Catanzaro, Aquilani suona la carica alla vigilia dei playoff con il Palermo: «Siamo forti, giochiamo con la mente libera e il cuore» VIDEO
«Arriviamo a giocare questa partita con grandissimo entusiasmo. Quindi bisogna cavalcare questo entusiasmo. Fare previsioni, dire se è meglio preparare in un modo o nell’altro, non lo so. Ci siamo preparati le altre volte. Abbiamo cercato di recuperare dopo una partita dispendiosa, abbiamo cercato di preparare al meglio questa partita. Sappiamo che sono due partite ma il nostro focus è solo su domani perché abbiamo una bella partita da giocare sotto tanti punti di vista e credo che sia quello il focus. Noi dobbiamo essere consapevoli che domani ci giochiamo qualcosa di importante, non solo per noi, non solo per le nostre famiglie ma per un popolo intero e questo noi lo dobbiamo sapere perché poi se lo riconosciamo e lo riconosciamo al 100 % poi magari andiamo a mettere quel qualcosina in più, quel qualcosina di invisibile in più che ti permette di competere contro squadre molto forti. Quindi, questo è l’aspetto mentale. Al contempo noi siamo una squadra che non deve avere grosse ansia, non deve avere grosso peso sulle spalle, perché siamo una squadra che deve giocare con la mente libera, giocare a calcio meglio degli avversari, perché credo che l’ha dimostrata fino ad oggi». Lo ha detto l’allenatore del Catanzaro, Alberto Aquilani, alla vigilia della gara di play off contro il Palermo, in programma domenica sera allo stadio Ceravolo.
Il recupero di Iemmello
«Le partite – ha proseguito il mister – si vincono dentro al campo, non in conferenza. Quindi credo di essere maniera molto lucida, equilibrato dicendo quello che penso. Iemello sta bene, sta meglio. Abbiamo fatto questo programma di recupero, secondo me, che è andato alla perfezione perché i venti minuti contro l’Avellino e il gol soprattutto, che a volte fa più della medicina, non delle medicine, l’hanno recuperato al 100%, quindi vediamo l’allenamento di oggi, è un calciatore recuperato».
Gestire l’emozione con leggerezza
«Noi crediamo di essere una squadra forte – ha anche affermato Aquilani – e questo lo diciamo, lo pensiamo e lo dimostriamo già da un po’, quindi da questo punto di vista non c’è dubbio. Quando poi però ci sono questo tipo di partite che sono finali, perché questa può essere come se fosse una finale per noi, è ovvio che entrano in campo degli aspetti che sono poco allenabili, un po’ la gestione anche dell’emozione, a volte può essere la paura, mi auguro di no. Io per questo voglio cercare di trasferire il messaggio di questa leggerezza, perché la mia è una squadra che, lo vedete anche i primi dieci minuti di Avellino, sembra un po’ come le corde di violino tese, è una squadra che poi questa cosa non gli fa bene. Quindi, ci giochiamo qualcosa di clamorosamente importante per tutti e questo va riconosciuto. Detto questo, noi se vogliamo competere dobbiamo giocare il nostro calcio, dobbiamo mostrare le nostre qualità, che sono tantissime, abbinate alla maturità, alla malizia, al fatto che giochiamo in casa perché domani ci aspetta e sicuramente qualcosa di caldo. Sono tutte piccole componenti che poi io posso racchiudere qui in conferenza. Poi ci saranno 11/14 giocatori che scenderanno in campo che lo dovranno dimostrare. Quello è sempre la cosa più complessa».
