Come l’AI sta rivoluzionando il lavoro: numeri e strategie aziendali
Gli effetti sui licenziamenti ci sono, con numeri rilevanti ma che potrebbero aumentare esponenzialmente anche nel breve periodo. Quelli sulle mancate assunzioni sono già oggi ancor più profondi, anche se difficili da quantificare. Ma l’effetto più rivoluzionario dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro è di tipo qualitativo. Perché cambia la modalità e l’organizzazione del lavoro, soprattutto con l’integrazione degli agenti AI nei processi aziendali che ridefiniscono flussi, responsabilità e, quindi, organigrammi. Per tale ragione, è necessario un ripensamento sistematico della collaborazione uomo-agente nelle imprese. Così da affrontare questa rivoluzione, e possibilmente uscirne più forti.
Partiamo dai numeri. General Motors ha annunciato il taglio di oltre 500 posti di lavoro, citando l’AI nel settore tecnologico. Ad aprile la casa madre di Snapchat ha annunciato il licenziamento del 16% della sua forza lavoro per lo stesso motivo. Meta ha attuato ristrutturazioni e tagli per circa 8.000 posti (il 10% della forz
a lavoro) e ha cancellato 6.000 assunzioni in programma. Cloudflare per 1.100 persone. Si potrebbe andare avanti ma, per avere un quadro più generale, secondo il Job Cuts Report di Challenger, Gray & Christmas, da gennaio a settembre le aziende americane hanno varato piani di licenziamenti per un milione di persone, il numero più alto dal 2020 (l’anno del Covid), mentre hanno annunciato piani di assunzioni per 204 mila posizioni, il numero più basso dal 2009, quello post crack Lehman Brothers. La rivoluzione vera, però, è altrove.
La ricerca pubblicata da Anthropic a marzo 2026 sull’impatto degli LLM nelle occupazioni statunitensi mostra un dato che merita attenzione: nelle professioni più esposte all’AI, le assunzioni dei lavoratori tra i 22 e i 25 anni sono calate del 14% rispetto al 2022, mentre il tasso di nuove assunzioni nelle occupazioni meno esposte è rimasto stabile. Computer programmer, customer service e data entry sono in cima alla classifica delle attività più “coperte” dagli usi automatizzati di Claude — rispettivamente 75%, alta esposizione anche per i ruoli amministrativi, e 67% di copertura per gli operatori di immissione dati. Lo stesso studio segnala che, finora, non si osserva un aumento sistematico della disoccupazione complessiva nelle professioni più esposte. Il segnale di trasformazione passa altrove: nei flussi di ingresso al lavoro, nella composizione delle mansioni, nel ridisegno degli organigrammi. È qui che la questione diventa, prima ancora che tecnologica, organizzativa.
Anche la giurisprudenza italiana si sta adeguando. Con la sentenza n. 9135 del novembre 2025, il Tribunale di Roma ha riconosciuto legittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo di una graphic designer il cui ruolo era diventato ridondante a seguito di una riorganizzazione condotta anche con strumenti AI. Il giudice ha trattato l’AI come una qualsiasi altra leva di efficientamento. Non sono cambiate le norme, è cambiato il perimetro di applicazione. Perché è cambiata, e cambierà ancora di più, l’organizzazione del lavoro e delle aziende.
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