Sei pronto a sopravvivere alla follia lovecraftiana di The Mound Omen of Cthulhu?
Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un fenomeno decisamente inatteso, probabilmente scatenato dall’esplosiva popolarità di ARC Raiders: ci riferiamo alla richiesta di extraction shooter da giocare in PvE, che si tratti di giochi creati appositamente o di modalità extra per produzioni già sul mercato. Mentre sempre più giochi stanno venendo incontro a questa crescente domanda (da Marathon ad Arena Breakout Infinite), si preparano ad arrivare sugli scaffali anche prodotti creati appositamente per offrire un’esperienza in stile extraction, ma esclusivamente cooperativa, senza l’angoscia di potersi imbattere in altri giocatori.
Tra questi troviamo The Mound: Omen of Cthulhu, nuovo progetto di un team che in passato si è saputo distinguere con produzioni molto diverse, ma con un certo successo: parliamo infatti di ACE Team, che nel suo portfolio ha anche Zeno Clash, l’interessante titolo in prima persona in cui si combatteva a mani nude. In attesa del debutto il prossimo luglio, abbiamo avuto il piacere di fare qualche partita in compagnia degli sviluppatori, che ci hanno affiancati in una serie di terrificanti spedizioni.
Tra allucinazioni e sopravvivenza
Per quanto rientri perfettamente nel sottogenere degli extraction, The Mound: Omen of Cthulhu mira a proporre un’esperienza di gioco differente rispetto a molti altri colleghi. Solitamente siamo abituati a vedere produzioni in cui è vero che il loot è a rischio, ma si hanno comunque i mezzi per contrastare agilmente le varie minacce in giro per la mappa. Nel gioco di ACE Team le cose funzionano in modo leggermente diverso, poiché siamo di fronte ad un titolo con una forte componente horror d’ispirazione Lovecraftiana (già evidente dal sottotitolo).

In The Mound: Omen of Cthulhu noi siamo un gruppo di conquistadores che dal loro galeone, che funge da hub centrale, partono verso nuovi territori da esplorare e saccheggiare. Dopo aver scelto il nostro personaggio, che si differenzia dagli altri per i soli tratti estetici, possiamo selezionare un contratto presso il tavolo del capitano, così da decidere quanto debba essere complicata la missione in base al bottino da recuperare.
Parte così la fase preparatoria in cui i giocatori devono mettersi d’accordo e armarsi con quel poco che viene messo a disposizione dal capitano: sebbene si possano acquistare alcuni oggetti, bisogna prevalentemente arrangiarsi con ciò che appare sulla nave prima della partenza ed è fondamentale che tutti salpino verso la destinazione con qualche strumento offensivo.
Dopo tutta questa fase iniziale, il gruppo da quattro giocatori si ritrova sulla terraferma con al fianco un piccolo carro che funge da deposito mobile, fondamentale sia per riporre tutto ciò che non entra nello striminzito inventario che per depositare le reliquie preziose che si recuperano durante l’esplorazione. Almeno all’inizio, tutto appare normale e la foresta si mostra come un luogo non particolarmente ostile. Bastano pochi passi, però, affinché le cose inizino a diventare sempre più inquietanti, sempre senza un pattern preciso. Certo, fare rumore con i rami o comunque emettere suoni può innescare fenomeni paranormali, ma possono anche verificarsi eventi in maniera casuale. Quando parliamo di questi eventi, ci riferiamo a manifestazioni molto diverse tra loro. Si passa da semplici visioni fino alla comparsa di creature in grado di infliggere danni reali al giocatore. Non mancano nemmeno alterazioni consistenti dell’ambiente circostante che confondono il giocatore e talvolta gli mostrano cose che gli altri non vedono.
A rendere questi momenti ancora più angoscianti ci pensa la chat vocale in game, poiché possiamo comunicare solo con i compagni nei paraggi e questi fenomeni possono isolarci totalmente, finendo talvolta per separare il giocatore dal resto del gruppo. È molto simpatica anche la presenza del fischio, che permette in qualche modo di comprendere quale sia la direzione in cui sono gli altri per tentare un ricongiungimento.
