Basilicata

Processo Gotha, il silenzio degli assolti

Reggio Calabria, processo Gotha, assolti in appello don Pino Strangio, Paolo Romeo e altri imputati. Silenzio dopo la sentenza, il pianto di don Pino Strangio. Il racconto tra tensione, attesa e ritorno alla quotidianità.


REGGIO CALABRIA – Molti degli imputati del processo Gotha usciti assolti dal processo di appello, concluso con la sentenza dell’altro ieri, lunedì 25 maggio 2026, hanno preferito non rilasciare dichiarazioni. C’è chi ha ritenuto di doversi il più possibile isolare, per ricaricare le pile e ritrovare una quotidianità, fatta di abitudini semplici. È il caso di don Pino Strangio, già rettore del Santuario di Polsi, attualmente parroco a Careri, paesino dell’entroterra di Bovalino, nella Locride. Don Pino la sera di lunedì ha raggiunto la sua parrocchia e molto probabilmente li ha trascorso la notte. Ieri mattina, martedì 25 maggio 2026, nonostante i tentativi di contattarlo, ha fatto sapere che ha scelto di non commentare e di volere osservare, almeno per il momento, il silenzio. Ha fatto solo filtrare, attraverso un congiunto, questo suo stato d’animo. Anche il telefono cellulare è rimasto spento per un po’ di tempo.

PROCESSO GOTHA, IL PIANTO DOPO LA SENTENZA E IL SILENZIO DI DON PINO STRANGIO

Sabato mattina, 23 maggio 2026, era tra i sacerdoti, in Cattedrale a Locri, in occasione dell’annuncio del nome del successore del vescovo Oliva, Monsignor Cesare Di Pietro. Don Pino è apparso, come sempre, cortese e gioviale, ha fatto anche le foto a conclusione dell’evento, ma la tensione emotiva deve essere stata notevole in un fine settimana, che è stato di attesa e speranza. Alla lettura della sentenza, che lo ha mandato assolto, ha scaricato l’adrenalina con un pianto liberatorio. Nessun cedimento alla platealità, solo un momento di forte intensità, che ha voluto subito contenere. Poi il rientro nell’Alto Jonio Tirreno, a Careri, appunto, ultima destinazione, in ordine di tempo.

GOTHA, ANCHE L’EX DEPUTATO PAOLO ROMEO SCEGLIE IL SILENZIO

Nessuna dichiarazione da parte dell’ex deputato Paolo Romeo, assolto, dopo la condanna in primo grado a 25 anni di reclusione. Romeo veniva indicato, dopo avere scontato la condanna derivata da un precedente processo, l’ “Olimpia”, come il promotore di una struttura sovraordinata. Una vera e propria cupola, secondo l’accusa adesso caduta, che avrebbe messo allo stesso tavolo di potere leader politici, professionisti, dirigenti pubblici ed esponenti dei più potenti clan di ‘ndrangheta. L’assoluzione è stata accompagnata dalla formula “il fatto non sussiste”, quella stessa che aveva accompagnato l’assoluzione di Antonio Caridi- confermata dalla sentenza di lunedì – anche nel processo di primo grado.

LA SODDISFAZIONE DELLA DIFESA

Ieri mattina, martedì 25 maggio 2026, abbiamo contattato nuovamente l’avvocato Carlo Morace, che ha assistito insieme ad altri colleghi, sia Paolo Romeo, sia Antonio Caridi. A proposito di quest’ultimo abbiamo chiesto se l’ex senatore fosse disponibile per una chiacchierata, ma la possibilità è condizionata, legittimamente, ad una eventuale e, comunque, non immediata disponibilità. Sempre a proposito dell’ex senatore reggino, Morace e il codifensore Valerio Spigarelli, avevano in una nota ufficiale manifestato soddisfazione per il risultato giudiziario e nel contempo espresso amarezza per il percorso di sofferenza – ci sono anche due anni di custodia cautelare da considerare – che il suo assistito aveva patito. Espresso, anche, disappunto per la veloce autorizzazione a procedere concessa dal Senato della Repubblica: «La sentenza restituisce a Caridi l’onore, ma non leva la macchia che nella storia parlamentare di questo paese ha lasciato», avevano dichiarato nero su bianco i due legali.

PROCESSO GOTHA, IL CASO ALBERTO SARRA

Un discorso a parte va fatto per Alberto Sarra. L’ex consigliere regionale e già sottosegretario della giunta calabrese, è scomparso un mese fa per le complicazioni, sopraggiunte improvvisamente, di una patologia che lo aveva tormentato negli ultimi anni. Sarra è stato assolto perchè il fatto non sussiste. I suoi difensori, Pino Nardo, Francesco Calabrese e Danilo Sarra, quest’ultimo fratello del politico, avevano chiesto che la sentenza si pronunciasse nel merito e che non venisse dichiarato estinto il reato per l’avvenuto decesso. «Alberto era convinto della sua innocenza e della sua assoluzione. Dispiace a me e a tutti noi familiari che non abbia potuto gioire quando era ancora in vita. Sarebbe bastato poco e sarebbe stata una consolazione».

LE PAROLE DEL FRATELLO, FABIO SARRA

Sono le prime parole pronunciate ad inizio sera dall’avvocato Fabio Sarra, fratello di Alberto, che il L’Altravoce-Il Quotidiano del Sud ha raggiunto telefonicamente. Il professionista ha appena finito di partecipare alla Messa di Trigesimo, in memoria del congiunto. Sarra spiega quanto fosse doveroso che come famiglia, attraverso il collegio di difesa, si chiedesse un pronunciamento nel merito.

«ALBERTO ERA CERTISSIMO DI DIMOSTRARE LA SUA LINEARITÀ DI CONDOTTA»

«Avevamo concrete speranze che ciò avvenisse. Certo, abbiamo corso anche un rischio ma, ribadisco, Alberto aveva studiato dettagliatamente il fascicolo e conosceva i contesti che avevano portato al suo coinvolgimento. Era certissimo di dimostrare la sua assoluta linearità di condotta. Anche alcune precedenti sentenze delle Cassazione avevano autorizzato questa idea, ma mio fratello era convinto, anche da brillante studioso quale è sempre stato, che proprio la Corte di Appello avrebbe pronunciato la parola assoluzione. Non vorrei risultare blasfemo, ma avrei voluto che il cuore gli scoppiasse per la gioia e non per il male e l’inferno che ha subìto».


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