Veneto

Burano, arrestato 48enne per maltrattamenti alla ex

Nella serata di giovedì scorso, a Venezia-Burano, i Carabinieri della locale Stazione hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo di 48 anni, residente in zona, ritenuto presunto responsabile dei reati di maltrattamenti in famiglia e violazione di domicilio ai danni della moglie. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Venezia su richiesta della Procura della Repubblica lagunare, al termine di un’attività investigativa avviata a seguito della denuncia presentata dalla donna nel dicembre 2025. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la misura cautelare rappresenta l’esito di una escalation di comportamenti ritenuti gravi e reiterati, che avrebbero reso necessario un intervento restrittivo per evitare il rischio di ulteriori episodi.

La vicenda affonda le radici nei mesi precedenti alla denuncia. Già nel corso del 2025, infatti, il rapporto tra i coniugi avrebbe iniziato a deteriorarsi progressivamente. La donna ha riferito agli investigatori che nell’arco dell’ultimo anno i litigi erano diventati frequenti, anche in presenza dei figli minori, e spesso riconducibili a dinamiche di gelosia da parte dell’uomo.

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Scopri come fare

La situazione avrebbe raggiunto un primo punto critico nel maggio 2025, quando la donna, ritenendo l’ambiente domestico ormai insostenibile, ha deciso di trasferirsi insieme ai due figli minori presso l’abitazione di un familiare. Nonostante la separazione fisica, i comportamenti dell’uomo non si sarebbero interrotti, ma anzi avrebbero conosciuto una progressiva intensificazione nei mesi successivi.

Un ulteriore aggravamento della situazione si sarebbe verificato nel settembre 2025, quando il 48enne avrebbe appreso dell’inizio di una nuova relazione sentimentale da parte della moglie. Da quel momento, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbero iniziati comportamenti sempre più aggressivi.

La donna ha riferito di essere stata oggetto di vessazioni sia fisiche sia psicologiche, caratterizzate da atteggiamenti minacciosi, molestie e pressioni costanti. Tra gli episodi segnalati figurano l’invio ripetuto di messaggi e telefonate dal contenuto intimidatorio, pedinamenti e minacce rivolte non solo alla vittima ma anche al nuovo compagno. In almeno un’occasione, l’uomo avrebbe aggredito fisicamente la donna dopo averla intercettata nei pressi di un imbarcadero del trasporto pubblico locale.

Le violazioni dei provvedimenti e le intrusioni in casa

A seguito della denuncia presentata a dicembre 2025, l’uomo era stato allontanato dalla casa familiare. Tuttavia, secondo quanto ricostruito, avrebbe più volte violato le disposizioni imposte dall’autorità giudiziaria. In particolare, si sarebbe presentato ripetutamente presso l’abitazione della donna, nonostante il divieto di avvicinamento. In alcune circostanze avrebbe utilizzato le chiavi ancora in suo possesso, mentre in altre occasioni sarebbe riuscito a entrare forzando la serratura.


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Le intrusioni sarebbero avvenute anche in momenti di assenza della donna, talvolta con comportamenti che evidenziavano una permanenza non autorizzata nell’abitazione. L’episodio più recente, verificatosi la sera precedente all’arresto, ha portato la vittima a richiedere nuovamente l’intervento dei Carabinieri, determinando l’esecuzione della misura cautelare.

Le motivazioni della custodia cautelare

Gli elementi raccolti nel corso delle indagini hanno evidenziato, secondo la valutazione dell’autorità giudiziaria, una reiterazione delle condotte e una difficoltà dell’uomo a rispettare i provvedimenti già emessi. Tra i fattori considerati vi sono stati il comportamento insistente e persecutorio, le violazioni degli ordini di protezione e il rischio concreto di ulteriori episodi di violenza o minaccia.

Per queste ragioni, il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto non adeguate misure meno afflittive, disponendo la custodia cautelare in carcere. La decisione è stata successivamente confermata, escludendo la possibilità di applicare gli arresti domiciliari proprio in considerazione della condotta complessiva dell’indagato.

L’arresto e il trasferimento in carcere

Al momento dell’intervento dei militari, l’uomo avrebbe tentato di giustificare la propria presenza, fornendo spiegazioni ritenute non coerenti con la situazione accertata. Così, al termine delle formalità di rito, il 48enne è stato trasferito presso la casa circondariale di Santa Maria Maggiore di Venezia, dove si trova attualmente a disposizione dell’autorità giudiziaria. Le accuse contestate comprendono, oltre ai maltrattamenti in famiglia, anche la violazione di domicilio, aggravata dalla reiterazione delle intrusioni nell’abitazione della donna.

Il contesto: separazione conflittuale e tutela delle vittime

Il caso si inserisce in un contesto di separazione particolarmente conflittuale, nel quale erano già stati adottati provvedimenti civili a tutela della donna e dei figli minori. Secondo quanto emerso, l’uomo avrebbe ignorato ripetutamente tali disposizioni, contribuendo a creare una situazione di tensione costante e di potenziale pericolo.

Tra gli elementi valutati dagli inquirenti vi sono anche precedenti legati a problematiche personali dell’indagato, che avrebbero contribuito a rendere più complessa la gestione della vicenda. La misura cautelare rappresenta, in questa fase, uno strumento volto a prevenire ulteriori comportamenti lesivi, in attesa degli sviluppi del procedimento penale.

Cosa succede ora

L’arresto e la custodia cautelare in carcere non costituiscono una sentenza definitiva, ma una misura adottata nella fase delle indagini preliminari. Il procedimento proseguirà ora con ulteriori accertamenti e con le successive fasi processuali, durante le quali saranno valutate in maniera approfondita le responsabilità dell’indagato. Nel frattempo, restano in vigore le misure di tutela per la persona offesa e per i figli minori, finalizzate a garantire la sicurezza e a prevenire nuovi episodi.


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