Crisi abitativa, l’Ue apre alle limitazioni agli affitti brevi
Dall’Unione europea arriva una prima misura per intervenire sulla crisi abitativa, ma non mancano già le polemiche a riguardo. La Commissione europea ha presentato infatti l’Affordable Housing Act, che introduce per la prima volta un quadro europeo comune per valutare le misure relative agli alloggi che incidono sul mercato unico.
La novità riguarda un quadro comune per aiutare le autorità competenti a definire le aree «sotto stress abitativo», utilizzando una metodologia comune. Nello specifico, potranno essere designate come aree sotto stress abitativo quelle in cui il rapporto tra prezzo e reddito è pari o superiore alla soglia di otto, corrispondente a otto anni di reddito disponibile pro capite necessari per acquistare un’abitazione di dimensioni medie nel patrimonio edilizio residenziale dell’area interessata.
Tra gli altri criteri, il rapporto tra prezzo e reddito deve inoltre essere aumentato nel periodo corrispondente agli ultimi dieci anni per i quali sono disponibili dati. Questo criterio però non si applica – ed è la novità principale rispetto alle bozze circolate nei giorni scorsi – se il rapporto tra prezzo e reddito è pari o superiore a dieci.
Per designare un’area sotto stress abitativo sarà inoltre necessario dimostrare che, in assenza di misure, sia improbabile che la pressione abitativa si attenui nei tre anni successivi alla sua adozione.
Le misure potranno applicarsi sia a eventuali limitazioni sugli affitti brevi sia a restrizioni sulla compravendita di immobili non utilizzati come locazione principale. Resta comunque esclusa dalle restrizioni sugli affitti brevi la prima casa del locatore: chi affitta per brevi periodi la propria abitazione principale non è toccato dalle misure.
«Oggi manteniamo la promessa fatta a tutti gli europei» ha esultato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: «Un anno fa, ho promesso di affrontare il problema dell’accessibilità economica delle abitazioni in Europa. Oggi compiamo un passo in questa direzione, offrendo maggiore chiarezza e sostegno alle autorità locali e alle comunità, tenendo conto delle realtà locali», ha aggiunto.
L’esecutivo europeo ha infatti cercato di mantenere un difficile equilibrio tra il sottolineare la gravità della situazione per gli alloggi in tutta Europa e il non pestare i piedi agli Stati membri, che hanno competenza nelle politiche abitative.
«Non stiamo imponendo obblighi», ha rimarcato la vicepresidente della Commissione, Teresa Ribera, secondo cui l’esecutivo si è limitato a «fornire una cornice giuridica» agli Stati membri.
A farle eco il commissario europeo all’Housing, Dan Jorgensen, affermando che «oggi ci troviamo in una situazione in cui rischiamo che le norme e i regolamenti dell’Unione europea impediscano agli Stati membri e alle città di fare ciò che vogliono», a cui questo regolamento intende porre rimedio.
Jorgensen però ha anche voluto rimarcare che quella che l’Europa si trova di fronte è «un’emergenza» e «una crisi abitativa», affermando inoltre che il tema più affrontato dagli stakeholders durante la fase di scrittura del provvedimento è stato proprio quello degli affitti brevi.
Sempre dal commissario danese, l’invito più velato agli Stati ad approfittare del nuovo quadro per intervenire: «se dovessi dare un consiglio politico, probabilmente direi: se non affrontate questo problema e i vostri cittadini lo considerano un problema enorme, allora probabilmente gli elettori ve lo faranno capire alle prossime elezioni».
Le reazioni contrarie, però, non sono tardate ad arrivare. «La Lega dice no all’ennesimo attacco di Bruxelles alla casa, alla proprietà privata e ai risparmi degli italiani», ha affermato il Carroccio in una nota, ribadendo che «la casa è il frutto dei sacrifici di una vita e la proprietà privata non si tocca».
Reazione negativa anche da parte di Fratelli d’Italia: «la Commissione sbaglia a procedere con la presentazione del Regolamento europeo sulla casa e alimentare le preoccupazioni dei cittadini già emerse in questi giorni.
Con l’attuale impostazione si comprime il diritto di proprietà, si invadono le competenze che spettano agli Stati membri, si mettono i territori uno contro l’altro», affermano in una nota gli eurodeputati Carlo Fidanza, Antonella Sberna e Denis Nesci.
«Deludente» è il commento del Movimento 5 Stelle, secondo cui «non c’è nessun obbligo ma un impegno delegato ai singoli Paesi che quindi rischia di restare solo sulla carta». Soddisfatta invece l’eurodeputata del Partito democratico e presidente della commissione del Parlamento europeo per l’Housing, Irene Tinagli, secondo cui il regolamento «non vieta nulla, ma dà ai sindaci e ai governatori degli strumenti per poter intervenire». «Ora la palla passa ai governi nazionali e agli amministratori locali: se non intendono fare nulla, ne risponderanno ai propri cittadini», conclude.
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