da Ostia alla Sicilia cartelli e mobilitazione contro la Bolkestein
Una protesta silenziosa, priva di scioperi o serrate, ma posizionata strategicamente sotto gli occhi di migliaia di bagnanti nel primo vero weekend di pienone della stagione.
Nel giorno solenne della Festa della Repubblica, oltre 5mila stabilimenti balneari italiani hanno aderito compatti alla mobilitazione nazionale promossa dal Sindacato Italiano Balneari (Sib-Fipe Confcommercio).
Gli operatori hanno tappezzato lidi e ingressi con manifesti e locandine per accendere una volta di più i riflettori sul caos normativo che avvolge il futuro delle concessioni demaniali marittime, invocando a gran voce una legge quadro nazionale che metta in sicurezza il comparto.
Dall’esteso litorale di Ostia fino alle spiagge della Sicilia, passando per i presidi storici di Toscana, Liguria, Sardegna, Puglia, Abruzzo, Campania ed Emilia-Romagna, la categoria ha scelto la vetrina del 2 giugno per recapitare un messaggio perentorio al Governo e a Bruxelles: servono regole chiare ed eque, capaci di recepire i principi della direttiva Bolkestein senza azzerare la continuità aziendale di imprese che da generazioni investono sulle coste italiane.
Il cartello di benvenuto: «80 anni di Repubblica, 15 di promesse»
All’ingresso della stragrande maggioranza dei lidi, la clientela è stata accolta da manifesti che legavano in modo provocatorio la ricorrenza degli 80 anni della Repubblica alla travagliata parabola delle concessioni.
Nelle stampe esposte dai gestori viene sottolineato come l’intero comparto turistico stia attendendo da oltre tre lustri un intervento legislativo definitivo, in grado di armonizzare il diritto europeo con la tutela degli investimenti privati fatti sul territorio.
Una presa di posizione netta che, secondo i vertici del sindacato, rappresenta solo l’antipasto di una campagna d’autunno anticipata, pronta a inasprirsi e a declinarsi in nuove forme di protesta nelle prossime settimane, in pieno luglio e agosto.
Il nodo della Bolkestein: la battaglia sulla “scarsità della risorsa”
Al centro della trincea giuridica resta la corretta applicazione della direttiva Bolkestein, la normativa comunitaria che impone l’evidenza pubblica e le gare per l’assegnazione delle concessioni di servizi pubblici nei confini dell’Unione Europea.
La linea di difesa eretta dai balneari italiani poggia su un principio cardine della giurisprudenza continentale: l’applicazione automatica delle aste non sarebbe giustificata nel contesto italiano poiché, mappe e dati alla mano, esisterebbero ancora ampi margini di litorale libero per il rilascio di nuove e diverse concessioni.
Si tratta del delicato tema della “non scarsità della risorsa”, un elemento ritenuto discriminante dai legali della categoria per congelare le gare e mappare le coste prima di procedere a qualsiasi redistribuzione dei lotti esistenti.
«Difendiamo un modello che funziona»: l’allarme del Sib
Per il Sib la partita in corso a Palazzo Chigi non mette a rischio solo i bilanci delle singole strutture, ma rischia di scardinare l’intero modello turistico-balneare italiano, un unicum mondiale edificato negli anni grazie alla combinazione di capitali privati e micro-imprese a forte trazione familiare.
Gli operatori balneari chiedono un paracadute normativo blindato che garantisca certezze del diritto a un settore che costituisce una colonna portante del Pil turistico nazionale.
La mobilitazione del 2 giugno, assicurano dal sindacato, è solo l’atto primo di una strategia di lungo corso studiata per forzare la mano alla politica.
Nel frattempo, tra ombrelloni aperti, lettini posizionati sul bagnasciuga e i primi tuffi della stagione, il termometro politico delle spiagge italiane segna temperature altissime.
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