WhatsApp API: Meta deve riaprire l’accesso agli assistenti AI
La Commissione Europea ha ordinato a Meta di riaprire l’accesso gratuito a WhatsApp per gli assistenti AI concorrenti, imponendo misure cautelari nell’ambito di un’indagine antitrust ancora in corso. È la seconda volta nella storia che la Commissione ricorre a questo strumento, dopo il caso Broadcom del 2009: un segnale che Bruxelles considera la situazione abbastanza grave da non poter aspettare la conclusione dell’indagine.
La vicenda riguarda la WhatsApp for Business API, l’interfaccia che le aziende usano per collegarsi a WhatsApp e interagire con i clienti. Fino al 15 ottobre 2025, quell’accesso era libero per tutti, inclusi gli assistenti AI di terze parti. Poi Meta ha cambiato le regole.
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Il 15 ottobre 2025 Meta ha introdotto una nuova policy che vietava agli assistenti AI di terze parti di usare la WhatsApp for Business API, lasciando come unica opzione Meta AI. La Commissione ha aperto un’indagine a dicembre 2025 e a febbraio 2026 ha già emesso un primo avviso preliminare. A marzo 2026 Meta ha fatto un mezzo passo indietro, riammettendo i concorrenti ma introducendo una tariffa che, secondo la Commissione, vale nella pratica quanto il divieto precedente.
La Commissione conclude che Meta detiene una posizione dominante nel mercato europeo delle app di comunicazione almeno dal gennaio 2023, e che il blocco agli assistenti AI di terze parti costituisce, a prima vista, un abuso di quella posizione. Il rischio concreto è che Meta consolidi il proprio vantaggio in un mercato, quello degli assistenti AI generali, ancora in fase di formazione, dove i nuovi entranti hanno ancora la possibilità di sfidare i grandi.
La decisione odierna impone a Meta di ripristinare le condizioni precedenti al 15 ottobre 2025, ovvero accesso gratuito per tutti gli assistenti AI. Meta ha cinque giorni lavorativi per conformarsi, e dovrà mantenere quelle condizioni fino alla decisione finale dell’indagine. In caso di inadempienza, le sanzioni possono arrivare al 10% del fatturato annuo globale, più penali giornaliere fino al 5% del fatturato medio giornaliero.
Vale la pena ricordare che questa vicenda si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra le grandi piattaforme e le autorità europee: Siri AI è bloccata nell’UE per via del DMA e Google è sotto accusa per i presunti vantaggi esclusivi di Gemini su Android.
La corsa agli assistenti AI sta diventando uno dei terreni più caldi per la regolamentazione digitale europea, e il caso WhatsApp dimostra che Bruxelles è disposta ad agire anche prima che le indagini si concludano.
L’indagine sul merito resta aperta e non ha scadenze prefissate: la decisione definitiva potrebbe arrivare tra mesi o anni. Nel frattempo, però, il mercato degli assistenti AI su WhatsApp torna formalmente aperto, almeno sulla carta.
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