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Educazione sessuo-affettiva a scuola, referendum contro la legge Valditara: oltre 105mila firme in una settimana

Sono 106.278 le firme raccolte al 12 agosto sulla piattaforma online del ministero della Giustizia per il referendum abrogativo della legge n. 104 del 2026. La raccolta, partita il 6 agosto, ha raggiunto in sei giorni oltre il 22% delle 500mila sottoscrizioni necessarie.

La legge, intitolata “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”, è entrata in vigore il 7 luglio ed è già al centro di una mobilitazione significativa. Il quesito referendario chiede la cancellazione integrale della norma.

L’iniziativa è promossa dal Comitato “Sì educazione affettiva nelle scuole”, tra i cui portavoce figurano Fabrizio Marrazzo e Marina Zela.

L’annuncio della raccolta è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 29 luglio.

I contenuti della legge e le posizioni delle parti

La legge n. 104 del 2026 introduce il consenso informato preventivo dei genitori per le attività scolastiche che riguardano, nella formulazione utilizzata dal legislatore, “temi attinenti all’ambito della sessualità”.

Per gli studenti minorenni è prevista la possibilità di visionare in anticipo i materiali utilizzati. Per determinate attività extracurricolari il consenso deve essere scritto e richiesto almeno sette giorni prima, con indicazione di contenuti, finalità, modalità ed eventuali esperti esterni. Gli studenti per i quali non viene prestato il consenso non partecipano alle attività; in alcuni casi la scuola deve predisporre un percorso alternativo. Durante le attività è garantita la presenza di un docente.

Per la scuola dell’infanzia e primaria, la legge esclude le attività didattiche e progettuali aventi per oggetto temi attinenti alla sessualità, salve restando le Indicazioni nazionali. Il governo ha difeso il provvedimento come strumento per tutelare il ruolo educativo delle famiglie.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha ribadito che gli aspetti biologici della sessualità continuano a essere affrontati nell’ambito delle discipline scientifiche. I promotori del referendum sostengono che il sistema del consenso preventivo rischi di frammentare le classi e rendere più difficile costruire percorsi continuativi.

Un’eventuale abrogazione non introdurrebbe automaticamente una materia obbligatoria nazionale chiamata “educazione affettiva e sessuale”, ma eliminerebbe la disciplina speciale, lasciando alle scuole la possibilità di organizzare le attività nel quadro dell’autonomia scolastica e del Piano triennale dell’offerta formativa.

Per la prosecuzione del percorso referendario sono necessarie 500mila sottoscrizioni. Seguiranno i controlli previsti dall’ordinamento, prima in Cassazione e quindi davanti alla Corte Costituzionale per il giudizio di ammissibilità.


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