Veneto

Caritas sant’Antonio investe 3,8 milioni


 Oltre 3,8 milioni di euro investiti in 122 progetti in tutto il mondo e una nuova sfida umanitaria rivolta ai bambini del Benin colpiti da cataratta. Sono i numeri e gli obiettivi presentati ieri, 10 giugno, dalla Caritas sant’Antonio, in occasione della presentazione del Bilancio sociale 2025 e del nuovo “Progetto 13 Giugno 2026”.

L’evento si è svolto nell’ambito del Giugno Antoniano 2026 alla presenza del direttore di Caritas sant’Antonio Valerio Folli, del rettore della Basilica del Santo Antonio Ramina, della direttrice della Comunità San Francesco di Monselice Monica De Angeli e del direttore generale del Messaggero di sant’Antonio, Giancarlo Zamengo.

I dati

L’ente dei frati della Basilica del Santo ha illustrato i risultati raggiunti nell’ultimo anno: 122 interventi sostenuti, oltre 454mila beneficiari e una presenza in 40 Paesi, con un investimento complessivo superiore a 3,8 milioni di euro. La priorità è stata data all’Africa, continente che ha concentrato il maggior numero di iniziative e l’88% dei destinatari degli aiuti. In particolare, è la Repubblica Democratica del Congo, Paese afflitto da numerosi conflitti armati, ad aver accolto più progetti.

Tra gli ambiti di intervento figurano promozione umana, istruzione, sanità e igiene, con particolare attenzione alle comunità rurali prive di servizi essenziali. Secondo i dati presentati, il 94% delle risorse è stato destinato direttamente ai progetti, mentre il restante 6% è servito a coprire i costi di struttura e di gestione.

L’iniziativa

Accanto ai risultati del 2025, Caritas sant’Antonio ha lanciato il “Progetto 13 Giugno 2026”, un’iniziativa che punta a raccogliere fondi per innovare e potenziare un ospedale mobile oftalmico nella zona della Savana, nel nord del Benin.

L’obiettivo è contrastare la cecità evitabile e la cataratta infantile, una delle principali cause di esclusione sociale e abbandono scolastico nelle aree più povere del Paese africano. Il progetto prevede l’utilizzo di una vera e propria unità ospedaliera itinerante composta da semirimorchi attrezzati con ambulatori e sale operatorie, mezzi di trasporto per raggiungere i villaggi più isolati e un’équipe di medici e infermieri volontari impegnati nelle missioni sanitarie.


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