Toscana

chi è e perché è scesa in campo


Si chiama Serena Marinelli la candidata sindaca di Alternativa Comune. “Ma questo – specificano Cristiano Rossi e Marco Tulli, tra i 32 aspiranti consiglieri dell’assise aretina del gruppo – non cambia niente. Non abbiamo iniziato questa campagna elettorale con personalismi e non lo faremo certo adesso. Serena ha accettato, generosamente, di farsi carico di questo onere ma, il nostro è un percorso davvero partecipato e diffuso. Questo significa che, in alcuni momenti, anche nei confronti con gli altri candidati, potrebbe essere un altro della nostra squadra a farsi portavoce del nostro programma e delle nostre idee”.

Una filosofia, pienamente abbracciata anche dalla candidata sindaca che, prima di tutto si definisce “una cittadina”.

“Il messaggio che vogliamo passare non cambia – aggiunge Marinelli – rimane esattamente lo stesso. Siamo tutte e tutti coinvolti nello stesso modo e continueremo a esserlo fino alla fine della campagna elettorale. Vorremmo poterlo essere anche dopo perché insomma, è molto evidente che questa lista è davvero un tentativo incredibilmente straordinario di mettere insieme personalità molto diverse fra loro, da Rifondazione Comunista ai cattolici, dalle casalinghe agli operai, agli artigiani. Un esperimento sociale per cui speriamo di ricevere qualche consenso, ma poi, soprattutto, all’indomani delle elezioni di poter continuare a lavorare con lo stesso impegno e la stessa determinazione”.

Chi è Serena Marinelli

“Pedagogista, progettista sociale e counselor relazionale. Da vent’anni lavori in prima linea per costruire percorsi di autonomia reale, mossa dalla profonda convinzione che la forza di una comunità si misuri dalla sua ostinazione a non lasciare indietro nessuno. Coordino quotidianamente progetti complessi per le persone con disabilità e per le loro famiglie, un’esperienza che mi ha insegnato una lezione fondamentale: le risorse, da sole, sono inutili se manca una visione sistemica. Non basta “provare” a risolvere i problemi; è necessario mettere in rete tutti gli attori del territorio per provare a trasformare i bisogni in diritti e in risorse concrete. Oggi metto questa concretezza al servizio della mia città, perché credo che la politica o è progettazione sociale o non lo è. Porto con me il rigore dell’analisi scientifica e il pensiero creativo delle arti visive. Il mio obiettivo non è fare promesse ma restituire ai cittadini il potere di autodeterminarsi, ricostruendo il dialogo e la fiducia tra le persone e le istituzioni. Non mi accontento di gestire l’esistente. Vorrei una città capace di diventare un cantiere vivo di idee e di saperi. Un luogo dove il welfare smetta definitivamente di essere trattato come un costo da tagliare, ma come il più grande e strategico investimento sulla dignità e sulla bellezza di ogni singola vita”.

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