così Benedetta Barbetti insegna la scherma
OSIMO La scherma, Osimo e l’Africa. Se all’apparenza queste tre parole sembrano slegate, in realtà il legame c’è. Partiamo dalla scherma: Osimo ha il Club Scherma La Misericordia, che da diversi anni forma diverse leve che si dedicano a questo sport. Tra queste in passato c’è stata Benedetta Barbetti: durante il suo percorso su pedana ha raggiunto diversi importanti traguardi, tra cui la vittoria al Trofeo Nostini, ovvero il campionato italiano, oltre a numerosi successi in diverse competizioni.
La scelta
Arrivato il momento di decidere sul proprio futuro, Benedetta ha scelto di dedicarsi principalmente agli studi, intraprendendo il percorso per diventare medico e oggi è al quinto anno di Medicina presso l’Università Statale di Milano.
Il terzo tassello della nostra storia è l’Africa: per puro caso nel 2024 Benedetta conosce la realtà di Afcic – Action for Children in Conflict – un’organizzazione non governativa keniana che dal 2003 si dedica alla difficile missione di recuperare, riabilitare e reintegrare nella società i bambini di strada. Questo fenomeno drammatico vede tanti giovani, anche molto piccoli, costretti a vivere per strada, esposti a criminalità e dipendenze. Questa realtà ha profondamente toccato Benedetta tanto che, dopo la sua prima esperienza nel 2025, ha deciso di tornare anche quest’anno portando con sé valigie piene di materiali da donare.
Tra i diversi articoli, ha incluso tre fioretti e due maschere gentilmente donati dal Club Scherma Osimo. Paul, Moses, Alimboru, Eric e Peter sono solo alcuni dei nomi dei bambini che hanno accolto quei fioretti con gioia e curiosità. Il materiale schermistico rimarrà in Kenya e, grazie alla disponibilità e all’entusiasmo dei responsabili del centro, i bambini potranno continuare a partecipare alle lezioni anche ora che Benedetta è tornata in Italia. Un modo per dare la speranza e un futuro migliore, attraverso lo sport, a questi bambini che non hanno la fortuna dei loro coetanei.
«Per me questa esperienza è stato il raggiungimento di un sogno – racconta Benedetta -. Dopo aver letto Gino Strada da quel momento in poi ho capito che qualsiasi cosa avrei fatto da medico, sarei andata in Africa in zone di guerra. Dopo tre anni di università ho scoperto la realtà di Afcic. Per me andare lì è stato ovviamente uno choc perché è una realtà cruda ma vedi anche l’impegno dello staff sia italiano che keniota nel cercare di offrire quanto più possibile a questi ragazzi un futuro. L’anno scorso ho conosciuto intorno ai 35 bambini, quest’anno ne ho conosciuti altrettanti e per me sono tutti piccoli fratellini».




