dopo i lavori tornano trotto e galoppo
Dove un tempo regnava un contenzioso milionario, che pareva destinato a paralizzare uno dei templi storici dello sport italiano, tra pochi giorni tornerà a risuonare il galoppare dei cavalli.
L’Ippodromo delle Capannelle risorge dalle proprie ceneri e si appresta a riaprire ufficialmente i battenti il prossimo 4 settembre, data fissa per la ripartenza delle competizioni ufficiali di trotto e galoppo.
Un traguardo che fino a poco tempo fa sembrava una chimera e che oggi trova conferma nei numeri di un cantiere d’urgenza imponente, condotto dai tecnici di Roma Capitale in stretta sinergia con la società in-house Zètema.
A mettere il sigillo su un’operazione che ha il sapore della rivalsa politica e cittadina è stato l’assessore capitolino ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda, Alessandro Onorato.
Ai microfoni de Il Messaggero, il delegato della giunta guidata da Roberto Gualtieri ha espresso profonda soddisfazione per il traguardo raggiunto, descrivendo l’intervento come una «sfida complessa ma doverosa per restituire decoro e legalità a un bene pubblico strategico».
Cinquecento metri cubi di tufo e 81mila metri quadri di verde: la metamorfosi dell’impianto
I lavori condotti a ritmi serrati durante la stagione estiva hanno trasformato il volto dell’impianto di via Appia Nuova.
Non si è trattato di un semplice maquillage di facciata, ma di una rigenerazione strutturale che ha interessato tanto gli spazi di accoglienza quanto il cuore pulsante dell’attività agonistica:
Piste e terreni da gara: la pista principale in erba è stata interamente riseminata per un’estensione complessiva di 81.000 metri quadrati; il tracciato dedicato all’allenamento ha visto la stesura di nuovo materiale trasportato da oltre 92 autocarri, mentre per la pista da trotto sono stati impiegati 500 metri cubi di tufo rosso e 400 metri cubi di lapillo, essenziali per garantire la perfetta elasticità e sicurezza del fondo per gli zoccoli dei cavalli.

Fabbricati e accoglienza: interventi di restauro murario hanno interessato le strutture interne, consentendo la riorganizzazione delle aree comuni e il completo restyling della storica club house.
L’idoneità dell’impianto è arrivata al termine di un accurato sopralluogo tecnico effettuato dai funzionari del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf), che hanno formalmente validato gli interventi eseguiti certificandone la piena conformità agli standard nazionali.
L’affondo di Onorato: “Sanata una voragine da 20 milioni di euro”
Dietro la festa per la ripartenza, tuttavia, l’assessore Onorato non nasconde la radice politica di uno scontro lungo vent’anni, legato alla controversa gestione dell’ex concessionario e a un contenzioso economico pendente che ha gravato a lungo sulle casse comunali:
«Abbiamo mantenuto la parola data alla città — ha scandito Onorato —. A chi si domanda per quale motivo un intervento di questa portata non sia stato realizzato prima, rispondo che bisognerebbe chiederlo a chi ci ha preceduto alla guida della Capitale. Con determinazione e trasparenza abbiamo messo fine a un’anomalia durata più di vent’anni, durante la quale il precedente gestore aveva accumulato un debito verso l’amministrazione superiore ai 20 milioni di euro».
Un plauso finale è stato rivolto dal delegato capitolino al sindaco Roberto Gualtieri e al direttore generale Albino Ruberti, che hanno sostenuto con convinzione il piano di recupero dell’impianto superando lo scetticismo iniziale.
Il taglio del nastro del 4 settembre si prospetta così come l’atto di nascita di un nuovo corso gestoriale, fondato sull’efficienza delle strutture e sulla fruibilità pubblica di un patrimonio restituito ai romani.
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