Iran, nel mirino le basi Usa in Europa: quanto rischia Sigonella?
L’Iran ha valutato la possibilità di colpire obiettivi militari statunitensi in Europa meridionale e sud-orientale qualora il presidente Donald Trump decidesse di intensificare il conflitto, riferisce il Financial Times, citando due persone vicine al regime di Teheran. Secondo le fonti del quotidiano, le forze iraniane hanno preso in esame possibili attacchi contro asset Usa in Paesi come la Bulgaria, che il mese scorso ha autorizzato l’uso della base aerea di Bezmer per il rifornimento di aerei militari statunitensi. Anche Cipro sarebbe stata considerata, dopo che una base britannica sull’isola è stata colpita da un drone a marzo.
Le fonti riferiscono inoltre che Teheran ha esaminato separatamente la possibilità di attaccare i cavi sottomarini in fibra ottica nello Stretto di Hormuz in caso di una nuova escalation. Secondo il quotidiano, i vertici iraniani starebbero valutando un ampliamento del raggio delle possibili rappresaglie, oltre gli obiettivi militari, energetici e infrastrutturali statunitensi in Medio Oriente. Le Guardie della rivoluzione e altri comandanti militari avrebbero avvertito che un nuovo conflitto su larga scala potrebbe coinvolgere obiettivi più lontani.
Quanto rischia Sigonella
In caso di attacco iraniano, le basi italiane sarebbero a rischio? Sigonella, in Sicilia, occupa una posizione particolare nello schieramento statunitense in Europa. La sua distanza dall’Iran la rende meno esposta, sul piano geografico, rispetto alle installazioni americane collocate nel Mediterraneo orientale e nell’Europa sudorientale. Ma questo non significa che possa essere considerata completamente al riparo. Il punto centrale è il ruolo strategico di Sigonella. La base è uno dei principali nodi americani nel Mediterraneo per le attività di sorveglianza, ricognizione e raccolta di informazioni, oltre a rappresentare un’importante piattaforma logistica e operativa. Proprio queste funzioni potrebbero renderla un’infrastruttura di particolare interesse in uno scenario di confronto diretto tra Washington e Teheran. Sul piano delle capacità missilistiche, l’Iran dispone di vettori balistici in grado di coprire distanze attorno ai 2.000 chilometri. Sigonella si trova però oltre questo raggio rispetto all’Iran nordoccidentale. L’eventuale impiego di sistemi con portata superiore, come alcune varianti della famiglia Khorramshahr, rimane un’ipotesi più difficile da valutare: sulle effettive prestazioni, sulla disponibilità operativa e soprattutto sulla capacità di raggiungere con precisione obiettivi così lontani esistono ancora significative incertezze nelle informazioni pubbliche. Sigonella non è una base «a portata dei missili iraniani». Più correttamente, si tratta di una struttura che, in caso di un allargamento del conflitto, potrebbe assumere una crescente rilevanza strategica proprio per le attività che ospita. La distanza rappresenta oggi un importante elemento di protezione. Ma in uno scenario di escalation, la funzione strategica di Sigonella potrebbe renderla comunque un’infrastruttura da monitorare con particolare attenzione. E il tema non riguarda soltanto la possibilità di un attacco diretto: eventuali minacce, tentativi di sabotaggio o azioni indirette contro gli interessi statunitensi nel Mediterraneo potrebbero assumere un peso crescente. Sigonella, quindi, non è necessariamente tra gli obiettivi più facilmente raggiungibili dall’Iran, ma resta uno dei punti strategicamente più sensibili della presenza americana nel Mediterraneo.
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