Dietro le torture sui ragazzini a Casal del Marmo una responsabilità politica e istituzionale
Era il luglio 2025 quando mandammo alla Procura di Roma il nostro esposto che parlava di presunte gravissime violenze avvenute ai danni di ragazzini reclusi nel carcere minorile romano di Casal del Marmo. Antigone era stata raggiunta da varie segnalazioni che andavano tutte nella medesima direzione: dietro quelle mura l’abuso di potere e la violenza erano strumenti di cui si serviva con regolarità un gruppo di poliziotti penitenziari nell’esercizio delle proprie funzioni. Inviammo la medesima nota anche ai vertici del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, che su questa base presentò a propria volta una denuncia.
Le dodici giovanissime presunte vittime sono tutte straniere, e questo non è un caso. La parte più debole delle nostre galere, quasi sempre minori stranieri non accompagnati. Dieci agenti sono accusati di tortura nei loro confronti. Tre di loro sono stati sospesi dal servizio per un anno. Il giudice per le indagini preliminari ha basato la propria decisione su una serie di testimonianze che restituiscono il quadro dello schifo di cui stiamo parlando, quello ad esempio di persone adulte, pubblici funzionari, intente a minacciare con le forbici le parti intime di bambini o poco più, mentre questi piangono e pregano di fermarsi.
Il Dipartimento ha dunque unito la propria voce alla nostra denuncia. E un altro esposto è partito dalla Garante comunale, che ha giocato un ruolo fondamentale. Ma la vicenda di Casal del Marmo, che segue quella relativa all’Ipm Beccaria di Milano, non può essere affrontata solamente come una vicenda giudiziaria. C’è di più, molto di più. C’è un problema culturale profondo quando chi dovrebbe agire nel nome della collettività si sente legittimato a calpestare la dignità di ragazzini già provati da esperienze tragiche di vita, segnati da percorsi migratori difficili, da abbandono e torture nel paese di origine.
C’è una responsabilità politica e istituzionale che ha portato alla situazione attuale e che deve essere affrontata, certamente, intervenendo sulle condizioni di lavoro degli operatori, sulla formazione, sui meccanismi di controllo, ma prima di tutto sulla cultura della pena che, a partire dalle riforme introdotto dal governo Meloni, ha trasformato la giustizia minorile in un sistema carcerocentrico, vendicativo e repressivo.
Antigone si costituirà parte civile nel procedimento penale. Auspichiamo che lo facciano anche il Governo, il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, quello per l’infanzia e l’adolescenza, il Sindaco di Roma. Auspichiamo inoltre che le forze di opposizione vogliano smarcarsi con forza dalla retorica che, in assenza di seri supporti statistici, sempre più ha preso piede negli ultimi anni sull’emergenza degli adolescenti criminali. Retorica che nasconde uno dei tanti diversivi utilizzati per distrarre dai veri problemi del paese e giustificare strette illiberali.
Ben lo hanno compreso i circa 500 esperti – tra magistrati minorili, avvocati, operatori, assistenti sociali, educatori, accademici, ricercatori, organizzazioni di società civile – che sono accorsi per partecipare agli Stati Generali della Giustizia Minorile promossi da Antigone insieme a Defence for Children Italia e Libera. Una voce forte, che con forza sta esprimendo la propria preoccupazione su una giustizia in crisi di identità. Gli Stati Generali rappresentano oggi un patrimonio di analisi e proposte che non può essere ignorato. Il 26 novembre, a Roma, presenteremo i risultati di questa grande elaborazione collettiva, che ci auguriamo diventino prospettiva di governo. Li metteremo a disposizione di un percorso riformatore che, come i fatti di Casal del Marmo ci mostrano potentemente, non è più rimandabile.
Se il procedimento confermerà quanto ipotizzato dalla Procura, stiamo parlando – diciamolo ancora una volta per ricordarlo a noi stessi, con tutta la fatica di superare lo stupore – di torture subite dai corpi e le anime di ragazzini adolescenti.
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