Marche

«Electrolux, ogni ipotesi di chiusura a Cerreto d’Esi non verrà né discussa né accettata». Oggi l’assemblea, proseguono sciopero e presidio

FABRIANO Sindacati unanimi nel respingere il piano industriale con la chiusura del sito produttivo Electrolux di Cerreto d’Esi. Dopo la convocazione di lunedì al Mimit e in attesa della prossima, il 15 giugno, si attende un passo indietro della multinazionale. Oggi l’assemblea con i nazionali di Fim, Fiom e Uilm. Lo sciopero prosegue, il presidio pure.

L’analisi

«Quello presentato dalla multinazionale è un piano di dismissioni e non un piano industriale – dichiara la sindaca di Fabriano, Daniela Ghergo, al Mimit in rappresentanza dei sindaci del territorio – Dietro i freddi numeri presentati dalla società ci sono storie lavorative e personali di chi ha fatto crescere la produttività dell’azienda.

Qualsiasi ipotesi di chiusura non può essere nè discussa nè accettata perché rappresenterebbe l’epilogo del distretto dell’elettrodomestico che tanto ha dato alla storia».

I sindacati proseguono la battaglia per salvare fabbrica e posti di lavoro. «L’incontro al Ministero è stato fondamentale per la presa di posizione sindacale e soprattutto istituzionale – afferma Giampiero Santoni, Cisl Marche – C’è stato il rigetto di tutto il piano di Electrolux. Per il sito di Cerreto d’Esi è stato ancora una volta deludente e offensivo vedere le motivazioni commerciali dell’azienda che mirano alla chiusura dello stabilimento. Il summit – prosegue Santoni – non ha dato risposte e certezze, soprattutto per Cerreto d’Esi, dove rimane preoccupazione per il futuro. L’azienda non ha dichiarato di ritirare il piano industriale, ma ha preso tempo fino al 15 giugno e lì vedremo se ci sarà un cambio di rotta. La speranza – conclude – è che questi giorni posso permette di portare cambiamenti al piano industriale anziché mettere la parola fine a una storia lavorativa».

Dello stesso avviso Pierpaolo Pullini, Fiom Cgil: «Electrolux deve ritirare il piano che prevede 1.719 esuberi e la chiusura del sito di Cerreto d’Esi. A fronte della richiesta che abbiamo avanzato, l’azienda ha preso l’impegno, fino al 15 giugno, a non aprire azioni unilaterali, dallo spostamento delle produzioni ai licenziamenti. La crisi dell’elettrodomestico non è una questione di ora. Nel corso degli anni si è già proceduto alla riorganizzazione degli stabilimenti attraverso accordi sindacali, tanto che ora in molti siti si fanno gli straordinari e ci sono lavoratori precari. Ad oggi non c’è una situazione drammatica nè dal punto di vista dei conti finanziari nè da un punto di volumi produttivi. Non accetteremo mai – conclude Pullini – un piano che determinerebbe la fine dell’elettrodomestico nel nostro Paese».

L’unanimità

Dalla Uil è il segretario generale, Rocco Palombella, a prendere posizione. «Al Mimit siamo stati unanimi nel chiedere di ritirare il piano e di presentarne uno nuovo che non preveda chiusure e licenziamenti. Esortiamo la multinazionale a presentarsi, il 15 giugno, con un atteggiamento completamente differente. Altrimenti, crediamo che le vada chiesto, dal Governo, la restituzione di tutto ciò che ha ricevuto a titolo di incentivo pubblico negli ultimi anni».




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