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Crisi Iran-Usa, Araghchi da Putin mentre Washington valuta la proposta

Teheran prova a sbloccare lo stallo in Medio Oriente con una proposta affidata ai mediatori pachistani: riaprire lo stretto di Hormuz in cambio della revoca delle sanzioni statunitensi e della fine del conflitto, rinviando il dossier nucleare a una fase successiva. Una mossa che punta ad alleggerire la pressione sui mercati internazionali, ma che rischia di indebolire la posizione negoziale degli Stati Uniti.

Il presidente Donald Trump ha riunito la Situation Room con il suo team per valutare l’iniziativa. La Casa Bianca mantiene una linea prudente: «Discussioni delicate», senza aperture pubbliche. Trump sembra orientato a respingere l’ultima proposta iraniana: secondo quanto emerso, teme di indebolire la posizione degli Usa nella trattativa. Più netto il segretario di Stato Marco Rubio, che respinge l’ipotesi di una riapertura condizionata del passaggio marittimo sotto controllo iraniano.

La proposta arriva mentre il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è a San Pietroburgo, dove ha incontrato Vladimir Putin. Mosca conferma il sostegno a Teheran e rilancia il proprio ruolo diplomatico nella crisi. Il Cremlino ha parlato di impegno per una soluzione rapida, sottolineando i contatti diretti con la leadership iraniana.

Sul fronte europeo, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha criticato la gestione americana, parlando di una «umiliazione» subita da Washington nei negoziati indiretti. Intanto emergono divisioni interne alla leadership iraniana su come affrontare le richieste degli Stati Uniti, tra aperture al dialogo e linea dura. Una frattura che complica ulteriormente il quadro e rende incerta qualsiasi evoluzione a breve.


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