Cosenza, PolMeeting 2026: focus sulla violenza di genere con il comandante Silvia Zaghi
A Cosenza, la tredicesima edizione del PolMeeting mette al centro formazione, prevenzione e sicurezza, con un focus cruciale sul contrasto alla violenza di genere. Nella nostra intervista, Silvia Zaghi, vicepresidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Padova, comandante della Polizia Locale di Codevigo e consigliera nazionale UPLI, lancia un messaggio chiaro: «La priorità è mettere in sicurezza la vittima. Servono formazione, fiducia e una rete capace di intervenire tempestivamente».
COSENZA – Cinque minuti possono fare la differenza tra il silenzio e una richiesta d’aiuto. È il tempo in cui una donna vittima di violenza può trovare il coraggio di parlare, sentirsi finalmente ascoltata e intravedere una via d’uscita. Ma è anche un momento delicatissimo, in cui un approccio sbagliato, la mancanza di preparazione o l’incapacità di riconoscere i segnali di pericolo e instaurare un rapporto di fiducia possono compromettere la tempestività e l’efficacia dell’intervento. È da qui che passa una delle sfide più complesse per la Polizia Locale: trasformare la presenza quotidiana sul territorio in uno strumento concreto di prevenzione e contrasto alla violenza di genere. Grazie alla conoscenza del contesto locale e al rapporto diretto con la comunità, gli operatori possono intercettare situazioni di vulnerabilità, cogliere i campanelli d’allarme e contribuire ad attivare percorsi di protezione.
Sono questi i temi al centro del confronto con Silvia Zaghi, vicepresidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Padova, comandante della Polizia Locale di Codevigo e consigliera nazionale UPLI. Dalla formazione degli operatori alla gestione delle situazioni ad alto rischio, fino alla necessità di protocolli condivisi, la nostra intervista approfondisce le strategie per rendere la prevenzione più concreta ed efficace. Con una priorità irrinunciabile: mettere in sicurezza la vittima. La riflessione si inserisce nel programma della tredicesima edizione di PolMeeting, il meeting nazionale della Polizia Locale e della Pubblica Amministrazione, in programma il 15 e 16 ottobre in piazza Bilotti, a Cosenza.
Comandante, quali procedure operative dovrebbe seguire la Polizia Locale quando riceve una segnalazione di violenza di genere o individua una possibile vittima durante un controllo?
«La Polizia Locale svolge un ruolo molto importante nel contrasto alla violenza di genere, anche perché è una presenza capillare sul territorio e può intercettare situazioni di difficoltà persino durante attività apparentemente ordinarie, come un accertamento di residenza. Il momento dell’accoglienza della donna è fondamentale: bisogna riuscire a instaurare un rapporto di fiducia e trasmetterle sicurezza. I primi cinque minuti di contatto con la vittima possono davvero fare la differenza. A seconda di come si pone l’operatore, possono favorire l’apertura e la richiesta di aiuto oppure, al contrario, rendere più difficile la comunicazione. Per questo è indispensabile una formazione specifica sul contrasto alla violenza di genere. Prevenire significa innanzitutto conoscere il fenomeno, non soltanto dal punto di vista normativo, ma anche nelle sue dinamiche e nelle conseguenze del trauma relazionale. È proprio questo uno degli aspetti che approfondiamo durante la sessione di PolMeeting».
Quali segnali possono aiutare gli operatori a riconoscere una situazione ad alto rischio e a indirizzare correttamente la vittima verso le strutture competenti?
«Sono molto importanti anche le segnalazioni di parenti, amici e colleghi, perché possono contribuire a far emergere situazioni di disagio e consentire agli operatori di avvicinarsi alla persona coinvolta, offrendole aiuto e sostegno in una fase particolarmente delicata. È fondamentale, prima di tutto, instaurare un rapporto di fiducia e garantire la sicurezza della vittima. Gli operatori devono saper cogliere gli eventuali segnali di rischio, come nuove minacce da parte del maltrattante o altri elementi che facciano temere un aggravamento della situazione.
La priorità è mettere al sicuro la persona, individuando gli interventi necessari e indirizzandola verso le strutture competenti. Allo stesso tempo, è importante raccogliere gli elementi utili alle indagini e attivare le misure di prevenzione previste, per evitare che la violenza degeneri in conseguenze fisiche ancora più gravi, fino a mettere in pericolo la vita della vittima».
Quale ruolo possono svolgere le Commissioni Pari Opportunità e le amministrazioni locali nella costruzione di protocolli condivisi e di una rete efficace di prevenzione?
«Le Commissioni Pari Opportunità, sia comunali sia provinciali, hanno un ruolo importante nel supportare gli organi amministrativi e nel promuovere attività di sensibilizzazione rivolte agli enti locali e ai cittadini. Sensibilizzare significa contribuire a far conoscere il fenomeno e favorire una maggiore consapevolezza collettiva. È fondamentale costruire una rete attraverso protocolli condivisi. Come Commissione Pari Opportunità della Provincia di Padova, abbiamo recentemente promosso e realizzato un convegno che ha coinvolto diversi ordini professionali, l’università e gli enti locali, con l’obiettivo di favorire la definizione di un protocollo comune.
Un elemento innovativo è stata la partecipazione dell’Ordine dei veterinari. Anche il maltrattamento di un animale, infatti, può rappresentare un segnale di una situazione di pericolo o di violenza domestica. Per questo è importante saper cogliere tutti gli elementi che possono aiutare a individuare precocemente il disagio. Naturalmente, ogni soggetto deve operare nell’ambito delle proprie competenze. Non si tratta di sovrapporre ruoli e responsabilità, ma di favorire il dialogo tra tutti gli attori impegnati nel contrasto alla violenza di genere».
La collaborazione tra istituzioni e professionisti è quindi una condizione essenziale per rendere la prevenzione realmente efficace?
«Assolutamente sì. È essenziale fare rete tra i diversi attori coinvolti nel contrasto alla violenza di genere. Questo non significa sovrapporre le competenze, ma costruire un dialogo concreto e costante, capace di rendere più efficaci gli interventi. La prevenzione è fondamentale, così come la sensibilizzazione. Conoscere il fenomeno, riconoscerne i segnali e promuovere la collaborazione tra istituzioni e professionisti significa aumentare la possibilità di intervenire tempestivamente e proteggere le persone in situazioni di vulnerabilità».
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