Cultura

Beaches Brew Festival – day 1 @ Hana-Bi (Marina Di Ravenna, 09/06/2026)

Non sarà il chiacchieratissimo Primavera Sound, ma il Beaches Brew è uno di quegli eventi da tenersi stretto stretto.

Da più di dieci anni, alle porte della stagione estiva, una “tre giorni”, che tra mare, buon cibo e relax, porta all’abituale Hana-Bi di Marina di Ravenna, fantasmagorica musica da tutto il mondo.

Una ricerca spasmodica di band e solisti in rampa di lancio o giù di lì e, rileggendo le vecchie line up, ci sarebbe da sgranare gli occhi, artisti enormi, che in tenera età discografica sono passati dal Beaches Brew, dai War on drugs, a Cate le Bon, dai King Gizzard, a Weyes Blood, Ty Segal o le stesse Lambrini Girls con solo una manciata di singoli in cassaforte, e mille altri. Se non è lungimiranza questa.

Festival che si svolge all’Hana-bi appunto, abituale lido estivo del Bronson di Ravenna, che dopo una lunga stagione indoor, si trasferisce in riva al mare.

DAY 1

Fuori programma e vero primo act della giornata e’ Marte che apre, di fatto, il festival, una performance per batteria e elettronica e istallazione, Bonito dietro le pelli e Simone Carmagnoli alla parte teatrale, ottimo warm up.

Credit: Fabio Campetti

Subito dopo su quello che sarà il “Roof Stage”, l’abituale palco utilizzato dall’Hana bi per tutta l’estate, perché qui i concerti continuano anche dopo il festival, il primo nome in cartellone, Julian Mayorga, eccentrico folletto colombiano, tra ritmi incalzanti e tanta ironia, concerto per basi e chitarra elettrica e tutto il folclore possibile per una one man band, impossibile stare fermi, divertente.

Credit: Fabio Campetti

Si rimane sullo stesso palco con Los Sara Fontan subito dopo, direttamente dalla Spagna, l’incrocio tra la classicità del violino e un certo approccio tradizionale, al ritmo e l’elettronica, l’incontro tra Sara Fontan e Edit Pou, cavalcate elettro, sperimentazione, avanguardia e melodie aristocratiche.

Credit: Fabio Campetti

Fulu Miziki inaugura ufficialmente il Beach stage, un ensemble pittoresco dalla repubblica democratica del Congo, concerto divertente e coloratissimo.

Credit: Fabio Campetti

Si ritorna al “Roof Stage” per uno dei concerti più attesi dal sottoscritto, quello del giovane collettivo del Midwest a moniker Good Flying Birds, alle prese con un indie folk fatto di filastrocche oblique e ben scritte, dove la melodia regna sovrana, musica d’altri tempi direbbe qualcuno.

Nella dimensione live emerge più un’attitudine punk, diretta, senza fronzoli, non tutto è perfetto, anzi regna un po’ di caos, ma il talento c’è e pure un repertorio già significativo, da “I will find” a “Always me (Gidget)”, a “Wallet”, probabilmente ne sentiremo parlare.

Credit: Fabio Campetti

Chiude il primo giorno, Joshua Idehen, recentemente passato anche da Milano, poeta nigeriano, inglese di nascita, ma di stanza in Svezia, nuovamente in Italia per presentare il suo reale debutto sulla lunga distanza uscito in questi primi sei mesi di discografia. “I Know you’re hurting, everyone is hurting, everyone is trying, you’ve got to try this”.

Spoken word su basi elettro, tra house e beat raffinati, si presenta in solitaria in compagnia di un sodale d.j.

Performance che si basa su un talento indiscusso, una certa fisicità coreografica tra abili balli e oratoria nel saper coinvolgere un pubblico attento.


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