Emilia Romagna

Offese a Vannacci su Facebook, il generale prepara la querela per una riccionese


Una definizione al vetriolo indirizzata al generale Vannacci, e postata su Facebook, rischia di costare cara a una riminese che si è vista arrivare una raccomandata dallo studio legale che tutela il presidente di Futuro Nazionale nella quale si ventila una querela. Tutto è iniziato quando, in seguito a una intervista dell’esponente politico, sul social network è partito un dibattito tra i vari utenti e, tra un botta e risposta, la riminese si è lasciata andare definendolo un “cogl****”. Un epiteto che, i legali del generale, hanno ritenuto “lesivo della sua immagine, reputazione, onorabilità e decoro”. Dal profilo della donna si è così risalito al suo indirizzo e, a stretto giro di posta, è arrivata la lettera dove, oltre a contestarle l’affermazione, gli avvocati sottolineano che la stessa “configura chiaramente un illecito, sia in ambito penale che in ambito civile” per il quale è possibile ottenere un risarcimento dalla vittima.

Allo stesso tempo lo studio legale, il T-Legal di Roma che tutela anche le gemelle Cappa nella vicenda di Garlasco,  ha intimato all’autrice del post di provvedere alla rimozione del post, di scrivere una lettera di scuse al generale e, in fine, contattare gli avvocati entro 10 giorni per “poter valutare una soluzione bonaria della controversia” per poi sottolineare che, in caso di inadempienza, “provvederemo a tutelare i giusti diritti del nostro assistito davanti alle competenti Autorità Giudiziarie”. In poche parole una querela per diffamazione. 

La donna non ha potuto far altro che rivolgersi a un proprio legale e, tutelata dall’avvocato Stefano Caroli, per contestare il tenore della missiva. In particolare, ha sottolineato il difensore della riccionese, “L’espressione utilizzata dalla mia assistita è effettivamente una volgare ingiuria, pur tuttavia ormai priva di connotazione offensiva nel linguaggio comune. lI fatto ingiurioso non è dunque punibile in nessuna sede per l’uso frequente quasi inflazionato del termine, a causa dell’impoverimento del linguaggio e dello scadere del galateo”. Al momento, tuttavia, non è dato a sapere se gli avvocati del generale accetteranno la tesi difensiva o se, invece, procederanno a formalizzare la querela nei confronti della riminese.

Per Vannacci, tuttavia, c’è un pericoloso precedente che potrebbe “salvare” la signora che ha scritto il post. Nel 2024, infatti, il Tribunale di Ravenna aveva assolto Pier Luigi Bersani dall’accusa di avere diffamato il generale. L’esponente dem aveva utilizzato lo stesso epiteto della riminese per definirlo durante una intervista dal palco della Festa dell’Unità di Ravenna l’1 settembre 2023. Anche in quella occasione il futuro presidente di Futuro Nazionale aveva sporto una querela e, nel febbraio del 2024, la Procura ravennate aveva chiesto per Bersani un decreto penale di condanna per 450 euro di multa per diffamazione. Il Gip Corrado Schiaretti, dopo una disamina giuridico-grammaticale, aveva invece concluso che la richiesta del Pm non può “essere accolta per insussistenza giuridica e prima ancora linguistica”. In particolare Bersani, in relazione al bestseller di Vannacci ‘Il mondo al contrario’, aveva ambientato il suo ragionamento in un ipotetico ‘bar Italia’ e, intervistato da una giornalista, aveva posto questa domanda: “Ma se in quel bar lì è possibile dare dell’anormale a un omosessuale, è possibile anche dare del cog****** a un generale?”.

Nello specifico secondo il giudice, le parole di Bersani “non possono essere qualificate come metaforiche”, ma è accaduto piuttosto che “il querelante abbia confuso la figura della metafora con quella della allegoria“. Per questo il gip aveva pronunciato una sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste”.


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