Caro carburanti, il CNDDU chiede un’indennità fino a 200 euro per i docenti pendolari e fuori sede

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani è intervenuto nel dibattito sulle misure per contrastare il caro carburanti, chiedendo un contributo economico mensile fino a 200 euro per il personale della scuola.
La richiesta si rivolge direttamente al Governo e ai ministeri competenti per venire incontro a chi deve sostenere spese elevate e continue per andare al lavoro.
Le fatiche dei docenti pendolari e fuori sede
A causa dei meccanismi di assunzione e trasferimento, moltissimi insegnanti lavorano molto lontano dal comune in cui risiedono. Una situazione che comporta uscite mensili pesanti per benzina, autostrade, treni o autobus, a cui a volte si aggiunge anche il costo dell’affitto per una sistemazione temporanea.
Il sindacato fa notare che queste spese riducono pesantemente lo stipendio reale, specialmente in quelle zone dove i trasporti pubblici sono carenti o non hanno orari comodi. A questo proposito, l’associazione evidenzia che “la medesima retribuzione nominale può infatti tradursi in una capacità economica effettiva sensibilmente diversa quando una parte significativa dello stipendio viene assorbita in modo continuativo dalle spese necessarie per raggiungere la sede di servizio o per spostarsi tra sedi diverse”.
Il problema delle cattedre divise
Un’altra situazione difficile riguarda i docenti che hanno la cattedra divisa su scuole situate in comuni diversi. In questo caso, spostarsi durante la giornata non è una scelta del lavoratore, ma una necessità legata a come è organizzato il servizio scolastico.
Spesso questi viaggi avvengono in orari e tratte non coperti a sufficienza dai mezzi pubblici. Per questo motivo, l’associazione ritiene che un semplice aiuto sulla benzina sia una risposta parziale. Nel testo viene spiegato che “qualsiasi intervento pubblico dovrebbe tuttavia essere definito secondo criteri di equità, proporzionalità e sostenibilità finanziaria”.
Come funzionerebbe il contributo mensile
La proposta prevede un aiuto massimo di 200 euro al mese. Questo sostegno non verrebbe dato a pioggia a tutti nello stesso modo, ma sarebbe graduato in base ai chilometri percorsi per servizio, alle spese reali e alla disponibilità di mezzi pubblici. Inoltre, l’agevolazione coprirebbe anche l’abbonamento a treni e autobus, così da favorire soluzioni di viaggio più ecologiche.
Per individuare chi ha diritto al rimborso si potrebbe usare l’indicatore ISEE, ma senza farlo diventare l’unico parametro di sbarramento, valutando anche le spese di viaggio reali che erodono lo stipendio del docente. Nel comunicato viene precisato che “la proposta non intende trasferire indistintamente sulla finanza pubblica il costo ordinario degli spostamenti tra abitazione e luogo di lavoro, né introdurre un beneficio generalizzato privo di collegamento con l’effettivo disagio economico”.
Scuole più stabili nei piccoli comuni
Garantire questo sostegno economico ha un valore che va oltre l’aiuto al singolo insegnante. Permettere ai docenti di raggiungere le scuole di montagna, dei piccoli comuni o delle aree più isolate significa assicurare che le classi abbiano sempre i loro maestri e professori, tutelando la continuità delle lezioni per gli studenti.
Questa scelta risponde anche al principio del buon andamento della pubblica amministrazione stabilito dalla Costituzione. Nel finale del testo, il Cnddu ricorda infatti che “sostenere la mobilità professionale dei docenti che affrontano costi particolarmente elevati per garantire il proprio servizio significa tutelare il lavoro, favorire la continuità dell’insegnamento e contribuire all’effettività del diritto all’istruzione in tutti i territori del Paese”.
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