Veneto

è una questione di equilibrio democratico»


La notizia rimbalzata nelle ultime ore che il sindaco di Padova Sergio Giordani potrebbe tornare in corsa per il terzo mandato di primo cittadino all’ombra del Santo ha scatenato inevitabili reazioni. C’è chi ovviamente sarebbe entusiasta di questa possibilità e chi storce il naso. Luigi Tarzia, capogruppo Udc in consiglio comunale a Padova ha dichiarato: «Non sappiamo ancora cosa deciderà il legislatore. Ma se proprio devo dare un consiglio al mio segretario nazionale Antonio De Poli, sulla base dei nove anni di esperienza maturati in consiglio comunale a Padova, dico semplicemente questo: la norma non va cambiata. Il terzo mandato per i sindaci delle grandi città come Padova deve rimanere escluso. Non è una questione personale. È una questione di equilibrio democratico. Un sindaco di una grande città dispone di un potere politico e amministrativo enorme, gestisce risorse economiche importanti e può incidere per molti anni sulla struttura amministrativa del Comune, sulle società partecipate, sulle nomine e sulle scelte strategiche della città. Il limite dei due mandati serve proprio a evitare la cristallizzazione del potere e a garantire, dopo un periodo sufficientemente lungo, la possibilità di un ricambio».

Il pensiero di Tarzia è così proseguito: «Padova, dopo dieci anni, merita di poter scegliere liberamente una nuova classe dirigente. Lo avevo detto già l’8 agosto dello scorso anno su Padova Oggi, replicando all’intervista del sindaco al Corriere del Veneto: con tutti i problemi che Padova deve affrontare – tram, sicurezza, decoro, zona rossa, comparto stazione, rapporti con Prefettura e Questura, consumo di suolo, taglio degli alberi, patrimonio abitativo pubblico, spese fuori controllo sulla curva, commercio e negozi di vicinato, alta velocità, futuro della Fiera e di Interporto – sarebbe stato più utile concentrarsi sull’oggi “stare sul pezzo” anziché sulle strategie politiche future. È un anno che si parla di strategie elettorali. E oggi il tema è ancora più evidente».

Il consigliere Udc si è poi tolto un sassolino dalla scarpa: «All’inizio della sua esperienza amministrativa, Giordani parlava di un impegno civico per una sola consiliatura. Dopo due mandati, invece, si discute della possibilità di un terzo mandato, di una lista collegata al suo nome e persino dell’ipotesi di una sua candidatura a consigliere comunale. Non spetta a me giudicare le aspirazioni personali di nessuno. Ma una cosa spetta alla politica: difendere regole che valgano per tutti. Perché quando si ricopre per dieci anni un ruolo così importante e prestigioso, dovrebbe prevalere uno stile istituzionale capace di distinguere l’interesse personale dall’interesse della città. E poi ci sono le scelte amministrative. Penso, ad esempio, ad alcuni incarichi e nomine prorogati o confermati oltre la scadenza naturale dell’attuale mandato, con effetti che rischiano di andare a incidere anche sulla prossima amministrazione. Su questo saremo molto chiari – ha concluso – chi vincerà nel 2027 dovrà avere piena libertà di scegliere la propria squadra e i propri collaboratori, nel rispetto della legge e delle prerogative che spettano alla nuova amministrazione. Se nel 2027 toccherà a noi amministrare Padova, chiederemo quindi una ricognizione puntuale di tutti gli incarichi e delle nomine ancora in essere, valutandoli uno per uno secondo criteri di legge, competenza e opportunità amministrativa».


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