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focolaio nella Repubblica del Congo

La Repubblica Democratica del Congo (Rdc) si trova nuovamente ad affrontare una grave emergenza sanitaria. Si tratta di un nuovo focolaio di Ebola, questa volta causato dal virus Bundibugyo. Si tratta del diciassettesimo focolaio di Ebola riconosciuto nel paese dal 1976, ma ciò che preoccupa gli esperti questa volta è la natura insolita del virus coinvolto, che non è il più comune Ebola-Zaire, bensì il meno noto Bundibugyo.

Le autorità sanitarie, tra cui il Centro africano per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC), stanno monitorando attentamente la situazione.

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Scopri come fare

L’attuale epidemia è stata confermata nella provincia di Ituri, dove sono stati identificati più di 260 casi sospetti. I risultati preliminari dell’Institut National de Recherche Biomedicale (INRB) hanno rivelato che otto dei tredici campioni analizzati provenienti da casi sospetti sono risultati positivi al virus Bundibugyo. Questo protocollo di monitoraggio è stato attuato in risposta a un focolaio di malattie gravi e decessi nelle zone sanitarie di Mongbwalu e Rwampara.

Finora, l’epidemia ha causato circa 80 decessi, con sintomi che includono febbre, dolori generalizzati, debolezza e, in alcuni casi, emorragie.

La rapidità con cui i sintomi si sono aggravati in alcuni pazienti ha richiesto un intervento immediato delle autorità sanitarie.

Emanuele Nicastri, direttore di Malattie infettive ad alta intensità di cura dell’Irccs Inmi Spallanzani, ha sottolineato l’allerta su questa epidemia, evidenziando che il virus Bundibugyo non era atteso, dato che le ultime epidemie avevano coinvolto principalmente il virus Zaire e il sottotipo Sudan. Nicastri ha indicato che la letalità del Bundibugyo è stata inferiore rispetto ad altre varianti di Ebola, ma ha espresso preoccupazione per l’elevato numero di casi segnalati, che potrebbe indicare un’epidemia di grandi proporzioni in arrivo.


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La scoperta del virus Bundibugyo risale al 2007, quando venne identificato nel distretto di Bundibugyo, in Uganda. In quella occasione, furono registrati 131 casi, con 42 decessi. Le caratteristiche del virus sono ancora poco conosciute, e l’assenza di trattamenti specifici rende la situazione particolarmente critica. Attualmente non esistono antivirali né vaccini specifici per il Bundibugyo, e gli sforzi di ricerca si sono concentrati maggiormente su altri ceppi di Ebola.

Nonostante le difficoltà, si segnala una nota positiva: i test diagnostici disponibili, inclusi quelli commerciali, sono in grado di identificare il virus Bundibugyo. Tuttavia, la mancanza di anticorpi monoclonali, essenziali per il trattamento di Ebola-Zaire, rappresenta un ostacolo significativo. Gli anticorpi per il virus Bundibugyo, infatti, non sono stati sviluppati a causa della scarsità di casi recenti.

È previsto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) avvii uno studio per adattare le piattaforme vaccinali già esistenti per Ebola-Zaire al virus Bundibugyo, vista la somiglianza genetica tra i due. Allo stesso modo, si sta progettando di sviluppare terapie antivirali sulla base di trattamenti già utilizzati contro altre varianti di Ebola.


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