Società

Caldo nelle scuole, il CNDDU lancia la proposta al Ministro: 1,5 miliardi in 3 anni per climatizzare gli edifici

Oltre sette milioni di studenti e più di un milione di lavoratori frequentano ogni giorno edifici scolastici che, nella stragrande maggioranza dei casi, non dispongono di sistemi di climatizzazione.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ha deciso di presentare una proposta concreta al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

Il presidente del CNDDU, prof. Romano Pesavento, ha spiegato che “la crescente attenzione che organizzazioni sindacali e associazioni stanno dedicando alle elevate temperature negli edifici scolastici” rappresenta un segnale importante. Una convergenza che il Coordinamento accoglie con favore, dopo anni di segnalazioni su una criticità che “non può più essere ricondotta a un semplice disagio stagionale”.

I numeri

I dati disponibili raccontano una realtà preoccupante. Nell’anno scolastico 2020/2021, solo 1.593 edifici su 40.342 erano dotati di impianti di condizionamento, una percentuale ferma al 3,95%. Nel 2024/2025 il numero è salito a 2.835 edifici su 39.351, pari al 7,20%.

L’incremento è apprezzabile, ma il dato che colpisce è un altro: oltre nove edifici scolastici su dieci risultano ancora privi di tali impianti. Una condizione che il CNDDU considera ormai insostenibile.

La proposta: 1,5 miliardi in tre anni

Per colmare questa distanza tra la valutazione del rischio e la capacità effettiva di intervento, il Coordinamento ha messo sul tavolo una proposta finanziariamente definita. Il CNDDU chiede al Ministro Valditara l’avvio di un programma nazionale pluriennale per l’adattamento climatico degli edifici scolastici, con una dotazione iniziale di 1,5 miliardi di euro nel triennio, corrispondente a 500 milioni di euro annui.

“Non si tratterebbe di determinare anticipatamente il costo della climatizzazione dell’intero patrimonio scolastico”, ha precisato il CNDDU nel comunicato, “operazione tecnicamente poco attendibile senza una ricognizione edificio per edificio”. L’obiettivo è invece “costituire una massa finanziaria iniziale certa con la quale avviare immediatamente gli interventi prioritari”.

Un approccio che guarda al risparmio energetico

La proposta del CNDDU non si limita a chiedere la distribuzione generalizzata di apparecchiature. Occorre considerare, spiegano, le condizioni effettive degli immobili, l’esposizione solare, l’isolamento termico, l’efficienza energetica e la capacità degli impianti elettrici.

Il quadro normativo sviluppatosi a partire dal D.Lgs. 192/2005 rende preferibile associare, quando tecnicamente necessario, il raffrescamento all’isolamento, alle schermature solari, agli infissi efficienti e all’adeguamento degli impianti elettrici. “Climatizzazione ed efficientamento energetico”, sottolinea il CNDDU, “dovrebbero essere finanziati all’interno della medesima strategia”.

Il quadro normativo di riferimento

Il CNDDU richiama il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, che pone la valutazione preventiva dei rischi al centro del sistema di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e comprende il microclima tra gli agenti fisici da considerare. Temperature elevate, quando diventano persistenti e prevedibili, assumono quindi una rilevanza che supera la dimensione del semplice comfort ambientale.

Il Coordinamento tiene tuttavia a precisare che ciò “non comporta il trasferimento sul dirigente scolastico della responsabilità delle carenze strutturali degli immobili”. La disciplina sulla sicurezza, come previsto dalla legge 11 gennaio 1996, n. 23, distingue gli obblighi di valutazione e gestione del rischio dagli interventi strutturali e manutentivi, che competono agli enti territoriali.

Un investimento con funzione perequativa

Le risorse potrebbero essere assegnate agli enti proprietari sulla base delle condizioni effettive degli immobili e integrate con gli incentivi già disponibili per l’efficienza energetica degli edifici pubblici, compreso il Conto Termico. “In tal modo”, spiega il CNDDU, “la capacità di investimento complessiva potrebbe risultare superiore alla sola dotazione statale, evitando al contempo la duplicazione dei finanziamenti”.

La componente nazionale del finanziamento avrebbe inoltre una funzione perequativa. Le competenze degli enti proprietari resterebbero ferme, ma la diversa capacità dei bilanci territoriali non dovrebbe determinare differenze sostanziali nella possibilità di adeguare gli edifici. Le risorse statali potrebbero quindi sostenere con maggiore intensità le situazioni in cui criticità tecniche e limitata capacità finanziaria locale coincidono.

Le prossime tappe

Il programma dovrebbe partire dall’integrazione dell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica con informazioni sulle condizioni microclimatiche, sull’efficienza energetica, sull’esposizione degli ambienti, sulla presenza di sistemi di raffrescamento e sull’adeguatezza delle reti elettriche. La disponibilità di dati omogenei permetterebbe al Ministero e agli enti competenti di determinare le priorità secondo fabbisogni verificabili.

La proposta del CNDDU non prevede la climatizzazione simultanea di tutte le aule italiane: gli interventi dovrebbero procedere gradualmente, privilegiando gli edifici maggiormente esposti alle temperature elevate e quelli nei quali l’attività scolastica si protrae nei periodi climaticamente più critici.

“Accogliamo con grande soddisfazione il fatto che una problematica evidenziata dal CNDDU già negli anni precedenti sia oggi sostenuta anche da altre organizzazioni”, si legge nel comunicato. “Questa convergenza può rappresentare l’occasione per trasformare una criticità ricorrente in una politica pubblica strutturale”.

Al Ministro Valditara, il CNDDU chiede “non un nuovo intervento emergenziale, ma una programmazione dotata di risorse certe, criteri tecnici e continuità temporale”. Un investimento iniziale di 1,5 miliardi nel triennio rappresenterebbe un primo passo concreto, sostenibile e verificabile.


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