Dalek – Brilliance of a Falling Moon
Quando si dice mai abbandonare la speranza, mai cedere alla tentazione che tutto passi per scontato in questi tempi liquidi e nefasti, c’è ancora chi alza la testa, tiene la schiena dritta, si fa carico di gesti e parole d’impegno, resuscita e tiene vivo il fuoco della presenza e dei valori in musica come se il tempo si fosse fermato 20/30 anni fa. Il nuovo album dei Dalek risponde a questa ipotesi di smarrimento, rilanciando il senso di decadenza per il presente, gettando sul piatto delle nostre coscienze ancora parole pesanti, dimostrando ancora una volta, e forse con più determinazione di sempre, che la realtà è quella che si vive, non quella chi ci viene raccontata: un pò la summa di questa forma di rap militante, derubricata nelle rime di Will Brook e nei suoni di Mike Mare.

Certamente meno caustico e roboante rispetto egli esordi, “Brilliance of a Falling Moon” cerca di carpire ciò appunto di scintillante rimane dietro le illusioni in un mondo dove le tragedie sono normalizzate (“Normalized Tragedy”), la propaganda è una religione ed è per questo che rimane un imperativo categorico conoscere e capire per diventare saggi (“Knowledge | Understanding | Wisdom”).
Siamo dalle parti dell’antagonismo sociale come dei Public Enemy ibernati e tuttavia ruggenti, un album vivo e tutto sommato coinvolgente, il flow sempre perfettamente decantato di Brook si abbina al solito con le basi miscelate ed impastate di Mike Mare, con field recordings dilatati, al solito il beat tipico anni 90 che non ti molla un secondo per tutte le canzoni, una sensazione di presenza difficilmente ripetibile, di stile e di continuità, molto lontano dall’attualità del genere , molto lontano dalle nuove tinte rap, dalla pulizia formale o dalle mezze contaminazioni soul, la ricetta Dalek si mantiene al meglio e noi condividiamo.
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