Commemorazione Gruppo Valanga, Dika: “Quei ragazzi scelsero da che parte stare”
Il sottosegretario alla Presidenza della Regione Toscana Bernard Dika questa mattina alla commemorazione della battaglia del Monte Rovaio a Molazzana, Lucca: “Puccetti aveva 21 anni, io ne ho 28. La domanda che questa montagna ci consegna è semplice: noi, oggi, da che parte stiamo?”
Scritto da Sara Ghilardi, domenica 30 agosto 2026 alle 11:01
“Quando questa lapide fu incisa lasciò un messaggio preciso: I giovani delle generazioni avvenire salgano qua. Quelle generazioni siamo noi. Siamo saliti. E adesso abbiamo il dovere di chiederci che cosa abbiamo imparato”. È uno dei passaggi dell’intervento pronunciato questa mattina dal sottosegretario alla Presidenza della Regione Toscana Bernard Dika, in occasione della commemorazione della battaglia del Monte Rovaio e del sacrificio del Gruppo Valanga, la formazione partigiana che il 29 agosto 1944 affrontò sulle montagne della Garfagnana un durissimo scontro con le forze nazifasciste.
Dika ha scelto di ricordare soprattutto i volti, le età e le scelte di quei giovani, a partire dal comandante Leandro “Pippo” Puccetti, studente di Medicina di appena 21 anni, gravemente ferito durante la battaglia e morto pochi giorni dopo.
“Io ho 28 anni, Puccetti ne aveva 21 – ha detto Dika –. E davanti alla sua storia non riesco a non farmi una domanda: io, a 21 anni, cosa avrei fatto? È facile chiamarli eroi ottant’anni dopo. Molto più difficile ricordare che erano ragazzi. Avevano paura, avevano famiglie, sogni, una vita davanti. Il loro coraggio non fu non avere paura: fu decidere che esisteva qualcosa che valeva più della propria paura”.
Il sottosegretario ha ricordato anche il legame strettissimo tra i partigiani e la popolazione dell’Alpe di Sant’Antonio e la figura di Violante Bertoni Mori, “Mamma Viola”, che a Casa Tréscola offrì rifugio, cibo e assistenza ai giovani del Gruppo Valanga.
“I tedeschi le incendiarono la casa e poi la fecero saltare. Eppure chi la conobbe ricordò che Mamma Viola non ebbe parole di recriminazione per ciò che aveva perso: il suo dolore erano quei ragazzi che non tornarono. Aveva perso quasi tutto. E non pianse per le mura. Pianse per i ragazzi. Anche questo fu Resistenza: aprire una porta sapendo quanto poteva costare, dividere il poco che si aveva, scegliere di non voltarsi dall’altra parte”.
Dika ha quindi legato la memoria della Resistenza alla responsabilità delle nuove generazioni.
“La libertà non è eterna. La democrazia non è eterna. La pace non è eterna. Nessuna generazione le riceve in proprietà: le riceve in prestito e ha il dovere di riconsegnarle a quella successiva. Per questo essere antifascisti oggi non significa vivere rivolti al passato. Significa guardare al futuro sapendo dove può arrivare una società quando comincia a considerare alcuni esseri umani meno degni di altri, quando l’avversario diventa un nemico e quando l’indifferenza diventa più comoda della scelta”.
Richiamando le parole scritte dal partigiano del Gruppo Valanga Silvano Valiensi per i compagni caduti – «moriste voi soli per tutti» – Dika ha sottolineato come quel “tutti” comprenda anche le generazioni nate molti decenni dopo.
“Anche per noi. Anche per chi oggi può salire liberamente su questa montagna e dire ciò che pensa. Per questo il modo peggiore di ricordare quei ragazzi sarebbe metterli su un piedistallo, deporre una corona e pensare che non abbiano più niente da chiederci. Questa montagna continua invece a farci una domanda: voi, oggi, da che parte state?”.
“Ottantadue anni fa – ha concluso Dika – quei ragazzi risposero non con un discorso, ma con la propria vita. A noi, per fortuna, non viene chiesto quel sacrificio. Ci viene chiesto di non essere indifferenti, di partecipare, di difendere la democrazia e di avere il coraggio di scegliere. Il Sentiero della Libertà non finisce al Piglionico e non finisce su questa montagna. Comincia da qui e continua nelle nostre scelte, ogni giorno. Adesso tocca a noi”.
Source link




