Società

Caldo killer in classe: 9 scuole su 10 senza aria condizionata. Pacifico (ANIEF): “Rischio malori per 7 milioni di studenti”

Mentre il termometro sfonda ancora i 35 gradi in gran parte d’Italia, tra i banchi di scuola si respira un’aria pesante, umida, spesso irrespirabile.

L’allarme arriva da ANIEF: oltre il 90% degli istituti è sprovvisto di impianti di climatizzazione. Una fotografia impietosa che riguarda più di sette milioni di alunni e un milione e duecentomila tra docenti e personale Ata, costretti a iniziare le lezioni in condizioni definite “intollerabili”.

Il nodo non è solo il disagio. Il segnale d’allarme è sanitario. Il colpo di calore diventa una minaccia concreta, specie per gli ultracinquantenni, che oggi rappresentano oltre la metà del personale scolastico, e per i lavoratori over 60, ormai un quarto della forza lavoro. Ad aggravare il quadro, il sindacato denuncia una sistematica violazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro: “Le regole ci sono, ma non vengono applicate. E a pagare sono i più fragili”, sostiene Marcello Pacifico, presidente nazionale ANIEF.

A innescare il meccanismo di prevenzione dovrebbe essere il documento di valutazione dei rischi, obbligatorio per ogni scuola. Eppure, la realtà dei fatti racconta di edifici dove nemmeno la carta igienica è garantita, figuriamoci un sistema di raffrescamento. “Il malore da calore estivo è un rischio per la salute che va segnalato dal rappresentante dei lavoratori per la sicurezza o dalle RSU al dirigente scolastico”, chiarisce Pacifico. “Il preside, in qualità di datore di lavoro, deve aggiornare il DVR e attivare tutte le misure possibili per prevenirlo. In caso di inerzia, scatta la responsabilità penale, che ricade non solo su di lui ma anche sul proprietario dell’immobile, se le richieste di intervento sono rimaste inevase”.

La legge, tuttavia, traccia un confine netto: “Il dirigente che si comporta come un diligente ‘padre di famiglia’ viene esonerato da colpe. Ma questo non solleva chi deve agire concretamente per mettere in sicurezza gli ambienti”, precisa il leader sindacale. L’appello lanciato da Anief è diretto proprio ai rappresentanti della sicurezza: “Inviate subito le segnalazioni ai presidi per aggiornare il DVR. Non si può più aspettare, il rischio è ormai altissimo”.

Il problema, secondo il sindacato, è strutturale e non si risolve con la buona volontà dei singoli. Servono risorse economiche per adeguare le migliaia di plessi scolastici sprovvisti di impianti, molti dei quali edifici vecchi e inefficienti. Intanto, il conto alla rovescia per il primo giorno di scuola è già iniziato, e con esso la corsa contro il tempo per evitare che le aule si trasformino in trappole bollenti.

Il Ministero dell’Istruzione e il Ministero della Salute, interpellati nei giorni scorsi, non hanno ancora diffuso direttive specifiche sull’emergenza caldo, lasciando di fatto i presidi soli a gestire l’emergenza.

Dal canto suo, il sindacato promette battaglia: “Chiederemo un censimento nazionale e interverremo sugli enti proprietari inadempienti. La salute di sette milioni di bambini non è negoziabile”.


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