuovo gruppo», ha raccontato Verena Dariz, collaboratrice dell’OEW e organizzatrice dell’incontro. Durante la mattinata Giorgio Nesler ha sottolineato l’importanza di conservare le abilità manuali, mentre Ugo Vallauri, codirettore di The Restart Project, ha illustrato le battaglie europee per rendere i prodotti più facilmente riparabili.

Tra le esperienze raccontate, quella del Repair Café di Merano, considerato il primo in Italia e fondato nel 2015. Durante la pandemia, in collaborazione con il Comune, i volontari hanno recuperato 30 computer dismessi, mettendoli a disposizione di famiglie che non potevano permettersi un dispositivo per ogni figlio in età scolare. «Se cambiamo le nostre abitudini di consumo, anche il lavoro artigianale tornerà ad avere più valore», ha spiegato il fondatore Fabian Mayr. A Bolzano, invece, il Repair Café dello Spazio 77 è attivo da cinque anni. «Spesso è bastato smontare un oggetto, pulirlo e rimontarlo perché tornasse a funzionare», ha osservato la cofondatrice Corinna Lorenzi. Anche il gruppo di Bressanone, attivo da dieci anni, ha partecipato all’incontro, sottolineando il valore dello scambio di esperienze tra volontari.

Il confronto ha riguardato anche il diritto alla riparazione e gli ostacoli che ancora impediscono di recuperare molti prodotti: dispositivi difficili da aprire, ricambi costosi e istruzioni non disponibili. Le nuove disposizioni europee puntano a favorire la riparazione di determinate categorie di beni anche dopo la scadenza della garanzia legale. Ma, secondo i promotori, serve anche un maggiore sostegno istituzionale: la mozione provinciale 168/24, approvata nel 2025 a favore dei Repair Café, attende ancora attuazione. Intanto il Fablab unibz, come spiegato dalla responsabile Kathrin Kofler, valuta la possibilità di aprire in futuro un proprio Repair Café al pubblico. L’obiettivo condiviso dai partecipanti è ampliare la rete, coinvolgere nuovi volontari e convincere sempre più persone che un oggetto rotto non è necessariamente un oggetto da buttare.


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