Contributo extra per le Feste di Settembre, protesta degli operatori sotto il Comune

Continua a far discutere a Lanciano il contributo extra chiesto dal Comune agli operatori commerciali con dehors per sostenere i costi delle Feste di settembre 2026. Malgrado nei giorni scorsi ci sia stata una rimodulazione delle quote forfettarie, ridotte da 300 a 100 euro al giorno nei giorni clou delle festività patronali, martedì 18 agosto la protesta degli operatori è arrivata fin sotto il palazzo municipale, dove alcuni commercianti, accompagnati dal presidente di Fiesa-Confesercenti, Fabrizio Giardino, si sono radunati.
Ieri era infatti in programma il consiglio comunale in cui si discuteva l’interrogazione presentata sul tema dalla minoranza consiliare. Sono 55 gli operatori del centro città interessati dal contributo extra. «L’interrogazione che ho illustrato ieri in consiglio comunale nasce da una questione molto concreta, il cosiddetto forfait previsto per le attività commerciali in occasione delle Feste di Settembre e le modalità con cui questa misura è stata introdotta e applicata – spiega la consigliera comunale Rita Aruffo, che insieme a Piero Cotellessa, Leo Marongiu, Marusca Miscia e Davide Caporale, torna sul confronto avuto in aula e sulle risposte fornite dall’amministrazione – Ritengo importante ristabilire un punto di chiarezza, perché il tentativo di scaricare sull’intero consiglio comunale la responsabilità di una decisione che riguarda metodo, modalità operative e importi, non funziona. Queste scelte non sono state determinate genericamente dal consiglio: sono state assunte attraverso due specifiche deliberazioni di giunta, che hanno definito gli aspetti operativi della misura».
«Non si può quindi confondere il ruolo del consiglio con quello dell’organo esecutivo – prosegue la consigliera – soprattutto quando si parla di decisioni concrete che incidono direttamente sulle attività economiche della città. La responsabilità politica delle scelte adottate deve essere ricondotta a chi le ha assunte. Parliamo di commercianti, pubblici esercizi e attività che durante le Feste di Settembre svolgono un ruolo fondamentale nell’accoglienza e nella vivacità della città. Eppure queste categorie non sono state convocate, non sono state ascoltate e non sono state coinvolte nella definizione della misura. È un metodo che considero profondamente sbagliato».
Aruffo e Cotellessa ribadiscono inoltre le perplessità sui criteri applicativi: «Non è ragionevole applicare un forfait indistinto senza considerare adeguatamente le caratteristiche delle diverse attività, le dimensioni degli spazi utilizzati e l’effettiva incidenza dell’occupazione. Un criterio che non tiene conto delle proporzioni dell’attività rischia di produrre situazioni profondamente squilibrate, facendo pagare allo stesso modo realtà molto diverse tra loro».
La questione, dunque, non riguarda soltanto l’entità economica dell’onere, ma il principio di equità e il metodo con cui l’amministrazione assume decisioni che incidono sul tessuto produttivo cittadino. «Le Feste di Settembre – concludono Rita Aruffo e Piero Cotellessa – dovrebbero rappresentare un momento nel quale l’amministrazione comunale lavora insieme alle categorie economiche per valorizzare la città, non un’occasione per introdurre misure senza un adeguato confronto. Se davvero si vuole sostenere il commercio e riconoscere il ruolo che le attività svolgono durante le Feste, bisogna innanzitutto ascoltarle e costruire insieme le soluzioni. E soprattutto bisogna assumersi con chiarezza la responsabilità delle proprie decisioni, senza cercare di attribuirla indistintamente all’intero consiglio comunale».
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