Primaria, i bambini nati nel 2020 arrivano in prima “La vera sfida insegnare a stare insieme”

L’analisi del pedagogista Luigi Russo – I bambini che inizieranno la scuola primaria nel prossimo anno scolastico appartengono alla prima generazione cresciuta nei primi anni di vita durante la pandemia.
Secondo il pedagogista Luigi Russo, i docenti dovranno affrontare nuove sfide educative, privilegiando empatia, cooperazione e sviluppo delle competenze socio-emotive.
L’apertura del nuovo anno scolastico porterà nelle classi prime della scuola primaria una generazione di alunni con una storia evolutiva unica. Si tratta dei bambini nati nel 2020, che hanno trascorso i primi anni di vita durante l’emergenza sanitaria da Covid-19, in un periodo caratterizzato da isolamento sociale, limitazione delle relazioni con i coetanei e riduzione delle esperienze di gioco condiviso. Una condizione che, secondo il pedagogista e docente Luigi Russo, potrebbe riflettersi sulle dinamiche scolastiche dei primi mesi di frequenza.
Il “bagaglio invisibile” lasciato dalla pandemia
“I primi mille giorni di vita rappresentano una fase decisiva per la costruzione delle competenze relazionali», evidenzia Russo nella sua analisi. È proprio attraverso il confronto quotidiano con gli altri bambini che si apprendono capacità fondamentali come la condivisione, l’attesa del proprio turno, la gestione dei conflitti e la tolleranza della frustrazione.
Per molti bambini nati nel 2020 questo percorso si è svolto in modo discontinuo. La frequenza al nido e alla scuola dell’infanzia è stata spesso condizionata dalle restrizioni sanitarie, limitando quella “palestra sociale” indispensabile per la crescita emotiva e relazionale. Da qui nasce quello che il pedagogista definisce un vero e proprio “bagaglio invisibile”, che accompagnerà questi alunni nel loro ingresso alla primaria.
Quali difficoltà potrebbero incontrare gli insegnanti
Secondo l’analisi, alcuni comportamenti potrebbero presentarsi con maggiore frequenza nelle classi prime. Non si tratta di problemi disciplinari, ma di manifestazioni legate a bisogni emotivi ancora in fase di consolidamento.
Tra gli aspetti che potrebbero emergere figurano:
• difficoltà nel condividere materiali e spazi comuni;
• maggiore tendenza all’isolamento o alla fatica nel lavoro cooperativo;
• reazioni emotive intense davanti agli errori, ai richiami o alle prime frustrazioni scolastiche.
Per Russo è fondamentale che questi comportamenti non vengano interpretati come semplici mancanze di rispetto delle regole, ma letti alla luce del particolare percorso di crescita vissuto da questa generazione.
Dalla sanzione all’educazione emotiva
L’approccio suggerito dal pedagogista punta a rafforzare le competenze socio-emotive piuttosto che ricorrere esclusivamente alla correzione del comportamento.
Tra le strategie indicate:
- riconoscere e verbalizzare le emozioni del bambino prima di intervenire sulla condotta;
- proporre attività cooperative in modo graduale, iniziando con lavori a coppie e piccoli gruppi;
- prevedere momenti quotidiani di Circle Time per favorire ascolto, dialogo e condivisione;
- aiutare gli alunni a vivere l’errore come parte naturale del processo di apprendimento.
Secondo Russo, queste pratiche consentono di creare un clima di classe più sereno e inclusivo, favorendo lo sviluppo delle competenze relazionali fin dai primi mesi di scuola.
Il ruolo decisivo delle famiglie
L’analisi richiama infine l’importanza dell’alleanza educativa tra scuola e famiglia. La continuità tra gli interventi educativi realizzati in classe e quelli vissuti a casa rappresenta un elemento determinante per sostenere l’autonomia, la socializzazione e la crescita emotiva dei bambini.
“La vera priorità della scuola”», conclude Luigi Russo, “non sarà soltanto insegnare a leggere e scrivere, ma aiutare i bambini a costruire relazioni positive, imparando a collaborare, ascoltare e vivere insieme la quotidianità scolastica”.
Un obiettivo che, per questa nuova generazione, assume un valore ancora più significativo.
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