Crisi Amt, l’ora del giudizio sul piano di risanamento: “Non c’è più tempo”. E scoppia il caso Trenitalia

Genova. È il momento della verità per il salvataggio di Amt. Oggi a Palazzo Tursi è arrivato il primo ok in commissione alla delibera di indirizzo con cui si dà mandato alla giunta di “sostenere il percorso di risanamento“. Una manovra che vale complessivamente 110 milioni di euro per l’azienda di trasporto pubblico.
Martedì sarà il giorno cruciale su due fronti in contemporanea: in consiglio comunale andrà in scena il voto definitivo sul piano, in consiglio regionale si dovrà approvare la legge che assicura 40 milioni per la ricapitalizzazione. Il monito condiviso dal vicesindaco Alessandro Terrile e dal presidente di Amt Federico Berruti è cristallino: “Se non si approva il piano nei tempi, Amt non può andare avanti“.
Piano che nel frattempo è giunto alla sua versione finale, benché in futuro possa essere ancora modificato, come chiarisce pure il testo della delibera. Il 14 maggio dovrà essere approvato dall’assemblea dei soci, dopodiché richiederà tutte le attestazioni di conformità anche rispetto alla normativa sugli aiuti di Stato. Il 19 giugno scadranno le misure protettive della composizione negoziata della crisi, quindi a stretto giro dovrebbe arrivare l’omologa del Tribunale. “È necessario che gli impegni siano assunti con precisione questa settimana – ribadisce Terrile – e purtroppo non c’è possibilità di ottenere altro tempo“.
Un tassello fondamentale del puzzle è stato posizionato proprio oggi con la firma dell’intesa tra Amt e sindacati sull’efficientamento aziendale. Una “forte istanza” pervenuta anche dal Comune, ha ricordato Berruti, sebbene “difficile da eseguire”. Tra i punti principali il piano di esodi incentivati attraverso il fondino finanziato dalla Regione con cui si prevede l’uscita volontaria di circa 200 lavoratori tra luglio 2026 e dicembre 2027, blocco selettivo del turnover eccetto gli autisti, aumento della velocità commerciale (a partire dalle corsie gialle previste dal progetto assi di forza) e revisione della rete, potenziamento dell’attività di verifica dei titoli di viaggio riqualificando personale inidoneo, smaltimento delle ferie entro il 2026 e taglio degli straordinari per l’80%.
Trenitalia pagata con gli utili di Amt, Piciocchi: “È un cavallo di Troia”
Ma il punto oggetto delle maggiori controversie a Tursi è il piano di ristrutturazione del debito. Per i fornitori – ai quali Amt deve poco più di 30 milioni – non è più previsto il pagamento del 100% in cinque anni, ma il 50% senza interessi in un’unica soluzione a gennaio 2027, con stralcio del restante 50%. Un compromesso che dovrà essere approvato da almeno il 60% dei creditori affinché il piano possa essere omologato.
Non sarà così tuttavia per Trenitalia. Dopo l’annoso contenzioso sull’integrazione tariffaria, il debito complessivo è stato fissato a 20 milioni di euro effettuando una proiezione in base ai risultati dell’arbitrato del Cieli (Università di Genova). I primi 5 milioni saranno versati a gennaio 2027, mentre i restanti 15 milioni verranno riconvertiti in strumenti finanziari partecipativi con diritti patrimoniali, quindi con riflessi diretti sul patrimonio netto di Amt.
Cosa vuol dire in pratica? “Trenitalia acconsente al fatto che il pagamento ulteriore avverrà sulla base della distribuzione degli utili di Amt – ha spiegato Terrile -. È un meccanismo già usato nel concordato di Atac per molti creditori e non ha modificato la struttura societaria. Trenitalia non diventerà azionista di Amt: non si converte nulla in capitale, non sarebbe possibile anche alla luce della normativa che presidia gli affidamenti in house. Alla fine della ricapitalizzazione Amt avrà un capitale fatto di soli enti pubblici”.
