Abruzzo

Da Parco Centrale a Parco dei veleni, sorgerà su 24mila tonnellate di rifiuti


Una “discarica permanente” nel cuore della città. Questo, denunciano Forum H2O e Forum Ambientalista, quella che i pescaresi rischierebbero di ritrovarsi sotto l’area di risulta. Questo perché; denunciano, il progetto del Parco Centrale, il Comune vorrebbe realizzarlo senza rimuovere gran parte dei rifiuti e dei terreni contaminati presenti nel sottosuolo. Secondo le associazioni, oltre 16mila metri cubi di rifiuti e decine di migliaia di metri cubi di materiali inquinati verrebbero lasciati sul posto e semplicemente coperti con opere di contenimento. 

Il riferimento è al progetto alla base della convocazione di una conferenza dei servizi del 25 maggio scorso avente per oggetto la procedura di bonifica del lotto 1c dell’area di risulta, quello destinato appunto al Parco Centrale. 

L’intervento che si intenderebbe portare avanti sarebbe già stato tentato a Bussi, rimarcano i due Forum, sottolineando che “è fallito”. 

Le due associazioni denunciano anche presunte gravi carenze nella procedura di bonifica: la mancata messa in sicurezza della falda contaminata, nonostante l’inquinamento sia noto almeno dal 2016, e l’assenza di un’individuazione del soggetto responsabile della contaminazione, che dovrebbe sostenere i costi degli interventi secondo il principio “chi inquina paga”. 

Per chiedere chiarimenti e fermare il progetto, hanno inviato una dettagliata lettera di osservazioni a Comune ed enti coinvolti nella conferenza dei servizi, chiedendo la bocciatura della proposta e sostenendo che l’unica soluzione adeguata sia la rimozione completa dei rifiuti e dei terreni contaminati dall’area destinata al futuro parco. 

I Forum: “Proposta shock del Comune, una cosa surreale”

Le due associazioni parlando di “proposta shock” del Comune e il voler lasciare lì i materiali una scelta “surreale”. “Il Comune di Pescara intende realizzare il tanto decantato parco centrale dell’area di risulta letteralmente sopra decine di migliaia di tonnellate di rifiuti e terreni contaminati – dichiara per le due associazioni Augusto De Sanctis -, realizzando praticamente una discarica permanente nel centro urbano della più popolosa città della regione invece di procedere alla totale rimozione dei materiali contaminati. Una ‘soluzione’, quella di mettere ‘sotto al tappeto’ per sempre oltre 16mila metri cubi di rifiuti e altre decine di migliaia di metri cubi di terreni di riporto e suolo contaminato, che come associazioni riteniamo surreale e da rigettare immediatamente”. 

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“Qui – denunciano ancora – non siamo in un’area industriale ma in una zona densamente abitata con tante funzioni sensibili, compresa la futura sede della regione che, se realizzata, avrà paradossalmente la vista su una collinetta dei veleni”. 

Vietato usare l’acqua sotterranea: l’ordinanza del 2016 

I Forum ricordano che l’area di risulta “è anni classificato quale sito inquinato per una pesante contaminazione di suolo e acque sotterranee” tanto che nel 2016 fu emanata una ordinanza sindacale, ancora in vigore, “che vietava l’utilizzo dell’acqua sotterranea dei pozzi non solo nella superficie di tutta l’area di risulta, ma anche per una buona fetta del centro città”. Come se non bastasse, incalza De Sanctis, 

“Il Piano di caratterizzazione del 2023 ha riscontrato una lunghissima serie di contaminanti oltre le soglie di legge, collegabili, secondo il documento, all’uso ferroviario fatto nel passato. Nell’acqua di falda risultano superamenti per – specifica – antimonio, arsenico, benzene, etilbenzene, toluene, p-xilene, triclorometano, 1-1 dicloroetilene, tetracloroetilene, benzo (a) pirene, idrocarburi totali, ferro, manganese, benzo (g,h,i) perilene”, mentre “nei suoli e nei terreni di riporto sono risultati oltre i limiti di legge: benzene, xilene, idrocarburi pesanti, idrocarburi leggeri, etilbenzene, xilene, benzo (a) pirene, indeno (1,2,3, c, d) pirene, benzo (g,h,i) perilene”. 

