Bologna, l’ex deputato Dambruoso è il nuovo procuratore aggiunto: il Csm ignora la sua campagna per la destra
L’ex deputato Stefano Dambruoso è il nuovo procuratore aggiunto di Bologna. Dopo un lungo e teso dibattito, il Consiglio superiore della magistratura ha approvato a maggioranza la nomina dell’ex parlamentare montiano, unica proposta formulata dalla Quinta Commissione lo scorso maggio (con tre voti a favore e tre astensioni). Una scelta che ha sollevato un tema di opportunità a causa della perdurante esposizione politica di Dambruoso, tornato a indossare la toga nel 2018 e attualmente pm nel capoluogo emiliano: nel 2024 ha sfiorato la candidatura per il centrodestra a sindaco di Bari, sua città di origine, e nello stesso anno, in piena campagna per le Regionali, ha partecipato a un evento insieme a Elena Ugolini, allora candidata alla presidenza dell’Emilia-Romagna per la coalizione di governo. Queste circostanze, ricordate nei giorni scorsi dal Fatto, sono state segnalate in via ufficiale al Csm da una delle candidate escluse per il posto da aggiunto, la pm Beatrice Ronchi, titolare di storici processi di ‘ndrangheta in regione. Anche per questo – dopo aver ottenuto un rinvio del voto di due settimane – la maggior parte dei togati progressisti ha chiesto un rientro della pratica in commissione, in modo da rivalutare i “prerequisiti” di imparzialità e indipendenza. La richiesta però è stata respinta con i voti di Magistratura indipendente, la corrente conservatrice delle toghe, e dei consiglieri laici eletti in quota centrodestra; lo stesso fronte ha poi dato il via libera alla nomina dell’ex politico, approvata con 15 voti a favore, 11 contrari e tre astenuti.
Martedì sera, alla vigilia del voto, Dambruoso ha inviato al Csm una nota “urgente” (con intestazione della Procura) per replicare alle osservazioni di Ronchi. L’ex deputato fa sapere che il suo evento con Ugolini è stato già “valutato dal Consiglio giudiziario di Bologna (la “succursale” locale del Csm, ndr) come fatto assolutamente non significativo ai fini dell’incompatibilità ambientale”: quell’incontro, scrive, era dedicato solo a una “riflessione sul rapporto tra scuola pubblica e scuole paritarie”, senza “alcuna indicazione con locandine o tabelloni di promozione elettorale“. Eppure la “promozione elettorale” era ben presente nelle dichiarazioni dell’aspirante governatrice in quella sede, almeno secondo il resoconto della Gazzetta di Parma: “Ho deciso di candidarmi per mettermi a disposizione di tutti grazie all’esperienza che ho maturato a scuola come insegnante e come preside”, “Mi hanno detto che non ho mai amministrato, ma ho sempre lavorato, e questo posso fare per cambiare marcia“, “Mi ha spinto a candidarmi il fatto che nella nostra regione mancano tante cose”, e così via. Da parte sua, si legge, Dambruoso ha “sottolineato lo spirito di servizio che condivide con la candidata del centrodestra”. Per quanto riguarda invece l’ipotesi di una candidatura a sindaco di Bari, il pm afferma di non essersi sentito “mai, neanche lontanamente, vicino a quella vicenda”, e di non aver smentito gli articoli in merito considerandoli “classici rumors privi di concretezza”.
Nel dibattito al Csm, a chiedere formalmente una rimeditazione della pratica è stato il togato Marco Bisogni, del gruppo “centrista” di Unità per la Costituzione (UniCost): nel suo intervento ha ricordato di essersi astenuto già in commissione, ritenendo “inopportuna la candidatura a un posto semidirettivo di soggetti con una carriera politica così schierata e così evidente“. Ma “ulteriormente inopportuno”, sottolinea, è partecipare a un evento elettorale “proprio nella regione in cui si svolge la propria attività e in cui addirittura si vuole svolgere la funzione di aggiunto”. Per il ritorno in commissione si sono espressi anche i togati progressisti: Marcello Basilico di Area ha sottolineato la “complessità” della nomina, che riguarda un “ufficio delicato e una personalità particolarmente delicata”, con delle “vicissitudini molto chiare nella sua storia parlamentare” (il riferimento è alla gomitata rifilata alla collega M5s Loredana Lupo durante una contestazione in Aula). A difendere Dambruoso invece Eligio Paolini di Magistratura indipendente, relatore della pratica: “Abbiamo qualificato libera manifestazione di pensiero il collega che partecipa con Potere al popolo a manifestazioni vivaci contro la politica organizzativa sull’immigrazione, e c’è chi si duole per la partecipazione di un magistrato a un incontro tenutosi presso le scuole Orsoline di Parma”, ha ironizzato.
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