Trentino Alto Adige/Suedtirol

Daniele Da Re, il bolzanino maestro calzolaio da 40 anni – Bolzano



BOLZANO. Mestiere antico quello del calzolaio; uno dei pochi che sarà sempre manuale e che difficilmente sarà sostituito dall’intelligenza artificiale. Da 40 anni, Daniele Da Re lo pratica a Bolzano, da quando ha cominciato ad aggiustare scarpe, cinte e borse prima in un supermercato, poi in una bottega in via Resia e, da 17 anni, in quella di via Bari. Antico ma anche ecologico come mestiere, basti pensare alle migliaia tra scarpe e borse aggiustate da Da Re che hanno ritardato, se non evitato per anni, il loro ingresso in discarica. 
Una storia lunga da raccontare, che comincia quando giovanissimo, con la passione di aggiustare le cose, a 20 anni lascia l’officina meccanica a cui sembrava essere destinato. Abbandona il ferro, le viti e i bulloni per impugnare pinze, forbici, spalmare colla e cucire oggetti fatti in pelle, legno e cuoio.

Il Maestro

«Ho cominciato in un supermercato in via Resia “sotto” il calzolaio Arturo De Prezzo che all’epoca era anche un pugile – ricorda Da Re -. Nel supermercato la gente lasciava le scarpe e noi le aggiustavamo nel tempo in cui faceva la spesa». Altri tempi e altre necessità, quando le scarpe venivano risuolate e sistemate più volte per durare anni. «De Prezzo mi ha insegnato le basi del mestiere. Prediligeva il servizio di “tacco svelto”, quello che prevedeva soltanto la sistemazione dei tacchi e delle suole. Si impiegava poco tempo ed era redditizio. A me, però, piaceva anche fare altri lavori più complessi, come aggiustare borse e cinture ma serviva più tempo».

Da 30 anni con le stesse scarpe

A 22 anni Da Re decide di mettersi in proprio. «Ho aperto una piccola bottega in via Resia – ricorda -. Lo stesso Da Prezzo mi ha incoraggiato nel grande passo e mi ha anche venduto i primi strumenti». Un locale fatto di poche cose. «Ricordo che avevo alcune mensole, un bancone di fortuna ma, in più di 20 anni in quel locale, ho creato uno zoccolo duro di clienti che ancora oggi mantengo anche dopo essermi trasferito, 16 anni fa, nella bottega di via Bari». E tra i suoi clienti ce ne è uno particolare: «Da 30 anni mi porta ad aggiustare lo stesso paio di scarpe. Adesso viene accompagnato dalla badante e non rinuncia a quelle calzature che gli ho venduto io quando tentai di fare anche il commerciante». Esperienza da venditore che, però, «è finita quasi subito – ammette l’artigiano – Troppa concorrenza e poi c’è internet che non dà tregua».

Premiato dall’Alto Adige

Una carriera, quella di Da Re, che “incrocia” il quotidiano Alto Adige nel 2000, quando si classifica 20esimo nel concorso provinciale “Il personaggio dell’anno”. I lettori indicavano nei tagliandi pubblicati sul giornale, il personaggio altoatesino da premiare. Lo votarono 5.300 bolzanini. La sua passione è aggiustare le cose che le persone sono pronte a buttare. «La settimana scorsa una donna mi ha portato un paio di stivaletti pagati 300 euro. Diceva che li metteva mal volentieri perché era difficile calzarli, ma io – dice orgoglioso – ho tagliato la fascia elastica al centro e l’ho sostituita con una cerniera. Quando glieli ho consegnati, li ha provati e non riusciva a crederci». Durante l’intervista entrano ed escono clienti. «Puoi fare qualcosa? Mia moglie tiene a questa borsa. È un regalo che le hanno fatto tanto tempo fa», racconta un signore che mostra l’accessorio da donna in pelle con una scucitura. Il calzolaio guarda l’oggetto e sentenzia con competenza: «Ricuciamo qui e rinforziamo in questo punto. Bastano 5 euro ma mi servono due giorni». Il cliente esce soddisfatto.

La qualità scadente dei materiali

Il limite vero nell’aggiustare le cose sta nella qualità dei materiali di cui sono fatte. «Sono diventati troppo scadenti – sostiene il calzolaio – Oggi le scarpe e borse sono tutte di plastica e gomma. Una volta danneggiate, si aggiustano con difficoltà. Il cambiamento è cominciato molto prima del 2000, quando la plastica ha iniziato a sostituire il cuoio, la pelle e il legno che davano un altro valore alla calzatura».

Il futuro

Ma che futuro ha la professione del calzolaio? «Non lo so – risponde – a Bolzano siamo in quattro o cinque e tutti adulti. Ho quattro figli Dylan, Samuel, Melanie e Bryan e vorrei che almeno uno portasse avanti questa attività, ma la vedo molto dura, se le persone non ricominciano a comprare calzature e accessori fatti con materiale che valga la pena riparare, invece di essere gettati e ricomprati. In questo però – aggiunge speranzoso – qualche segnale positivo l’ho notato. Molti dei miei clienti sono adulti, però negli ultimi anni sono comparsi anche ragazzi che mi portano a riparare scarpe di buona qualità».




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