Sardegna

Crisi del Pecorino Romano. Appello al comparto: «Basta con la corsa al ribasso dei prezzi»

Un fermo richiamo alla responsabilità, alla trasparenza e alla tutela dell’intera filiera agroalimentare sarda per fermare l’ingiustificata corsa al ribasso dei prezzi e difendere il reddito di migliaia di allevatori. Una lettera aperta indirizzata al mondo della trasformazione casearia dell’Isola accende i riflettori sulle profonde contraddizioni che stanno caratterizzando il mercato del Pecorino Romano, denunciando comportamenti commerciali che rischiano di distruggere il valore di un comparto fondamentale per l’economia regionale, dal valore complessivo superiore ai trecentocinquanta milioni di euro.

Nel documento viene evidenziato come la Regione Sardegna abbia già predisposto interventi concreti, mettendo in campo trenta milioni di euro tramite PR Service per l’ammasso e la gestione delle eccedenze, oltre a strumenti finanziari dedicati come i minibond per garantire la liquidità necessaria alle imprese. Nonostante la disponibilità tempestiva di questi aiuti pubblici, pensati proprio per evitare vendite forzate, diverse strutture continuano a immettere sul mercato formaggio a quotazioni nettamente inferiori ai valori di riferimento, alimentando una spirale depressiva del prezzo che danneggia l’intero sistema.

La lettera contesta apertamente la narrazione di una catastrofica crisi di sovrapproduzione, sottolineando che l’eccedenza stimata si attesta intorno all’otto percento rispetto alla domanda di mercato, un quantitativo equivalente a circa un solo mese di vendite. Uno squilibrio contenuto che potrebbe essere facilmente riassorbito e gestito con una corretta programmazione commerciale, un’attenta politica delle scorte e l’impiego delle risorse finanziarie a disposizione, dato che la quasi totalità della produzione mondiale del Pecorino Romano è saldamente concentrata in Sardegna e consente quindi di governare l’offerta anziché subirla.

L’intervento solleva quindi quesiti cruciali sui reali motivi che spingono verso la svalutazione del prodotto, chiedendo con forza se si tratti di effettive difficoltà finanziarie delle singole aziende o se non vi sia piuttosto la volontà speculativa di far crollare le quotazioni per acquistare a basso costo oggi e rivendere a prezzi maggiorati domani. Viene sollecitata una chiarezza immediata sui dati reali, chiedendo di rendere noti i nomi delle strutture che stanno svendendo il formaggio, i quantitativi immessi sul mercato e le motivazioni commerciali di tali scelte, affinché la convenienza di pochi non si ripercuota pesantemente sui sacrifici dei pastori.

Ampio spazio viene dedicato anche alla contraddizione legata all’importazione di latte da fuori regione, rilevando come sia inaccettabile lamentare un eccesso di formaggio nei magazzini dopo aver fatto ricorso a materia prima esterna anziché valorizzare appieno la produzione sarda. Sul fronte della governance e della programmazione produttiva, si ricorda che la maggioranza del prodotto fa capo al mondo cooperativo e che le decisioni sulle norme del Consorzio di tutela competono alle assemblee dei soci, invitando i soggetti interessati ad assumersi la responsabilità delle scelte approvate senza cercare capri espiatori esterni.

L’appello si chiude con un invito a superare le polemiche da corridoio e le voci non verificate sui canali social, sollecitando chiunque sia a conoscenza di condotte scorrette, manovre speculative o accordi tesi a deprimere artificialmente il mercato a denunciarli con documenti ufficiali presso le sedi competenti. L’obiettivo è quello di isolare chi opera a danno del comparto, garantendo un’azione coesa e trasparente di tutta la trasformazione casearia per restituire stabilità, valore e dignità al Pecorino Romano e alla zootecnia sarda.


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