Sardegna

Caro carburante e rincaro traghetti, l’allarme degli Autotrasportatori sardi riuniti: “Sistema economico regionale in ginocchio”

Oristano

L’associazione di categoria: “Gli aumenti senza sosta gravano su imprese e cittadini”

La pressione sui costi del trasporto da e per la Sardegna continua a crescere senza sosta. Gli Autotrasportatori Sardi Riuniti (A.S.R.) lanciano un nuovo e duro allarme: gli aumenti dei noli marittimi e il caro carburante stanno mettendo in ginocchio l’intero sistema economico regionale.

“Gli aumenti non accennano a fermarsi”, denuncia il presidente dell’associazione, Luigi Massimiliano Serra, sottolineando come “ancora rincari sui traghetti continuino a gravare sulle imprese e sui cittadini sardi”.

Secondo A.S.R., l’applicazione dell’ETS ai collegamenti marittimi da e per l’isola si sta trasformando in “un vero e proprio dazio sull’insularità” con effetti pesanti su autotrasportatori, imprese e famiglie.

“Nel silenzio generale, l’economia della Sardegna rischia seriamente di perdere tutta la propria competitività” afferma Serra, evidenziando come l’ennesimo aumento dei noli marittimi rappresenti un ulteriore colpo per il settore.

A peggiorare il quadro contribuisce anche l’aumento del prezzo del carburante, legato alla crisi internazionale. “La Sardegna sta pagando il prezzo due volte: da una parte l’aumento dei noli marittimi, dall’altra il continuo incremento dei costi del trasporto su strada”, spiega il presidente.

Molte aziende, ormai allo stremo, stanno valutando il ricorso alla Cassa integrazione guadagni ordinaria. “I costi stanno diventando impossibili da sostenere. Le imprese non possono andare avanti così”, avverte Serra.

“La stagione turistica è appena iniziata, ma i segnali non sono incoraggianti. Sempre più persone stanno rinunciando alle vacanze in Sardegna a causa dei costi elevati dei collegamenti e dell’aumento generale dei prezzi”, aggiunge il presidente, ricordando che anche il caro energia contribuisce a peggiorare la situazione.

Massimiliano Serra conclude con un appello diretto alle istituzioni: “Non comprendiamo cosa si stia aspettando per adottare provvedimenti seri e concreti. La Sardegna non può continuare a essere penalizzata in questo modo. È ora di dire basta”.

Giovedì, 7 maggio 2026

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