La madre deportata incinta a Bolzano. Il padre ucciso: giustizia dopo 80 anni – Bolzano
BOLZANO. Novembre 1944. Ada Buffulini, che coordina il comitato clandestino di resistenza del lager di via Resia, invia a Ferdinando Visco Gilardi, incaricato dell’attività di assistenza, la richiesta di spedire almeno una volta a settimana un pacco di viveri ad Anna Rossi. Ha 34 anni, è incinta al settimo mese. Ha assoluta necessità di nutrirsi. Le guardie ucraine la picchiano. Lei resiste. In qualche modo partorisce, ma il piccolo Giancarlo, gracilissimo dalla nascita, morirà dopo appena cinque mesi perché la madre – per le sue condizioni fisiche – non riusciva più a produrre latte. Resta sola nel suo dolore, Anna, perché nel frattempo il marito Luigi Azzali, anche lui arrestato a Milano per la sua lotta al nazifascismo, trasferito dal lager di Bolzano a Mauthausen il 20 novembre 1944, è stato ucciso nel febbraio 1945 nel sotto campo di Gusen. La giustizia, per questa famiglia di partigiani milanesi, è arrivata – in parte – solo oggi. Ottant’anni dopo. Grazie alla figlia Angela, che ha portato avanti una causa per ottenere un riconoscimento, dando un prezzo a quei giorni di prigionia. Il tribunale di Roma le ha riconosciuto infatti un risarcimento di 115mila euro per crimini di guerra, ribadendo che reati di questo tipo non si possono prescrivere. La condanna è per la Germania, cui è stata addebitata la responsabilità di quei sistematici atti criminali perpetuati negli anni della Seconda guerra mondiale. La decisione si inserisce nel quadro normativo del “Fondo Ristori”, che obbliga lo Stato a risarcire le vittime dello sterminio del Terzo Reich. Centinaia di eredi e superstiti stanno invocando gli indennizzi che l’Italia corrisponde al posto della Germania. Ma tra cavilli e burocrazia in tanti non hanno ancora ricevuto nulla. Nel caso in questione è doveroso sottolineare come il giudice Alberto Cianfarini abbia riconosciuto il risarcimento ad Angela Azzali solo per la morte del padre Luigi, e non per il fratellino Giancarlo. Il Tribunale ha ritenuto che non vi fosse la prova di un nesso di causalità diretto tra i crimini nazisti e il decesso del neonato, preferendo attribuire il dramma genericamente allo «stato di guerra in sé» piuttosto che ad una specifica condotta inquadrabile come crimine contro l’umanità. Nel caso di Luigi Azzali è stato invece appurato il crimine di guerra. Il suo destino si ricongiunge con quello dei “Sette di Gusen”, i membri del Comitato clandestino di Liberazione Nazionale di Bolzano, che faceva capo a Manlio Longon. Partirono dal binario di via Pacinotti il primo febbraio 1945. Nessuno di loro fece più ritorno. E Anna Rossi? Dopo la guerra proseguì la sua vita a Milano, conservando il triangolo rosso di deportata politica, con la sua matricola di Bolzano (6150). Venne a mancare l’8 luglio 2006, ma la sua memoria è ben conservata. Un registro tenuto da Franca Turra, la donna che per prima affiancò Visco Gilardi nel lavoro di assistenza nel lager di via Resia, testimonia che a cadenza settimanale dei pacchi di aiuti furono effettivamente fatti pervenire ad Anna mentre era incinta. Oggi questo prezioso registro, donato dalla figlia di Turra, Gabriella, è depositato presso l’archivio della Fondazione Memoria della Deportazione di Milano.




