Più scienze umanistiche per vivere nell’era dell’intelligenza artificiale: dibattito a Oristano
Oristano
Il professor Andrea Bonaccorsi presenta il suo nuovo libro
E’ destinata a crescere la domanda di unicità: capire perché quel manoscritto è autentico, perché quell’architettura è straordinaria, cosa significa davvero quel testo. Solo le “humanities”, le discipline umanistiche, sanno produrre questo tipo di conoscenza. L’intelligenza artificiale può infatti riprodurre stili, simulare testi, riconoscere modelli di massa. Ma non può rispondere alla domanda: questo oggetto — unico, irripetibile, storicamente situato — cosa ci dice dell’essere o degli esseri umani che lo hanno realizzato?
Si conclude così l’articolato e affascinante ragionamento che Andrea Bonaccorsi, professore ordinario all’Università di Pisa e uno dei massimi esperti europei di politiche della ricerca, propone con il suo libro “The Knowledge of Humanities”, La conoscenza delle discipline umanistiche, pubblicato da Brepols.
Lo studio sarà protagonista dell’incontro fissato a Oristano per dopodomani, sabato 8 maggio, a partire dalle 11, nella sede del Consorzio Uno, nel Chiostro del Carmine. Con l’autore dialogherà Francesco Asquer, direttore del Consorzio che gestisce i corsi dell’Università di Oristano. Un appuntamento promosso dal Centro Studi 2050, che, con il suo presidente Nicola Pirina, rappresenta un importante punto di riferimento in Sardegna per l’innovazione e il pensiero strategico. La presentazione del libro di Bonaccorsi arriva a Oristano dopo aver toccato le città di Sassari e di Cagliari e prima dell’incontro conclusivo di Nuoro, fissato nel pomeriggio della stessa giornata di sabato prossimo.
L’iniziativa è rivolta, tra gli altri, a docenti e allievi degli istituti superiori della città, ma appare davvero imperdibile per quanti sono interessati ai meccanismi e alle nuove forme della conoscenza, al centro di una fase di trasformazione dalle caratteristiche inedite.
In un momento in cui i sistemi universitari contraggono le facoltà umanistiche per “scarsità di sbocchi lavorativi”, Bonaccorsi offre una originale visione a difesa delle “humanities” perché , sostiene, solo le discipline umanistiche producono un tipo di conoscenza che nient’altro produce. Le discipline umanistiche — storia, critica letteraria, storia dell’arte, storia dell’architettura — non sono quindi cultura accessoria rispetto alla scienza: producono conoscenza scientificamente valida, secondo metodi propri che nessuno aveva mai sistematizzato fino ad oggi.
La tesi centrale del libro di Bonaccorsi
Da quasi un secolo, il mondo accademico e le politiche pubbliche ragionano con una gerarchia implicita: le scienze “dure” (fisica, biologia, chimica) producono conoscenza vera, replicabile, accumulabile. Le “humanities” producono interpretazioni, opinioni colte, cultura. Utili, forse. Ma non scienza. Bonaccorsi demolisce questa gerarchia. Non con nostalgia, ma con un argomento epistemologico preciso. Il problema non è che le “humanities” siano “molli.” Il problema è che abbiamo usato un metro sbagliato per misurarle.
Il metro delle scienze sperimentali — replica l’esperimento e se ottieni lo stesso risultato, è vero — funziona per fenomeni replicabili. Ma i fenomeni delle “humanities” sono storicamente situati e irripetibili: un manoscritto medievale, un affresco del Quattrocento, un romanzo del Novecento. Non puoi “replicare” Dante.
Bonaccorsi distingue quindi tre regimi di prova distinti: Replicazione (scienze sperimentali); Prova dell’originalità di un documento (filologia e critica); Ricostruzione logica di un processo passato (storiografia). I secondi due non sono inferiori al primo. Sono semplicemente diversi.
Ma il docente dell’Università di Pisa non si ferma alla critica. Ricostruisce, osservando la pratica dei migliori studiosi, sette metodi scientifici propri delle “humanities”: Scoperta (trovare fonti inedite che cambiano l’interpretazione di un’epoca intera); Ispezione (la lettura ravvicinata, la visione diretta: un metodo cognitivo di riconoscimento di pattern, non meno rigoroso di un esperimento); Comparazione (mettere a confronto oggetti storicamente situati per identificare strutture comuni); Interpretazione, costruire ipotesi sull’intenzione, il contesto, il significato, ipotesi testabili, non mere opinioni ); Triangolazione ( verificare un’interpretazione attraverso fonti indipendenti); Saturazione (quando tutte le fonti disponibili convergono, l’interpretazione è valida); Cumulatività inversa (nelle “humanities” il progresso non cancella il passato: ogni nuova opera cambia il modo in cui leggiamo quelle precedenti) .
Un libro di valore accademico scritto da un uomo di numeri. Ed è proprio per questo non si può ignorare.
Andrea Bonaccorsi, oltre ad essere professore ordinario all’Università di Pisa, ha lavorato per anni nell’European Research Council, contribuendo a definire le strategie di finanziamento della scienza a livello continentale. E’ un economista della scienza che ha trascorso un decennio a studiare come gli umanisti migliori producono sapere.

Giovedì, 7 maggio 2026
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