Il confronto di stili e il segno del destino
«Siamo due squadre – ha detto Aquilani confrontando il Catanzaro con il Palermo – che impostano la partita in maniera differente. Poi non sto qui a sindacare quale può essere meglio, quale può essere peggio, ma sicuramente è differente. Noi cosa abbiamo? Che noi crediamo fortemente in quello che proponiamo, ce l’abbiamo dentro al sangue e sappiamo che è un’arma importante, che fa male. Per far questo, bisogna giocare al calcio bene, con coraggio, abbinato al fatto che la corsa in più va fatta, il contrasto in più va farro. Se c’è da scoppiare un pallone va scoppiato. Tutte sono tutte le componenti che anche noi abbiamo. Magari pensiamo che abbinate al nostro modo di lavorare possiamo competere anche con queste squadre che hanno sicuramente una rosa che è più competitiva da inizio anno. Noi immaginiamo che è un po’ il segno del destino. Noi vinciamo col Palermo in casa e sarà un po’ la partita della svolta, per me sicuro. Domani, se pensavamo a quel giorno e ti dicevano che andrei a giocare alla semifinale di play-off, in questo modo, saremmo stati tutti ultra contenti. Però, come ho detto prima, gli altri anni c’era questa percezione, io vi vedevo da fuori, eravamo una scuola forte sicuramente, non dobbiamo pensare che abbiamo raggiunto il risultato. Questa sarebbe la cosa che mi dispiacerebbe di più, perché secondo me dobbiamo crederci, possiamo crederci, perché siamo una scuola forte.
Focus su noi stessi, oltre le assenze avversarie
«Palumbo è un giocatore forte, lo conosciamo tutti, ma come abbiamo detto, il Palermo è una squadra strutturata che ne ha diversi di giocatori forti, quindi avranno altri giocatori che lo sapranno sostituire. Ma io non mi concentro troppo sul Palermo, perché chiunque gioca è una squadra importante, con valori; mi concentro tanto su noi stessi, perché il nostro futuro dipende da noi.
Un mix di cuore, follia ed esperienza
«La cosa più importante, oltre a tutti gli aggettivi, è che conta il cuore che hanno questi giocatori. Poi – ha proseguito Aquilani – sei hanno fatto x partite, ne hanno fatte meno, sicuramente chi ne ha di più avrà quelle esperienze in più, magari chi ne ha di meno ha quella leggerezza in più. perché nel calcio serve anche quello, serve anche la leggerezza, a volte la follia, la presunzione, quella corretta di fare determinate cose. Quindi io credo che nel nostro modo di ragionare ci vuole un mix di tutto questo, questa è squadra che ha un mix di tutto ciò, e quindi mi fido talmente tanto di loro e ho una stima così forte nei loro confronti che sono convinto che verrà messo tutto in campo».
Il diritto di sognare e la forza degli episodi
«Se tu arrivi a giocarti una semifinale playoff per andare in Serie A, devi essere – ha sottolineato Aquilani – una squadra forte, organizzata, che ha delle qualità tecniche, morali, fisiche. Questa è una squadra che ha meritato fortemente di giocarsi questa partita domani e di giocarsi anche questa partita con la possibilità di pensare e di potercela fare. Sono tutte componenti che fanno parte di una squadra forte, una squadra che vuole essere forte, una squadra che vuole cercare di vincere le partite, altrimenti senza ritmo le partite non le vinci. Senza qualità le partite non le vinci, dei andare più forte dell’avversario, altrimenti non le vinci. Quindi potresti giocare bene ma per vincere poi ,oltre alla qualità individuale che è fondamentale del calciatore, ci vuole quell’attitudine lì. Ci vuole il voler non accontentarsi, ci vuole il voler sognare. Per sognare bisogna fare qualcosa in più. Noi oggi siamo nelle condizioni di poterlo fare. Io non lo so come andrà questa partita, non ho la palla di vetro, però questa squadra ci proverà in tutti modi. Ci deve credere, perché ha le qualità, perché non dobbiamo fare il campionato che non abbiamo rimorsi. Poi come andrà? Andrà. Però noi oggi ci crediamo. O perlomeno, crediamo di fare una grande partita. Poi a Palermo, pure secondo me, fatto una grande partita e abbiamo preso tre gol. Il calcio poi è fatto di episodi e tre gol sono stati tre episodi. Loro sono una squadra che sull’episodio è micidiale, quindi dovremmo essere molto attenti su quello».
