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Compiti per le vacanze, la proposta dello psicologo Giuseppe Lavenia: abolirli in favore di dieci esperienze di vita reale

Il dibattito sui compiti delle vacanze si riapre puntualmente con la fine dell’anno scolastico.

A intervenire sul tema sulle colonne di Repubblica è lo psicologo Giuseppe Lavenia, che in una sua riflessione avanza la proposta di abolire i tradizionali esercizi estivi. Secondo l’esperto, infatti, questo modello educativo andrebbe rivisto per dare maggiore spazio alla crescita personale degli alunni, poiché rischia di essere sempre più distante dalla realtà che i ragazzi vivono.

La riflessione sull’intelligenza artificiale e le famiglie

Nella visione di Lavenia, la pratica di imporre decine di pagine da completare o capitoli da ripassare risulta ormai anacronistica. Lo psicologo sottolinea infatti come l’arrivo dell’intelligenza artificiale abbia mutato le abitudini di studio degli studenti, i quali utilizzerebbero sempre più spesso strumenti come ChatGPT per svolgere gli incarichi in pochi secondi.

Inoltre, l’esperto evidenzia una dinamica familiare molto frequente: il peso del ripasso estivo finirebbe spesso per ricadere sui genitori. Lavenia fa notare che madri e padri si ritrovano a suggerire, correggere o completare il lavoro scolastico al posto dei figli. Una situazione che, a suo parere, rende di fatto impossibile capire chi stia realmente svolgendo i compiti e se i ragazzi stiano imparando.

Le competenze umane secondo l’esperto

L’analisi del professionista si sposta poi sui meccanismi dell’apprendimento. Lavenia sostiene che per assimilare davvero i concetti siano necessarie motivazione, curiosità e coinvolgimento emotivo, elementi che non si conciliano con la percezione dei compiti come un mero obbligo da smarcare.

A suo avviso, la scuola sta utilizzando strumenti pensati per un mondo che non esiste più e dovrebbe invece concentrarsi su attitudini che nessun algoritmo potrà mai replicare: “La vera sfida è sviluppare ciò che nessuna macchina può sostituire: il pensiero critico, l’empatia, la capacità di affrontare le difficoltà, la creatività, il senso di responsabilità, la costruzione della propria identità.”.

L’alternativa: dieci esperienze per l’estate

Partendo da queste premesse, lo psicologo formula un’alternativa per i mesi più caldi dell’anno. Suggerisce che a settembre gli insegnanti chiedano a ogni alunno di raccontare non dei temi inventati, ma dieci esperienze vissute realmente. Tra le attività indicate specificamente da Lavenia figurano:

  • una conversazione significativa con un nonno;
  • una giornata dedicata ad aiutare qualcuno;
  • un litigio risolto;
  • un giorno trascorso senza telefono.

Secondo l’esperto, queste esperienze, pur essendo difficili da valutare con un voto, permettono ai giovani di sperimentare la realtà e conoscersi a fondo. Lavenia muove una critica diretta all’istituzione scolastica affermando che, negli ultimi decenni, ha dedicato enormi energie a misurare la memoria degli iscritti, tralasciando di comprendere le persone che stanno diventando.

Nelle conclusioni del suo intervento, lo specialista ricorda che la vita adulta richiede di saper gestire le delusioni, assumersi responsabilità e costruire relazioni sane. Per Lavenia, l’estate possiede il potenziale per trasformarsi in uno straordinario laboratorio educativo diffuso, un momento in cui l’apprendimento esce dalle aule per incontrare la vita reale.


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