Ciò non significa che non ci si possa dividere volontariamente, visto che in questo modo si aumentano le possibilità di trovare bottino prezioso, così come aumentano anche i rischi di lasciarci le penne contro le creature mostruose che si possono incontrare. La sconfitta non è solo uno spiacevole evento per il giocatore che la subisce, ma anche per il resto della spedizione, visto che il cadavere si rianima poco dopo e inizia a perseguitare chi è ancora in vita, col rischio così di innescare una serie di morti fino al game over.
Ogni proiettile conta
A rendere le cose più difficili ci pensano la scarsità di risorse e un sistema di mira che, a prescindere che si usi una rudimentale arma da fuoco o un arco, rende parecchio complesso puntare con precisione all’obiettivo. Dal momento che i proiettili sono davvero pochi, è facile intuire quanta tensione vi sia ogni volta che si preme il grilletto.
Non è tanto meglio quando si prende un’arma corpo a corpo, poiché ad eccezione del coltellino, particolarmente debole, altri strumenti di morte come la sciabola hanno una durata limitata e dopo aver sconfitto qualche nemico finiscono per distruggersi. Non ci troviamo quindi in un gioco dove le eliminazioni avvengono di continuo e talvolta sarebbe opportuno persino evitare lo scontro per risparmiare le risorse per i momenti in cui servono davvero. Oltre alla possibilità di imbattersi in creature ben più grosse degli infetti simili a zombi, troviamo anche degli inquietanti corvi dagli occhi rossi che appaiono all’improvviso e che, se non vengono eliminati con un colpo preciso dalla distanza, iniziano a seminare il panico tra i membri del gruppo, trasformando una situazione tranquilla in un incubo a occhi aperti.
Ad aumentare la tensione ci pensa anche il fatto che non è possibile impugnare un accessorio e un’arma contemporaneamente. Questo è un bel problema, perché i giocatori che vogliono portare un medaglione si ritrovano ad essere vulnerabili e hanno bisogno di protezione.
Il medaglione è un oggetto di quelli che possono fare la differenza, poiché permette a chi lo impugna di colpirlo e, grazie alla sua rumorosa vibrazione, vedere una scia luminosa che guida verso i tesori più preziosi. È proprio per queste peculiari scelte di design che diventa molto importante comunicare e restare uniti, poiché solo in questo modo si riesce ad uscirne sani e salvi.
Un extraction con una fine
Di The Mound: Omen of Cthulhu non ci è ben chiaro il sistema di progressione e, benché alla fine di ogni missione si ottenga anche esperienza che contribuisce a farci salire di livello, non sappiamo se questa crescita comporti anche qualche tipo di beneficio o permetta di accedere a nuovo equipaggiamento. Gli sviluppatori si sono limitati a raccontarci che in totale potremo esplorare venti diverse mappe, tutte prive di elementi procedurali ma con oggetti posizionati casualmente in ogni partita per garantire un certo grado di rigiocabilità. Anche alcuni cancelli o porte possono essere bloccati o meno in modo randomico, così che giocando più volte nella stessa area si debbano intraprendere sentieri differenti.
A prescindere da quanto si possa essere interessati alla rigiocabilità, il team di sviluppo ci ha anche fornito un dettaglio che ci ha lasciati positivamente sorpresi e che potrebbe giocare a favore del titolo. The Mound: Omen of Cthulhu non solo non è un live service, ma è un prodotto che ha un inizio ed una fine, con tanto di titoli di coda. Non sappiamo dirvi se ci sarà una trama e, in caso positivo, quanto questa possa risultare interessante, ma riteniamo che il fatto che si tratti di un’esperienza non pensata per essere ‘infinita’ abbia più risvolti positivi che negativi.
Un horror poco originale
Sul fronte tecnico è ancora presto per esprimere un giudizio definitivo, poiché la build provata era precedente a diversi interventi già completati dal team. Parlando invece della direzione artistica, The Mound: Omen of Cthulhu ci ha convinti solo in parte. Sarà che negli ultimi tempi c’è un abuso dell’horror in stile lovecraftiano, ma per quanto gli sviluppatori si siano impegnati non ci troviamo di fronte ad un prodotto che riesce davvero a distinguersi sul fronte estetico, con poche eccezioni per quel che riguarda il bestiario. Va però sottolineato che abbiamo giocato solo due missioni e non è detto che il titolo non riesca a sorprendere nelle fasi più avanzate.
Source link












