la Cassazione dà ragione alla procura di Genova

Genova. Il microchip è fondamentale per garantire l’autenticità di una carta d’identità elettronica, e in caso di assenza il proprietario è passibile di denuncia di falso. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con una sentenza che mette un punto a un caso partito proprio da Genova grazie alle indagini del procuratore aggiunto Federico Manotti.
Un passo indietro: ad aprile scorso il tribunale del Riesame di Genova aveva annullato il sequestro di un documento da parte dei carabinieri a un cittadino straniero di 18 anni perché privo del microchip contactless integrato. Il giovane, che era stato convocato in caserma dopo il ritrovamento del documento, aveva spiegato, tramite il suo avvocato che il documento si era deteriorato e per questo il chip era assente. I giudici del Riesame gli avevano dato ragione, ritenendo che se sulla carta d’identità compaiono i dati della persona cui appartiene il chip sarebbe di fatto secondario.
La procura aveva presentato ricorso in Cassazione sottolineando invece che “all’interno del microchip sono memorizzati in maniera sicura i dati personali e biometrici del titolare nonché le informazioni che ne consentono l’identificazione online”. E avevo puntato i fari su un nuovo tipo di truffa digitale, in cui il microchip delle carte d’identità elettroniche viene rimosso e sottratto o dietro compenso al proprietario oppure approfittando della sua distrazione per creare nuovi documenti falsi da rivendere sul mercato illegale, o ancora per aprire conti correnti o sottoscrivere contratti fraudolenti eludendo i controlli biometrici.
La Cassazione ha dato ragione alla procura: rimuovere il microchip da una carta d’identità elettronica «comporta un’alterazione della stessa», in quanto il chip è «elemento essenziale» del documento, visto che contiene elementi identificativi fondamentali.