Ma una dura accusa arriva da Pietro Piciocchi, capogruppo di Vince Genova ed ex vicesindaco, che ha annunciato un provvedimento per sopprimere questa disposizione: “È una cambiale in bianco per Trenitalia, che in questo modo mette un piede nella porta sapendo che l’affidamento ad Amt scade nel 2029. Si tratta di strumenti che attribuiscono un potere di controllo. Avete inserito un cavallo di Troia. I genovesi devono sapere che da oggi c’è un socio occulto nel capitale di Amt che si chiama Trenitalia. Perché avete riconosciuto questa possibilità a un solo creditore mentre per tutti gli altri è previsto lo stralcio al 50%? Non possiamo nascondere che tra i vostri consulenti ci sono persone che hanno avuto incarichi fiduciari da parte di Autoguidovie, comprendete che qualche dubbio ce lo poniamo”. Il riferimento è all’avvocato Marco Arato che aveva difeso l’azienda privata (coinvolta in una joint venture con Busitalia, controllata delle Ferrovie) nel contenzioso contro Amt.
“Finché c’è Amt non c’è Trenitalia – replica a margine Terrile -. Se avessimo voluto venderla a Trenitalia, l’avremmo venduta. In futuro, con l’agenzia regionale dei trasporti, può darsi che si aprano altri scenari, ma il piano non dice questo. A giugno verrà sottoscritto un accordo in base al quale Amt, se farà utili, dovrà darne una parte a Trenitalia. In caso contrario non potranno esigere un credito. Probabilmente è molto più complicato spiegare agli altri creditori il meccanismo, mentre è più facile dire: ti do il 50% e chiudiamo”.
L’ipotesi di tornare a un solo biglietto bus+treno
La mossa sarebbe dettata anche dalla volontà di riprendere il cammino dell’integrazione tariffaria, secondo le risposte del vicesindaco in aula: “Uno dei più grandi errori è stato considerare Trenitalia un concorrente mentre dovrebbe essere un partner commerciale. Vent’anni fa esisteva un solo biglietto integrato, era vietato applicare altre tariffe. Quello che si vuole fare è un’alleanza commerciale e industriale. Il nodo ferroviario garantirà maggiori tracce sul tratto urbano: nelle ore di punta un utente da Voltri deve essere invogliato a prendere il treno. Ma questo – ha ribadito – non vuol dire diventare socio dell’azienda”.
In altre parole l’intenzione della giunta Salis sarebbe riportare in auge il biglietto unico bus+treno al posto delle tre diverse tariffe ad oggi esistenti: 1,70 euro quella di Trenitalia in ambito urbano, 2 euro per il ticket Amt, 2,20 per quello integrato. Ma nel piano di risanamento non c’è nulla di tutto ciò: se ne riparlerà in futuro, tenendo conto anche di quello che succederà alla scadenza del contratto di servizio con Amt.
Aumenti tariffari e tagli al servizio, cosa prevede il piano definitivo
Un’altra novità – anticipata nei giorni scorsi – riguarda le tariffe. Nelle versioni precedenti del piano si prospettavano aumenti su biglietti e abbonamenti a partire dal 2027, ora invece si parla di “ipotesi tecnica di equilibrio” da attivare solo se gli altri interventi non risultassero sufficienti a mantenere l’equilibrio finanziario. Il piano tiene conto dei 18,74 milioni di contributi del ministero dell’Ambiente per le agevolazioni nel periodo 2026-2029, ma dice chiaramente che “in caso di mancata assegnazione il mancato incasso dovrà essere compensato attraverso un incremento delle tariffe”. È quella che Terrile definisce una “clausola di salvaguardia” per non intaccare il livello previsto di ricavi.
“Nessuno esclude la possibilità di una revisione che renda il sistema meno costoso e più sostenibile per cittadini e famiglie, mantenendo però la qualità del servizio e la tenuta complessiva dell’azienda”, sottolinea il consigliere Filippo Bruzzone della Lista Salis. “Si farà il monitoraggio nei primi nove-dieci mesi del 2026 e verificheremo”, conferma Terrile. Un’ipotesi già sul tavolo è quella di superare la restrizione di fascia oraria per l’abbonamento agevolato over 70. Il consigliere Lorenzo Pellerano (Noi Moderati-Orgoglio Genova) ha presentato un’ordine del giorno per ridurre a 70 euro il costo dell’abbonamento per gli impianti verticali.
