Due bambini presi da casa e portati in un centro protetto da servizi sociali e carabinieri

Il tribunale dei minori di Firenze ha disposto l’allontanamento di due bambini dalla casa in cui vivevano con i genitori in provincia di Arezzo. L’episodio risale allo scorso ottobre ed è avvenuto in nel comune di Caprese di Michelangelo.
L’intervento, coordinato da parte dei Servizi sociali dell’Unione montana dei comuni della Valtiberina Toscana e dei carabinieri del comando provinciale aretino, è arrivato a seguito di mesi e mesi di tentativi da parte delle autorità di mettersi in contatto con i familiari dei due piccoli, che sono stati nel frattempo trasferiti in una comunità protetta (ma con la possibilità di essere seguiti all’interno della struttura da parte della madre).
Niente scuola né vaccini
La decisione del tribunale risalirebbe al mancato assolvimento degli obblighi sanitari e di istruzione da parte dei genitori nei confronti dei due minori. Un caso risalente allo scorso ottobre, quando, intorno a mezzogiorno del giorno 16, c’è stata la presa in carico dei minorenni da parte del personale dei servizi sociali.
Il caso diventa show in tv
I dettagli sono emersi nelle ultime ore: in particolare dopo la diffusione, nelle scorse settimane, di appelli pubblici da parte di una comunità spirituale molto particolare (che non riconoscerebbe l’autorità costituita, ad esempio) di cui la famiglia dei due bambini fa parte. La trasmissione Fuori dal Coro ha ripreso l’argomento, dando voce ai genitori, una coppia di persone originarie da fuori regione. Il padre è nativo del Trentino Alto Adige, la madre è bielorussa. Ci sono anche immagini del giorno dell’arrivo di servizi sociali e forze dell’ordine, diffuse da questa comunità e che usa toni molto forti, parlando di “rapimento”. Queste immagini sono al centro del servizio della trasmissione di Rete4 condotta da Mario Giordano. “Ci hanno ucciso, siamo distrutti. Che male abbiamo fatto?”, hanno detto i coniugi in tv.
Poche analogie con la famiglia nel bosco
Secondo il tribunale però la situazione sarebbe invece preoccupante: i bambini non avrebbero finora ricevuto l’istruzione che spettava loro. L’insegnamento domestico o parentale (quello fatto in casa e non a scuola), infatti, prevede comunque delle regole. Secondo le autorità non sarebbe stata attivata una reale procedura di istruzione parentale e sarebbero mancate le verifiche periodiche. Non solo: gravissime sarebbero le carenze sanitarie: i genitori non avrebbero ottemperato alle vaccinazioni obbligatorie previste per i figli. Una situazione che è stata paragonata a quella della “famiglia nel bosco” in provincia di Chieti. In realtà, i casi sono abbastanza diversi.
Nel caso di Caprese non ci sarebbero carenze strutturali dell’abitazione, che non è né particolarmente isolata, né fatiscente. Tutt’altro. Si tratterebbe di una villetta di pregio con ottimi servizi, recintata e dotata di un impianto di sorveglianza.
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