I No Tav rilanciano: da domani a domenica “campeggio di lotta” sulla Piana di Susa
Un nuovo “campeggio di lotta” in Valle di Susa, da domani fino a domenica 2 agosto, è stato annunciato dal movimento No Tav dopo l’assalto al cantiere di sabato scorso conclusosi con centinaia di feriti e danni per un milione. Il luogo scelto è in località Traduerivi, sulla spianata di Susa, nelle vicinanze di un’area (presidiata dalle forze dell’ordine) interessata da lavori propedeutici alla realizzazione della nuova ferrovia Torino-Lione.


“Campeggeremo nel territorio della Piana di Susa, da Traduerivi a Santa Petronilla passando per Coldimosso e San Giuliano – scrivono i No Tav nel lanciare la nuova iniziativa – luogo in cui Telt oggi apre nuovi cantieri, allarga quelli che già esistono e realizza opere accessorie funzionali alla costruzione del tunnel di interconnessione Susa-Bussoleno e allo stoccaggio dei materiali di scavo della galleria di Chiomonte. In un momento in cui l’offensiva contro la Valle accelera e, su un piano più globale, guerra e repressione avanzano, crediamo sia fondamentale ritrovarsi, discutere, capire le trasformazioni che ci circondano, imparare ad usare le mani e organizzarsi”.


Quanto successo sabato scorso in valle di Susa, osserva oggi Francesco Saluzzo, ex procuratore generale di Torino, per anni impegnato in processi a No Tav per gli scontri in Valsusa, “credo dovesse essere molto prevedibile perché era un doppio anniversario, 15 anni dai fatti del 2011 che sono stati i più gravi e vent’anni dal 2006 quando ci furono i primi veri interventi militari di questi queste aggregazioni in parte anarchiche, in parte antagoniste, in parte black block: quindi il 2026 si annunciava come l’anno un po’ anche della rivincita dopo un periodo di relativo sonno”.


“Questa volta erano tantissimi, forse più del previsto, con solita partecipazione anche di stranieri – sottolinea Saluzzo all’agenbzia Adnkronos – ma soprattutto secondo me i fatti di questi giorni hanno rappresentato un salto di qualità anche dal punto di vista della tattica, della strategia che è stata veramente militare. Siamo di fronte alla volontà di ricominciare con più forza, anche perché i danni che hanno provocato sono stati veramente ingenti: oltre che ai cantieri, ai mezzi e alle strutture, anche nei danni alle forze dell’ordine, con feriti più o meno gravi, si è toccato l’apice rispetto a tutte le altre manifestazioni e scontri che ci sono stati in valle di Susa negli anni precedenti”.
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