Dopo il Jova Summer Party, meno polemiche e più metodo
In questi giorni ho letto molte dichiarazioni sull’annullamento del Jova Summer Party di Barletta. Accuse, repliche, richieste di responsabilità, giudizi sull’Amministrazione, sugli organizzatori, sulla stampa. Credo che, arrivati a questo punto, Barletta abbia bisogno soprattutto di una cosa: metodo.
Nelle aziende, quando accade qualcosa di grave, esiste un modo molto semplice di affrontare i problemi. Prima si fotografa ciò che è accaduto. Poi si mettono attorno a un tavolo le parti interessate. Infine si assumono decisioni affinché quello stesso problema non si ripeta. È un modello che potremmo sintetizzare in 1-2-3.
1. Fotografare ciò che è accaduto
Partiamo da un dato sul quale credo sia inutile dividersi. Abbiamo fatto una figuraccia. Lo dico senza attribuire colpe e senza emettere sentenze, perché l’accertamento delle responsabilità compete ad altri e dovrà avvenire nelle sedi appropriate. Ma il risultato è sotto gli occhi di tutti: oltre trentamila persone attendevano un grande evento a Barletta. Molte avevano acquistato un biglietto, organizzato un viaggio, prenotato alberghi e ristoranti, programmato una giornata o un fine settimana nella nostra città. L’evento è stato annullato a pochi giorni dal suo svolgimento. Questa è la fotografia. Non serve né ingrandirla né rimpicciolirla. E soprattutto non serve trasformarla in una guerra tra barlettani.
2. Mettere intorno a un tavolo le parti interessate
Dopo avere fotografato un problema, nelle aziende facciamo una cosa molto semplice: convochiamo tutte le persone coinvolte nel processo. Amministrazione comunale, enti competenti, proprietari delle aree, organizzatori, tecnici, autorità preposte alla sicurezza e alla tutela ambientale. Non per chiedere: “Di chi è la colpa?” Ma per porre una domanda molto più utile: “Che cosa dobbiamo cambiare perché una situazione del genere non possa ripetersi?” Le eventuali responsabilità amministrative, politiche, tecniche o di altra natura seguiranno il loro percorso e saranno esaminate da chi ha titolo e competenza per farlo. Il compito della politica, invece, dovrebbe essere anche quello di imparare dall’accaduto e preparare il futuro. Guardare continuamente nello specchietto retrovisore non ci aiuterà a organizzare il prossimo grande evento.
3. Decidere e attrezzare Barletta per i grandi eventi
Ed eccoci al punto decisivo. Nelle nostre aziende, dopo l’analisi, arriva la determinazione del Consiglio di amministrazione. In un Comune deve arrivare la determinazione degli amministratori. Se Barletta vuole ospitare grandi manifestazioni, concerti e appuntamenti capaci di richiamare decine di migliaia di persone, deve attrezzarsi stabilmente per farlo. Non possiamo ricominciare ogni volta da zero. Occorre individuare responsabilità chiare, delegati competenti, procedure, tempi, aree preventivamente verificate, interlocutori definiti e una struttura capace di accompagnare l’organizzazione di un grande evento dall’idea iniziale fino all’apertura dei cancelli. Una sorta di cabina permanente per i grandi eventi, con un metodo preciso e una checklist che stabilisca chi deve fare cosa e soprattutto entro quando. Ambiente, sicurezza, viabilità, autorizzazioni, proprietà e disponibilità delle aree, servizi sanitari, accoglienza, trasporti, comunicazione: tutto deve essere affrontato mesi prima, non quando migliaia di persone hanno già acquistato un biglietto. Questo sarebbe il vero insegnamento da trarre da quanto accaduto.
Non cerchiamo un nemico. Costruiamo una soluzione.
Capisco che la politica abbia il diritto e anche il dovere di discutere delle responsabilità. Lo faccia. Lo faccia in Consiglio comunale, nelle commissioni, attraverso gli atti amministrativi e in tutte le sedi competenti. Ma sarebbe un errore se Barletta consumasse le proprie energie soltanto nella ricerca di qualcuno contro cui puntare il dito. E sarebbe altrettanto sbagliato trasformare giornalisti, amministratori, tecnici o cittadini in tifoserie contrapposte. Una città cresce quando, dopo un errore, riesce a costruire una procedura migliore. Per questo proporrei una cosa molto semplice.
Uno: fotografiamo ciò che è successo.
Due: discutiamone con tutte le parti interessate.
Tre: decidiamo che cosa fare perché non succeda mai più.
È un metodo aziendale elementare. Forse proprio per questo potrebbe essere molto utile anche alla nostra Amministrazione. Perché oggi il problema non è soltanto capire cosa sia accaduto al Jova Summer Party. Il problema vero è decidere se, alla prossima grande occasione, Barletta vorrà arrivare preparata. Io credo che sia questa la discussione che vale la pena cominciare.
Aldo Musti

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