“Molte di queste sostanze sono classificate ufficialmente quali cancerogeni certi per l’uomo – spiega ancora De Sanctis -. Alcune sono anche volatili e in alcuni casi possono risalire dai terreni in superficie contaminando l’aria”. 

“Infine nel sito – precisa – sono stati individuati vasti strati di materiale antropico nero classificabile come rifiuti, in un caso addirittura pericolosi. Rifiuti che secondo i test di cessione possono ancora rilasciare i contaminanti nelle acque”. 

Per “tombare” i rifiuti una barriera laterale: “Si tentò a bussi e falli”

“Data la contaminazione il sito è quindi sottoposto a procedura di bonifica”, ma “se nei primi due lotti si è operato per rimuovere i rifiuti e i materiali più contaminati – ribadiscono e denunciano i due Forum – nel caso di quello del parco urbano il progetto alla base della conferenza dei servizi propone di lasciare sul posto gran parte dei rifiuti (oltre 16.000 mila cubi pari a circa 24.000 tonnellate), dei terreni e dei riporti contaminati. Sarebbe semplicemente realizzata una barriera laterale con palancole profonde solo 5 metri e una copertura superficiale con telo impermeabile per discariche. Al di sotto dei rifiuti e dei materiali contaminati, invece – prosegue la denuncia -, non è prevista alcuna barriera. Una ‘soluzione’ di cosiddetta Messa in sicurezza permanente assolutamente precaria, che si usa di solito in contesti industriali o dove non ci sono possibilità alternative. Un tentativo simile, peraltro, fallì completamente a Bussi”, ricordano. 

“Una opzione che, se realizzata, determinerebbe vincoli permanenti all’utilizzo dei terreni di proprietà comunale”. “Tra l’altro gli stessi progettisti – afferma De Sanctis – sono consapevoli di quanto sia aleatoria ogni previsione sull’efficacia reale dell’intervento, visto che si affrettano a precisare nei documenti che forse in futuro servirà pure un impianto di trattamento delle acque sotterranee a valle dell’area (con relativi costi per anni se non per decenni). Nella documentazione progettuale, infatti, emergono forti dubbi sull’esistenza di strati impermeabili dove ammorsare le palancole, per cui l’acqua di falda continuerebbe probabilmente a ‘bagnare’ i rifiuti”.

La lettera inviata agli enti:  “Una proposta sciagurata, va bocciata”

“Abbiamo immediatamente inviato una dettagliata lettera di osservazioni a tutti gli enti coinvolti affinché questa sciagurata proposta sia bocciata. Dalla lettura dei documenti emergono gravissime inadempienze su vari aspetti delle procedure di bonifica, a partire dall’omissione di interventi sulla falda obbligatori per legge, la cui contaminazione è nota almeno dal 2016 – ribadiscono ancora le associazioni – . La falda è in perenne movimento e trascina verso valle, diffondendoli fuori dal sito, i contaminanti. Non è stato fatto nulla per fermarli in attesa della bonifica, come prescrive la legge. Inoltre il comune di Pescara si presenta come soggetto proprietario non responsabile della contaminazione ma il responsabile, che deve pagare tutti gli oneri della bonifica secondo il principio ‘chi inquina paga’, non risulta individuato”. 

“Il Comune sostiene che non vi sono i denari per completare la rimozione dei rifiuti ma questo argomento è in qualche modo valutabile solo qualora il sito dovesse essere classificato come ‘orfano’, cioè se non è stato possibile individuare un responsabile capiente dal punto di vista economico. Qui la procedura di individuazione appare essere stata omessa del tutto – prosegue De Sanctis -: è uno dei nodi centrali di questa vicenda e prima di definire le opzioni possibili deve essere sciolto, anche attraverso l’analisi della documentazione della compravendita dell’area”.

“In ogni caso – conclude – è inaccettabile pensare a una discarica in pieno centro a Pescara; siamo nella fase di esame della fattibilità dell’intervento dove devono essere esaminate tutte le alternative. A nostro avviso solo la rimozione dei rifiuti dal centro città può essere soddisfacente”.


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