L’identità tattica e l’importanza del saper soffrire
«L’identità che hai quando scendi in campo – ha evidenziato Aquilani – è la nostra arma. Dobbiamo fare in modo di mettere in campo questa arma. Con concretezza, con equilibrio. Noi abbiamo vinto una partita all’andata, poi i risultati nascondono tante cose. Abbiamo vinto una partita all’andata anche di sofferenza. Abbiamo fatto una partita diversa, anche quella dopo con il Venezia, se vi ricordavate. Perché in quel momento, perché era giusto così, perché la squadra era più pronta a fare quella cosa. Era un momento iniziale di difficoltà. Secondo me abbiamo fatto anche delle buone cose, però non iniziavamo le partite, ci pensava questa cosa. Però non va dimenticato, noi dobbiamo ricordarci di quei momenti lì, perché quei momenti ci hanno fatto poi arrivare oggi a mettere dentro anche quelle cose che servono per la sofferenza. Bisogna soffrire per giocare a calcio, bisogna far fatica».
Pensare solo a domani
«Io personalmente penso solo a domani. Non sto pensando minimamente a quello che sarà. E’ ovvio che sappiamo che si giochiamo su due partite, ma farò scelte o impostazioni, come le chiamate, per la partita di domani. Domani giochiamo in casa, domani ci sarà un pubblico incredibile. Domani abbiamo il vento in poppa e quindi la partita sarà domani».
Le ultime valutazioni su Iemmello
«La valutazione che fai è che cerchi di capire chi hai davanti, che tipo di calciatore hai davanti, che tipo di partita hai davanti, che tipo stadio ci sarà domani. Sono valutazioni che incidono un po’ in questo tipo di momenti. La garanzia deve essere che Iemmello sta bene, che può permettere di fare una partita seria. Poi dopo si faranno le scelte. Con lui è sempre un discorso un po’ particolare perché è un giocatore diverso dagli altri, anche per quello che rappresenta, anche per i compagni all’interno del campo, in determinati momenti. Sono tutti discorsi che io sto facendo, non ho ancora deciso. Vediamo l’allenamento di oggi, vediamo la mattina, parlerò anche con lui per capire le sue sensazioni e poi decidiamo».
La crescita personale e il peso dei risultati
«Credo di essere cresciuto molto, senza alcun dubbio. Credo di avere acquisito più certezze, di avere limato alcune cose che probabilmente non andavano bene. Credo che sia stato un anno, come lo dico sempre per i ragazzi, molto importante sotto tutti i punti di vista. E’ ovvio che poi c’è sempre il risultato, come dicevo prima, ti aiuta. Neanche negli anni passati credevo che le cose venivano fatte bene, ma magari un gol al 90° poteva nascondere il luogo comune del calcio italiano che si rifugiava sempre sul risultato e non sulla prestazione. Però vedevo sempre che che c’erano dei mattoni che si stavano mettendo uno sull’altro e stavi costruendo qualcosa. E’ ovvio che i risultati ti aiutano e amplificano tutto in maniera esponenziale. Sono stato aiutato sicuramente dai calciatori in primis, dal direttore sportivo, dalla proprietà. Perché quando funziona un po’ tutto, diventa tutto un po’ più semplice anche avere i risultati».
La forza del Ceravolo e un pensiero per Palermo
«Avevo detto che pur se il Ceravolo non era sold out, ci sentivamo forti. Siamo contenti perché sappiamo che il pubblico è il dodicesimo uomo in campo. Sono qualcosa che per gli altri può diventare un problema, per noi può diventare una forza. Mi auguro che sia una festa e dobbiamo cercare in tutti modi di dare soddisfazioni. Mi lego un attimo a questo concetto, che penso che non ci saranno i tifosi del Palermo e questo mi dispiace, come mi dispiace che non verranno tifosi del Catanzaro a Palermo, perché sarebbero venuti tantissimi sicuramente. Un pensiero però lo faccio ai tifosi del Palermo perché quello che è successo questa settimana non ha toccato solo loro, ha toccato tutti noi. Abbiamo visto delle immagini che ci hanno stretto il cuore, la storia di questa bambina è stata una cosa veramente toccante vedere tutto il pubblico che ha cercato di aiutarle in tutti modi, la società, i tifosi. Quindi mandiamo un abbraccio alla famiglia, perché so che hanno passato anche loro una settimana difficile, ma vi assicuro che anche noi da qui abbiamo vissuto questa storia in maniera delicata». Domani il Catanzaro giocherà con il lutto al braccio per la piccola Alessia, la giovane tifosa del Palermo prematuramente scomparsa nei giorni scorsi.
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