Colloquio Maturità 2026, il decalogo per l’esame: come preparare il discorso iniziale, gestire l’ansia ed evitare la bocciatura per scena muta

Il colloquio della Maturità 2026 cambia volto, abbandonando il classico spunto a sorpresa e si concentrandosi su un nucleo di quattro materie fisse.
Per aiutare i candidati ad affrontare la commissione, il portale Skuola.net ha interpellato l’ex preside Mario Rusconi e la professoressa Loredana Straccamore, stilando un decalogo pratico per massimizzare il punteggio.
L’importanza del benessere e il metodo di ripasso
Arrivare stanchi davanti ai docenti è il primo passo per vanificare gli sforzi di un intero anno. Le maratone notturne sui libri sono controproducenti, perché il cervello necessita di riposare almeno sette-otto ore per elaborare correttamente le informazioni acquisite.
Anche la scelta dell’abbigliamento merita attenzione, soprattutto per contrastare il caldo estivo. L’ideale è puntare su uno stile casual e curato utilizzando tessuti freschi come il lino, ma rispettando sempre il decoro dell’aula. Per i ragazzi restano rigorosamente vietati i pantaloni corti e le scarpe aperte, mentre le ragazze possono indossare i sandali e gonne ad altezza ginocchio.
Sul fronte didattico, la vigilia dell’esame non è il momento giusto per testare nuovi metodi di studio. Il ripasso deve avvenire all’interno della propria comfort zone, accantonando i grandi manuali in favore delle mappe concettuali, strumenti molto efficaci per inquadrare visivamente gli argomenti principali.
L’uso mirato dell’intelligenza artificiale può offrire una marcia in più: caricando i programmi di studio, i maturandi possono chiedere ai chatbot di simulare le potenziali domande della commissione. Per prendere confidenza con i tempi e il suono della propria voce, risulta molto utile anche organizzare un finto colloquio con i genitori o i compagni di classe.
Il discorso iniziale e le esperienze pratiche
Il momento in cui il candidato si siede davanti ai professori non prevede più l’estrazione di uno spunto a sorpresa. L’apertura è affidata direttamente allo studente, che ha a disposizione fino a dieci minuti per presentare se stesso e valorizzare le proprie esperienze scolastiche ed extrascolastiche, basandosi sul Curriculum dello Studente.
L’unico materiale che si può portare fisicamente da casa è una relazione o una presentazione digitale dedicata ai percorsi di alternanza scuola-lavoro. L’esposizione di questo documento non deve mai sembrare un freddo elenco di compiti, ma deve sviscerare in senso analitico le reali competenze apprese sul campo.
I docenti dedicheranno poi uno spazio specifico all’Educazione civica, basandosi sugli argomenti trattati in classe durante l’anno. Preparare un supporto multimediale per questa fase è un obbligo solo per chi si presenta all’esame con un sei in condotta, ma molti insegnanti suggeriscono a tutti i ragazzi di avere un lavoro pronto per arricchire la discussione.
Meno materie e la gestione della scena muta
Il cuore dell’interrogazione è diventato decisamente più focalizzato. I commissari verificheranno esclusivamente la preparazione sulle quattro discipline stabilite a gennaio dal Ministero, seguendo alla lettera i programmi certificati nel documento del 15 maggio.
Un enorme sollievo per i candidati riguarda i collegamenti interdisciplinari, che da quest’anno diventano un’opzione puramente facoltativa. I ragazzi non sono più costretti a cercare forzature per unire materie distanti tra loro, riducendo così il rischio di fare grande confusione e perdere il filo del discorso.
Resta però un ostacolo insidioso da cui guardarsi: il vuoto di memoria improvviso. Rimanere in silenzio in modo volontario costa la bocciatura automatica, mentre una scena muta dovuta a un blocco emotivo o alla scarsa preparazione garantisce un punteggio minimo di soli due punti. Di fronte a un quesito troppo complesso, la reazione migliore è fare un respiro profondo, iniziare a ragionare a voce alta e tentare di spostare con delicatezza il dialogo verso un argomento conosciuto.
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