effetto Superbonus, ditta sparita dopo aver montato una prigione di impalcature
ASCOLI Murate vive. Prigioniere da circa quattro anni delle impalcature che impediscono di affacciarsi alla finestra o sui balconi, senza sapere quando tutta questa assurda quanto paradossale situazione possa trovare una fine. Sono 120 le famiglie praticamente blindate nelle loro abitazioni, in quelle sei palazzine in via Boito, a Borgo Solestà, dopo che il sogno di vedere riqualificato il loro immobile con il Superbonus 110 si è infranto a fronte dell’addio dell’impresa incaricata. Scomparsa da un giorno all’altro, lasciando tutto quello che c’era in cantiere.

La protesta
Ed ora quei nuclei familiari sono scesi anche in strada, esasperati, per far sentire la loro voce e alzare il livello di attenzione su uno scenario surreale quanto complesso, a confermare le criticità e le difficoltà emerse nell’applicazione di una legge, ovvero quella del Superbonus, che ha creato diverse difficoltà legate a procedure e finanziamenti. Con imprese fallite o fuggite via dai cantieri. E la vicenda di via Boito ad Ascoli, a questo punto, anche per volontà del sindaco Marco Fioravanti, intervenuto ieri durante la manifestazione di quei condomini in strada – con l’Arengo impotente trattandosi di immobili privati – diventa un caso nazionale. Una storia-simbolo sugli effetti collaterali dell’esperienza “Superbonus”.
Il caso
“Murati vivi da 4 anni”, si legge in un cartello durante la manifestazione in strada, proprio in via Boito, da parte di tutti coloro che vivono in quelle palazzine da cui non si riesce più a vedere il sole.
Un’esperienza traumatica, con il passaggio dalla speranza di una riqualificazione delle proprie abitazioni, con il treno del Superbonus, alla beffa dell’abbandono dell’impresa, lasciando quei fabbricati “incartati” tra teli e impalcature. Anche il sindaco Fioravanti ha rimarcato come l’Arengo abbia le mani legate in situazioni che riguardano edifici privati, come in questo caso.
«È una vergogna – ha dichiarato il primo cittadino – Oggi denunciamo una situazione paradossale: 120 famiglie, con oltre 300 persone coinvolte, che hanno lavorato una vita per comprarsi una casa, oggi sono murati dentro le loro abitazioni solo perché hanno aderito al Superbonus 110, una legge fatta dal Governo di allora, e poi è arrivata un’impresa che ha lasciato tutto così come vediamo oggi. E c’è anche un problema ambientale e di salute pubblica. Infatti, noi come amministrazione comunale abbiamo subito aperto un tavolo con polizia locale, vigili del fuoco e Azienda sanitaria territoriale. Abbiamo anche informato il prefetto. Purtroppo il Comune non può spendere soldi pubblici in uno spazio privato, trattandosi di un problema causato non da eventi atmosferici o calamità, né possiamo attivare le linee previste sul sociale per garantire una sistemazione perché non si tratta di un evento di carattere pubblico».
Il coinvolgimento dell’Anci
«Questa situazione – ha affermato ancora il primo cittadino – certifica il fallimento di quella norma scritta male e portata avanti in malo modo, perché il Superbonus ha creato un’alta aspettativa per tante persone, in tutta Italia, e quelle stesse persone oggi si ritrovano così. Incluse persone anziane o malate». Ma cosa si può fare? Fioravanti punta a sollevare il problema a livello nazionale: «Ne parleremo all’Anci (l’Associazione nazionale dei Comuni italiani, ndr) e ci confronteremo per capire come trovare misure per queste persone abbandonate dopo che lo Stato ha, a suo tempo, creato per loro una finta aspettativa con una norma non coerente».




