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Cyberattacco fisco francese: 678mila contribuenti colpiti

Tra fine giugno e inizio luglio, un cyberattacco al fisco francese ha portato al furto dei dati riservati di 678mila contribuenti, tra privati e società. La notizia è stata resa pubblica dal Ministero delle Finanze il 13 agosto, quando la Direzione generale delle finanze pubbliche (Dgfip) ha confermato due intrusioni con esfiltrazione di dati, alle quali si aggiunge l’accesso a circa 200mila conti presenti in file catastali. Una terza fuga, emersa oggi, 18 agosto, riguarda invece dati relativi alle successioni ereditarie: la falla, diffusa attraverso un portale pubblico, è stata rapidamente individuata e bloccata. Tra le informazioni sottratte ci sono nomi e cognomi, indirizzi e recapiti, reddito dichiarato, quoziente familiare e tasso di prelievo alla fonte. Le autorità stanno contattando individualmente le persone coinvolte per metterle in guardia dal rischio di truffe e campagne di phishing mirate. Secondo il governo, gli attacchi non hanno invece consentito di entrare nei singoli conti fiscali né di recuperare le relative credenziali di accesso.

A rivendicare gli attacchi sono due hacker che si presentano come francesi e utilizzano il nome ZeroBytes. I due hanno sostenuto di aver già venduto i dati sottratti a due acquirenti per alcune migliaia di euro e hanno annunciato che continueranno a commercializzarli, sostenendo che una stessa banca dati può essere copiata e ceduta più volte. Le loro dichiarazioni non sono state verificate in maniera indipendente, ma hanno accresciuto l’allarme delle autorità. Il gruppo ha inoltre rivendicato il furto di 346 milioni di linee di dati relative al sistema educativo francese, sostenendo di avere sottratto informazioni riguardanti milioni di studenti e decine di migliaia di insegnanti. La cifra, tuttavia, non deve essere interpretata come il numero delle persone coinvolte: si tratta del numero di righe dichiarato dagli hacker e comprende dati provenienti da archivi e periodi diversi. L’entità effettiva della fuga non è stata ancora accertata dalle autorità.

Il Ministero dell’Educazione nazionale aveva già annunciato il 31 luglio una “intrusione fraudolenta” avvenuta nella notte del 25 luglio e la possibile esfiltrazione di dati personali. Oggi ha precisato che tutti i dipendenti potenzialmente coinvolti sono stati informati individualmente e che sono in corso le perizie tecniche per stabilire “la natura esatta e la quantità dei dati rubati”. Le informazioni diffuse da ZeroBytes non possono dunque essere considerate tutte confermate. Gli hacker, però, hanno continuato a rendere pubbliche le loro rivendicazioni, mentre l’agenzia AFP è riuscita a entrare in contatto con loro su Telegram utilizzando i riferimenti pubblicati su un forum del dark web.

La vicenda ha provocato una forte reazione politica. La sinistra francese ha parlato del “più grave cyberattacco della storia del Paese” e ha chiesto una commissione parlamentare d’inchiesta. Il premier Sébastien Lecornu ha convocato una riunione di crisi il 17 agosto, mentre il ministro dei Conti pubblici David Amiel si è scusato pubblicamente con i francesi, definendo “intollerabile” quanto accaduto. Il governo è ora sottoposto a forti pressioni perché chiarisca non solo la portata degli attacchi, ma anche come sia stato possibile che gli aggressori riuscissero a estrarre una quantità così consistente di informazioni da sistemi pubblici. La polemica riguarda anche i tempi della risposta. Nel caso della Dgfip, l’intrusione era stata individuata e bloccata, ma la sottrazione dei dati è stata resa pubblica solo successivamente, dopo che gli hacker avevano rivendicato l’operazione. Le autorità hanno quindi avviato un audit dei sistemi informatici con il coinvolgimento dell’Agence nationale de la sécurité des systèmes d’information (Anssi) e hanno annunciato ulteriori misure per limitare gli accessi non autorizzati.

Amélie Verdier, direttrice generale delle Finanze pubbliche, ha spiegato che nessuno degli attacchi ha permesso di entrare nei conti fiscali individuali né di recuperare i codici di accesso dei contribuenti. Ha però riconosciuto la gravità dell’accaduto. Nel 2025, secondo i dati citati dalle autorità francesi, la Dgfip aveva rilevato migliaia di tentativi di attacco, mentre l’Anssi aveva gestito numerosi incidenti con esfiltrazione di dati, in aumento rispetto all’anno precedente. Il caso sta così assumendo una dimensione che va oltre il semplice furto di informazioni. L’accoppiata tra identità, recapiti e informazioni economiche può infatti rendere molto più credibili le successive truffe rivolte alle vittime. Per questo la Dgfip sta procedendo con comunicazioni individuali ai 678mila contribuenti interessati e ha annunciato che notificherà l’accaduto alla Commission nationale de l’informatique et des libertés (Cnil), oltre a presentare denuncia.

A complicare ulteriormente la gestione della crisi c’è anche il danno reputazionale. Sui social è circolato uno screenshot attribuito a un dipendente del fisco che avrebbe risposto a un contribuente preoccupato per la fuga dei dati chiedendogli quale intelligenza artificiale avesse generato il testo della sua domanda. L’autenticità dello screenshot non risulta accertata, ma la sua diffusione è diventata un ulteriore simbolo del clima di sfiducia che circonda la vicenda. Il problema, dunque, non riguarda più soltanto i 678mila contribuenti colpiti dall’attacco alla Dgfip. Le nuove rivendicazioni sul sistema educativo, insieme alla terza fuga di dati emersa oggi, alimentano l’impressione di una vulnerabilità più ampia delle infrastrutture digitali dello Stato francese. E mentre le autorità cercano di stabilire quali dati siano realmente finiti nelle mani degli hacker, ZeroBytes continua a sostenere di avere altro materiale da pubblicare e vendere.


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