Ma Amt per stare in piedi deve anche ridurre i costi operativi. “Il taglio al servizio purtroppo c’è“, ammette il vicesindaco. Nella migliore delle ipotesi si tratta di eliminare quasi 1,2 milioni di chilometri all’anno nel 2027, con la previsione di risalire nel 2028 per poi arrivare nel 2029 a livelli leggermente superiori agli attuali. Nello scenario peggiore, invece, si perderebbero circa 3 milioni di chilometri all’anno entro due anni. Parola d’ordine quindi “rimodulare” e “razionalizzare”.
“Efficientamento non vuol dire pagare meno gli autisti o farli lavorare di più“, chiarisce Terrile. Oggi, ad esempio, i bus macinano milioni di chilometri a vuoto per entrare o uscire dalle rimesse: l’obiettivo è ridurre il più possibile queste corse “sprecate”. Poi ci sono diversi servizi aggiuntivi erogati al di fuori del contratto di servizio: la metropolitana dopo le 21, bus sostitutivi, navette, corse extraurbane stagionali. “Tutte belle idee – commenta Terrile – ma poi chi paga? Purtroppo questo sistema nel recente passato ha funzionato poco, con servizi remunerati meno del costo sostenuto da Amt”.
Da un lato la “sforbiciata”, dall’altro le necessarie integrazioni al contratto di servizio per colmare la sotto-compensazione che ha contribuito alla crisi. Dal 2026, con effetto retroattivo al 1° gennaio, la Regione aumenta la sua quota di 15 milioni, il Comune di 5 milioni, la Città metropolitana di 700mila euro per un totale di 20,7 milioni in più ogni anno. Il Comune di Genova, dal canto suo, arriverà a versare ogni anno 33,5 milioni.
In Regione il rush finale per la ricapitalizzazione
In un’altra aula, quella del Consiglio regionale in via Fieschi, si discuterà il disegno di legge con cui la giunta Bucci concede “un contributo agli investimenti, da realizzarsi anche mediante l’acquisto di beni strumentali all’erogazione del servizio, pari a 40 milioni di euro a favore del Comune di Genova”. Nel provvedimento ci sono anche 3,3 milioni per i prepensionamenti, suddivisi in 1,3 milioni nel 2026 e 2 milioni nel 2027, per tutte le province liguri. Il contenuto è piuttosto lineare, ma sul piano politico sarà battaglia, visto che l’opposizione (che a Tursi è la maggioranza) si era astenuta in commissione.
Come detto, questi 40 milioni saranno girati da Tursi ad Amt, che li userà per acquistare il deposito della metropolitana in via Adua, che è di proprietà comunale. L’azienda la pagherà proprio coi soldi della Regione, che tuttavia sono meno della valutazione accertata con perizia dell’Agenzia del Demanio (52,9 milioni ai quali vanno aggiunte le imposte catastali) generando un credito di 15 milioni a vantaggio del Comune. Questa cifra, sommata ai 7,1 milioni di affitto arretrato sulla rimessa dal 2018, verrà conferita ad Amt come credito per incrementare il patrimonio netto.
Oltre a questo il Comune sottoscriverà un aumento di capitale da 47,9 milioni, mentre la Città metropolitana e gli altri Comuni soci metteranno 1,5 milioni. Tutti questi interventi, compresi lo stralcio al 50% dei debiti verso i fornitori e gli strumenti finanziari partecipativi di Trenitalia, permetteranno di passare da un deficit patrimoniale di 80,1 milioni di euro a un patrimonio netto positivo di 22 milioni. “Alla fine il Comune salirà molto più in alto del 94%, ma i soci rimarranno quelli attuali“, ribadisce Terrile ricordando che l’ingresso della Regione è stato scartato per questioni normative e non perché la giunta fosse contraria.
Intanto non è stato ancora approvato in via definitiva il bilancio 2024, un altro punto contestato da Piciocchi: “Prima si vota il bilancio, dopodiché si discute il piano”. A rispondere è il presidente Berruti: “Fornire agli stakeholder informazioni incomplete o distorte sulla continuità configura un falso e noi non intendiamo commettere falsi. Porteremo il bilancio all’assemblea dei soci quando riterremo che l’informativa societaria sia completa”.




