Friuli Venezia Giulia

Vacanze come specchio delle diseguaglianze sociali: un italiano su due è rimasto a casa per motivi economici

TRIESTE.news

29 agosto 2026 – ore 11:30 – Siamo arrivati all’ultima settimana di agosto e ormai, visto anche l’imminente inizio delle scuole, la maggior parte delle persone è rientrata dalle vacanze. Ma c’è anche chi le ferie le ha trascorse a casa: “stay-cationisti” è il neologismo nato per indicare quel quasi 49 per cento degli italiani che quest’anno non è partito per alcuna vacanza. In un articolo pubblicato pochi giorni fa, il quotidiano inglese Guardian ha ripreso il mito delle lunghe vacanze italiane degli anni ’60, quando i lavoratori del Bel Paese, nel pieno del boom economico, “staccavano” per tutto il mese di agosto. Quella, indubbiamente, non è più l’Italia che viviamo oggi. Ma la scelta di non partire molto spesso non è volontaria, bensì dettata dalle circostanze: il 52,8 per cento degli intervistati da Tecnè per Federalberghi indica la situazione economica come motivo della rinuncia. Seguono i motivi familiari, indicati dal 25 per cento degli intervistati, e quelli di salute, segnalati dal 24 per cento. Il Centro di formazione e ricerca sui consumi ha messo a confronto i listini di beni e servizi del 2016 con quelli in vigore oggi. Emerge un rincaro del 193,3 per cento per i voli nazionali, del 187 per cento per quelli europei e del 68 per cento per gli intercontinentali. Rimanendo nell’ambito dei trasporti, le tariffe dei traghetti sono cresciute del 92 per cento, mentre i biglietti dei treni sono aumentati del 27,6 per cento e i pedaggi del 10,3 per cento. In questo quadro bisogna, ovviamente, tenere conto anche dell’aumento del prezzo della benzina e del diesel.

E gli alloggi? Dormire in una camera d’albergo costa in media il 69 per cento in più rispetto a dieci anni fa, mentre i pacchetti vacanza tutto compreso sono rincarati del 46 per cento. Anche il prezzo del cibo è aumentato: si registra un rincaro del 74 per cento per i pomodori, di quasi il 40 per cento per insalata e frutta fresca, fino ad arrivare ai gelati, che costano il 36 per cento in più. Tenendo in considerazione queste condizioni, i dati evidenziano un cambiamento significativo nelle abitudini degli italiani. Si parla del “boom” delle microvacanze – più viaggi, ma meno giorni –, si cercano mete non troppo lontane e si sceglie più spesso di farsi ospitare da amici e parenti. Queste tendenze restituiscono la fotografia di un Paese che vuole mantenere il proprio diritto al riposo, ma che deve scendere a patti con la realtà. Per la maggior parte delle persone il modo di utilizzare le ferie è cambiato perché il costo della vita continua ad aumentare. Rimanere a casa, quindi, non è sempre una scelta volontaria, soprattutto quando le vacanze diventano un lusso per pochi.

Articolo di Aurora Cauter

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