Liguria

Conte alla Festa dell’Unità, arrivo con Salis ma sulle primarie idee diverse. L’ex premier: “Facciamole e non siano divisive”

Genova. “Le primarie non sono nella nostra tradizione, abbiamo mai fatto le primarie? No. È nella vostra tradizione, e la rispettiamo. Facciamo le primarie, facciamole come partecipazione popolare. ​Allora io dico questa sera alla prima Festa dell’Unità, ai miei del Movimento 5 Stelle: se qualcuno degli iscritti, e qui ce n’è qualcuno ritiene che Elly Schlein sia la candidata più idonea e competitiva, votate Elly Schlein. Non possiamo fare le primarie di partito, non possiamo stare lì a vedere ognuno si coltiva il suo campo. Cosa dobbiamo andare a vincere? Dobbiamo guardare a queste sfide. ​E allora non possono essere divisive, perché per me non lo saranno, e sono convinto che per Elly Schlein non lo saranno. Ma facciamole senza nessuna divisività, senza nessuna competizione volta a squalificare”.

Lo ha detto Giuseppe Conte dal palco della Festa dell’Unità di Genova. Dopo Elly Schlein e Silvia Salis, la kermesse è tornata a essere il centro della politica (anche) nazionale con il leader del Movimento 5 Stelle.

“Noi dobbiamo assolutamente chiamarvi a una grande partecipazione popolare, perché non vedo altre soluzioni in questo momento – ha aggiunto, presentando una posizione nettamente diversa da quella espressa da Silvia Salis, contraria alle primarie – ce ne potevano essere delle altre, ma mi pare che ormai siamo concentrati su queste due possibilità: o segretario del partito più grande oppure le primarie. Io non ho, nella prospettiva delle primarie, degli avversari. Io ho dei compagni di viaggio con cui lavoreremo comunque tutti insieme come una squadra”.

Conte arriva con Salis alla Festa dell'Unità

Conte e Salis, ricalcando il copione già messo in atto nella serata dedicata al comizio della segretaria dem, sono arrivati insieme, a piedi, in piazza Caricamento. Un rapido saluto e nessun argomento spinoso affrontato nei pochi metri percorsi prima di raggiungere la Settembrata, anche questa sera con numeri da tutto esaurito (anche se forse, sebbene i bilanci si faranno alla fine della manifestazione, delle ultime tre serate quella più partecipata è stata quella con Schlein).

Ad ascoltare Giuseppe Conte e Andrea Orlando molti iscritti dem e simpatizzanti del Movimento 5 Stelle – tra i vertici pentastellati si sono visti il capogruppo del M5s al Senato Luca Pirondini, il coordinatore regionale Stefano Giordano, il presidente del municipio Medio Ponente Fabio Ceraudo – e la stessa sindaca Salis che, seduta in prima fila accanto al vicesindaco Alessandro Terrile, ha seguito il confronto. Salis non ha partecipato al confronto fuorché per una piccola parentesi, quando il moderatore le ha chiesto di ripetere la frase “Mi nu ghe sun”, scandita ieri a chi le parlava dell’ipotesi di un suo ruolo per guidare il campo largo.

Sull’utilità delle primarie, anche la posizione di Andrea Orlando, esponente della maggioranza del Pd: “Dipende da come si fanno e da quando si fanno. Prima di discutere di questo, la priorità è costruire una piattaforma programmatica. Contemporaneamente bisogna fare una grande battaglia nel Paese contro la legge elettorale. È un tentativo di introdurre un vulnus alla Costituzione che rischia di essere sottovalutato”, spiega. Quindi, “la prima battaglia da fare ora insieme è questa”.

Prima dell’inizio del dibattito, che ha visto Giuseppe Conte dialogare con il responsabile politiche industriali del Pd e coordinatore dell’opposizione in consiglio regionale, Andrea Orlando (con la moderazione del direttore del SecoloXIX Andrea Castanini), l’ex premier ha voluto lanciare un messaggio al centrodestra e al governo Meloni: “Quattro anni di governo, zero riforme. Sicuramente è il governo più longevo della storia repubblica ma a questo corrisponde anche la più grande irresponsabilità nella storia repubblicana di non aver fatto nulla per i cittadini, che si trovano con un caro inflazione, un caro bollette, carburante alle stelle, le buste paga molto leggere, troppo leggere. E questo governo si caratterizza solo quindi per tasse e propaganda. Devono andare a casa.

Conte arriva con Salis alla Festa dell'Unità

Prima del dibattito c’è spazio anche per un rapido collegamento con una trasmissione Mediaset. Tra i temi affrontati anche il fenomeno Vannacci: “Stiamo vedendo il cortocircuito del centrodestra anche sulla legge elettorale – dice Conte – perché adesso, proprio la presenza di Vannacci sta spingendo la maggioranza di governo a introdurre o comunque progettare emendamenti per contenerlo. Ma il fenomeno Vannacci da che cosa nasce? Nasce dai fallimenti di questo governo Meloni, dalle delusioni che ha procurato ai tanti cittadini che l’hanno votata. E lo spazio politico è tutto quello. Vannacci, al di là di tante provocazioni e agli altri di tante sciocchezze che sta dicendo, beh, non sta occupando uno spazio rispetto alle promesse non mantenute del governo Meloni”.

A chi gli fa notare che lo stesso ex generale è stato indicato – dal Financial Times – come il “cavallo di Troia” della Russia nel nostro Paese in una sorta di guerra ibrida, il leader del M5s risponde: “Questo governo anche per quanto riguarda anche il dossier russo-ucraino, è molto diviso. Per quanto riguarda le opposizioni, questo sarà uno dei temi su cui ovviamente ci dovremo confrontare. Ci siamo detti che questo mese di settembre ce lo stiamo prendendo per cercare poi di tirare le fila di un progetto programmatico unitario. E su questo dovremo assolutamente trovare una sintesi. Poi conoscete la posizione mia e del Movimento 5 Stelle: io ho sempre detto che sicuramente non c’è, realmente e concretamente una minaccia della Russia di voler invadere l’Europa. Le guerre ibride sono in corso da tempo. C’è una criminalità internazionale, e anche una criminalità, diciamo, che è, come dire, contigua a molte autocrazie che punta molto su questo. È una questione che da anni stiamo affrontando e ci deve spingere a investire sempre più per quanto riguarda la sicurezza cibernetica”.

L’applauso più convinto, Giuseppe Conte lo strappa dichiarando che il governo del campo progessista non avrà alcuna remora a riconoscere lo stato di Palestina (passaggio che il Comune di Genova guidato da Salis ha fatto mesi fa): “Sulla politica internazionale siamo molto meno divisi che su altre tematiche”.




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