Crotone, appelli a sostegno del procuratore Guarascio
Appelli a sostegno del procuratore Guarascio. mobilitazione dopo l’annullamento della nomina a procuratore di Crotone
CROTONE – Un doppio vuoto al vertice degli uffici giudiziari che rischia di paralizzare un territorio ad alta densità criminale. La decisione della settima Sezione del Consiglio di Stato, che ha annullato le delibere del Csm per il conferimento degli incarichi al procuratore della Repubblica Domenico Guarascio e al presidente del Tribunale Maria Luisa Mingrone, innesca una dura e immediata reazione della comunità locale. Dal mondo politico alle associazioni, fino all’avvocatura e al popolo dei social, il messaggio che si leva da Crotone è univoco: garantire continuità all’azione di contrasto alla criminalità. Fa discutere, in particolare, la motivazione alla base dell’annullamento della nomina del procuratore Guarascio, poiché secondo i giudici amministrativi sarebbe stata “illegittimamente sopravvalutata” la sua esperienza antimafia, peraltro maturata proprio nel Crotonese e con risultati operativi evidenti.
Il sindaco: «Ripercussioni in un territorio complesso»
Il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, è intervenuto formalmente esprimendo forte preoccupazione per le conseguenze delle sentenze depositate da Palazzo Spada. Pur ribadendo il massimo rispetto istituzionale per la giustizia amministrativa, Voce ha evidenziato le possibili ripercussioni in un’area definita «complessa e delicata». «Crotone ha bisogno di istituzioni forti, pienamente operative e nelle condizioni di garantire continuità nell’azione di contrasto alla criminalità», ha dichiarato il primo cittadino, esprimendo incondizionata stima per le qualità professionali e il profondo senso delle istituzioni dimostrati da Guarascio e Mingrone.
Appello al Csm
A muoversi ufficialmente è anche la società civile. L’associazione Cittadini liberi, guidata da Giuseppe Pirillo, ha inviato un documento al Comitato di Presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura e alla Quinta Commissione. Nella nota si segnala lo stato di «contestuale vacanza» dei due principali presidi giudiziari, un fatto inedito per una provincia da decenni gravata dalla presenza della criminalità organizzata di tipo mafioso e attualmente nel pieno di delicatissime procedure di bonifica ambientale. La richiesta al Csm è chiara: riesaminare la pratica con criteri di massima urgenza, valutando il peso che un avvicendamento avrebbe sulla conoscenza delle dinamiche criminali locali e sulla continuità investigativa. Il rischio, secondo l’associazione, è che una fase di transizione possa causare «rallentamenti organizzativi o perdita di continuità nell’azione istituzionale in una fase delicata per il territorio».
Il supporto della società civile
Sul fronte forense locale, l’avvocato Manlio Caiazza ha espresso un supporto «totale, convinto e incondizionato» all’operato del procuratore Guarascio, definendo il suo rigore un argine contro attacchi e strumentalizzazioni. Una vicinanza che trova sponda massiccia anche sulle piattaforme social, dove si moltiplicano i messaggi e gli appelli dei residenti a sostegno del capo della Procura.
Il legale del ricorrente
Di segno diametralmente opposto la posizione dell’avvocato Luigi Fraia, difensore del pm di Cosenza Pasquale Tridico, autore del ricorso vittorioso che ha ribaltato il Tar del Lazio. Per il legale si tratta di un punto di svolta fondamentale: «Il Csm aveva illegittimamente iper-valutato le esperienze del resistente, finendo per polarizzare il giudizio e svuotare il solido bagaglio del dottor Tridico». Secondo Fraia, la sentenza fissa tre punti cardine. Ridimensiona il “criterio antimafia” nelle procure ordinarie – stabilendo che la specializzazione in Dda ha una mera rilevanza e non può schiacciare gli indicatori organizzativi globali –, tutela le competenze complessive dei magistrati e pone uno stop alla discrezionalità assoluta del Csm. «Una sentenza che resterà nei manuali», conclude Fraia con toni entusiastici.
Lo scenario
La palla passa ora a Piazza Indipendenza per una nuova e complessa valutazione comparativa. Appena il caso di rammentare che, data l’«eccellenza» del percorso di Guarascio, la proposta della sua nomina fu l’unica adottata dai consiglieri della Quinta Commissione del Csm. Il plenum ratificò. E il Tar condivise in toto quella valutazione.
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